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Politica
Pd, Marcucci: "Di Maio interlocutore naturale. Conte si chiarisca le idee"
Andrea Marcucci
Lapresse

Campo largo, Andrea Marcucci (Pd): “Finisca la stagione dei veti. Avremo bisogno di tutti. Anche Renzi e Calenda dovranno mostrarsi più concreti e tornare a dialogare con il loro ex partito”.  E Conte? “Chiederei anche a lui cosa vuole fare”
 

I veti sono da bandire. Valeva prima e vale anche dopo la scissione di Luigi Di Maio. Ne è convinto il senatore Andrea Marcucci, ex capogruppo Pd a Palazzo Madama. Interpellato da Affaritaliani.it, infatti, lo dice senza mezzi termini: “Nel Pd finisca la stagione dei veti, avremo bisogno di tutti”. Non solo, ma secondo l’esponente dem, “anche Renzi e Calenda dovranno mostrarsi più concreti e tornare a dialogare con il loro ex partito”.  

Quanto al nuovo scenario, che vede la Lega prima forza politica in Parlamento, per Marucci non è fonte d’imbarazzo perché “il Governo è il bene rifugio dell’Italia, va preservato e messo in sicurezza”. Tant’è che il parlamentare Pd allontana pure qualsiasi ipotesi di rimpasto, non solo perché è materia che attiene al presidente del Consiglio, ma anche perché “proseguire così è la linea giusta”.  

Senatore, dopo la scissione di Di Maio come cambiano le prospettive per il campo largo?
Dico da un pezzo, ovvero da molto prima della scissione, che Letta deve parlare con tutti e fare accordi elettorali solo sulla base di un programma europeista, atlantista, riformista. I nostri interlocutori devono essere Calenda, Renzi, Di Maio, la sinistra. Naturalmente, per me nessun veto: chiederei anche a Conte cosa voglia fare.

Alla luce della mediazione sulla risoluzione, che lei ha seguito da vicino, si sentirebbe di consigliare a Letta di puntare su Di Maio e abbandonare il M5s a trazione contiana?
Di Maio è un ministro degli Esteri adeguato ed un nostro interlocutore naturale. Conte, come tutti gli altri, deciderà quale sarà la sua nuova identità, al momento non mi sembra molto chiara. La sua linea mi pare contraddistinta da stop and go continui. Questa legislatura ci ha abituato a cose impensabili: anche Renzi e Calenda dovranno mostrarsi più concreti e tornare a dialogare con il loro ex partito.

Con Di Maio che si mette in proprio, la Lega diventa primo partito. Questo nuovo quadro imbarazza il Pd al governo?
Nessun imbarazzo. Il Governo è il bene rifugio dell’Italia, va preservato e messo in sicurezza. Le comunicazioni di Draghi in Parlamento hanno evidenziato la sua forza, che nessuno mette in discussione. Il premier è autorevole e stimato in tutti i consessi internazionali, è un bene per il Paese.

E’ vero che Di Maio con “Insieme per il futuro” puntella l’esecutivo. E’ altrettanto vero, però, che si tratta della sesta forza politica e che occupa numerose caselle di governo. Un rimpasto, anche senza toccare la casella del ministro degli Esteri, sarà inevitabile?
Il rimpasto attiene al presidente del Consiglio, nessuno glielo ha chiesto, e proseguire così è la linea giusta. Quanto al Pd, ribadisco, finisca la stagione dei veti, avremo bisogno di tutti.

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