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Politica
Parlamento UE: la mostra del Gesù omosex tra travestiti sadomaso e schiavi sex

La mostra della sinistra sul Gesù gay. Il cambio di paradigma. Il mondo gay che non si rappresenta più con l’anticonformismo. Prima condannava la Chiesa, ora ne vuole essere parte. Prima criticava la famiglia ora ne vuole una, desidera figli

 

In occasione del turno di presidenza svedese della UE, ecco la mostra che per conformismo e mancanza di gusto sembra proprio adatta alle politiche della UE attuale. Un’esposizione che rappresenta la comunità LGBTQ+, intorno a Gesù Cristo, come tanti travestiti sadomaso, schiavi ossessionati dal sesso. Una carrellata fotografica realizzata dell’artista Elisabeth Ohlson e promossa dal membro dello Swedish Left Party (partito della sinistra svedese) Malin Björk: la mostra si tiene a Bruxelles, al Parlamento europeo, dal 2 al 5 maggio.

Per i credenti Gesù Cristo è in mezzo a tutti. Ma fa sorridere che chi è  LGBTQ+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, gender fluid, eccetera) venga ancora rappresentato come un’orda di assatanati sadomaso, truccati e coinvolti in atteggiamenti promiscui o in amplessi ad ogni attimo della vita. Vengono cioè rappresentati con gli stessi preconcetti anteguerra di chi ha un’idea retrograda delle diversità sessuale.

Se è comprensibile il quadro con Gesù, anche lui truccato, in mezzo ad una manifestazione  LGBTQ+, con i partecipanti che lo acclamano, di minor chiarezza è il Cristo con un gruppo di fedeli sadomaso che in ginocchio lo pregano. Meno ancora il Gesù nero, un uomo nero nella posizione della crocifissione ma riverso sul letto, mentre un altro uomo, bianco, sempre nudo, lo abbraccia in una posizione intima, con il lenzuolo quasi a ricordare la sacra sindone.

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Provocazione puerile per far parlare di sé? Possibile. Di certo la banalità sconcertante farebbe impallidire grandi artisti che della diversità sessuale hanno fatto il proprio metro. “Ci sono migliaia di foto e dipinti di Gesù ritratto assieme a delle coppie eterosessuali, una foto di Gesù con delle persone Lgbt non dovrebbe fare così paura“, ha commentato Ohlson a chi la criticava.

Quindi siamo ancora alla rappresentazione degli omosessuali o della comunità  LGBTQ+ qualificati per le proprie abitudini sessuali, come fossimo sempre in un video stile “Village people” o al gay pride? Fossi omosessuale mi sentirei offeso. Va comunicato all’”artista” che prima di tutto gli omosessuali o la comunità Lgbtq+ sono persone ed è almeno banale rappresentarle in modo così pacchiano e infantile. Tantissimi con questo orientamento hanno fatto della raffinatezza, dello stile e dell’eleganza il proprio calibro e non hanno alcuna voglia di sentirsi rappresentati in modo ridicolo.

Il parlamento sembra aver accolto la mostra con entusiasmo. Forse è l'ambiente giusto, visto il livello di conformismo e banalità? La mostra sembra dare il segno di un cambiamento avvenuto negli anni nel mondo gay che non si rappresenta più con l’anticonformismo di sostanza, per capirci, alla Pasolini o alla Oscar Wilde, bensì con quello di facciata, da provocazione facile e dal corto raggio. E oltretutto contraddittoria rispetto alla natura antitradizionalista delle manifestazioni storiche del movimento gay, che si delineava come fuori dagli schemi. Qui invece il gay o l’Lgbtqi rincorre gli stessi schemi che prima criticava: vuole una normalizzazione. Prima condannava la Chiesa, ora ne vuole essere parte. Prima criticava la famiglia ora ne vuole una, desidera figli e avere tutti i diritti. Non sentirsi accettati ha probabilmente spinto una parte della comunità ad abbracciare tutti i simboli del consumismo e del capitalismo avanzato, diventando egemone nella comunità.

C’è infine anche chi si sente giustamente offeso per mancanza di sensibilità da tali manifestazioni nelle sedi istituzionali europee, come l’eurodeputata Alessandra Basso (Lega-ID): “Ecco il concetto di democrazia che anima queste persone: per sostenere i diritti LGBTQ+ è lecito, anzi, è utile offendere il nostro diritto al rispetto e al rispetto della nostra religione. E non ci si nasconda dietro al solito ritornello della provocazione: si tratta di pura blasfemia… di una ignobile offesa alla sensibilità di milioni di persone che riconoscono le loro radici nel Cristianesimo”.

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