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Politica
Pd, Letta esulta per le elezioni, ma Bonaccini frena: "Politiche non scontate"
Enrico Letta Stefano Bonaccini
Lapresse

Il segretario del Pd Enrico Letta esulta per i risultati delle amministrative, ma Stefano Bonaccini frena: “Pensare di aver già vinto le politiche sarebbe una cantonata”

Aprendo i lavori della direzione nazionale del Pd, il segretario Enrico Letta ha commentato con entusiasmo l’esito delle recenti elezioni: "Abbiamo vinto le amministrative, vinte ovunque. Non è stata una vittoria episodica, ma generale, completa, totale. Diciamo la verità: anche al di là delle nostre più rosee aspettative. Abbiamo vinto anche i collegi uninominali dove si è votato, abbiamo reso più forte la nostra presenza in Parlamento. In questo momento è un fatto importante. Sottolineo che non avevamo nessuno di questi due collegi".

LETTA: PRIMA PARLIAMO DI LEGGE DI BILANCIO, SOLO DOPO DI QUIRINALE

“Di Quirinale e di legge elettorale si parla dopo la legge di Bilancio. La scadenza del Quirinale è febbraio, l'ultima cosa è che queste cose finiscano per asciugare le energie. L'impegno di tutti noi è che il sistema politico deve concentrarsi su queste priorità. La legge di bilancio ci traghetterà nelle nuove regole. La sospensione del patto di stabilità è in corso, ma in futuro ogni spesa dovrà avere una copertura. Antonio Misiani gestirà per noi il coordinamento per il passaggio della legge di bilancio in Parlamento", ha aggiunto Letta. 

LETTA: ECCO L’AGENDA PROGRAMMATICA DEL PD

"La sicurezza e la libertà sono fondamentali per la ripartenza, non sono di destra. Sono in continuità con il nostro orizzonte valoriale, per difendere i più deboli", ha detto Letta nel corso della direzione del Pd, aggiungendo poi un elenco di priorità del partito: "Istruzione, Salute, lavoro. Salute, con la necessità di mettere la sanità pubblica al centro del futuro del nostro Paese. L'istruzione, con la necessità di dare certezze a operatori e insegnanti. Il lavoro: sono molteplici le questioni che lo riguardano, il nostro ministro Andrea Orlando se ne sta occupando con impegno, la grande priorità è ridurre le tasse sul lavoro per spingere i contratti a tempo indeterminato. E anche aiutare le persone ad avere più soldi in busta paga", ha detto ancora Letta. "Oggi tutto il dibattito sulla manodopera che non si trova va portato alla sua dimensione: in Italia li stipendi sono più bassi a quelli di altri Paesi europei. La nostra battaglia contro gli stage fa parte di questo discorso: il primo stipendio per un giovane deve essere dignitoso, la parola dignità deve tornare centrale quando si parla di lavoro. Poi c'è il tema della riforma degli ammortizzatori sociali, su cui si sta lavorando e per cui è importante ottenere risultati significativi".  

LETTA STRONCA QUOTA 100: DISCRIMINA TRA UOMINI E DONNE

Nel corso della direzione del Pd, Letta ha criticato apertamente la proposta di Quota 100, sostenendo che “affronta un problema che esiste con uno strumento sbagliato, perché è diseguale: discrimina uomini e donne. L'80% di Quota 100 è andato al lavoro maschile. C'è la necessità di arrivare a una soluzione che eviti lo scalone e arrivi a una questione chiave: usuranti e donne. Il sistema delle quote non è quello giusto, meglio trovare meccanismi su flessibilità e discernere, non siamo tutti uguali.

BONACCINI: IL VOTO DELLE COMUNALI NON E’ TRASFERIBILE SULLE POLITICHE

Le voci dissonanti all’interno del Pd non mancano. Oltre ai malumori di chi critica il segretario Letta sull’apertura rispetto al DDL Zan, Stefano Bonaccini mette in guarda i Dem rispetto a possibili eccessi di entusiasmo: “Guai a pensare che la vittoria alle amministrative sia trasferibile alle politiche: prenderemmo una grande cantonata", ha detto nel corso di “Agorà” su Raitre. Alle ultime elezioni, sostiene Bonaccini, è stata in particolare "la destra a pagare prezzo all'astensionismo. Hanno scelto da Roma i candidati nelle città, spartendoseli e con poco radicamento sui territori. In questo il centrosinistra ha dimostrato più vitalità". 

Secondo il Presidente dell’Emilia Romagna l’astensione è costata più che altro alla Lega “perchè Matteo Salvini ha rincorso Giorgia Meloni tutti i giorni e ha fatto lo stesso errore che fece il Pd coi 5 stelle alcuni anni fa: quando la gente vota, tra l'originale e la fotocopia, sceglie sempre l'originale. E quindi ha scelto Meloni". Però, avverte Bonaccini, "sono cicli. Guai nel centrosinistra pensare che questo voto meraviglioso sia trasferibile alle politiche: prenderemmo una grande cantonata". 

"Noi - ha osservato - dobbiamo lavorare e favorire la partecipazione che è qualità della democrazia. Credo che l'astensione l'abbia pagata la destra per un motivo, perchè, a mio parere, hanno scelto i candidati nelle città da Roma, a tavolino, spartendoseli con poco radicamento sui territori mentre il centrosinistra ha dimostrato, ancora una volta, più vitalità e capacità di selezionare candidati competenti e radicati sul territorio".

Tuttavia, Bonaccini vede per il centrosinistra "un grande spazio davanti per vincere davvero le prossime elezioni, perchè questa destra andrà più verso Meloni che Salvini e sarà più sovranista, con qualche tratto anche antieuropeista. Quindi si apre uno spazio per tanta gente che prima di andare verso una destra così ci pensa cento volte". 
 

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