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Politica
Primo maggio fra i più amari di sempre. Milioni non garantiti da nessuno
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1898   1901), olio su tela, cm. 283 x 550. Milano

Primo Maggio. La lunga marcia che ha cambiato passo

 

È una marcia lunga due secoli quella percorsa dai lavoratori che si sono battuti per il rispetto del lavoro e della loro dignità. È iniziata nel corso della rivoluzione industriale americana, a partire dal 1866, anno in cui, nello stato dell’Illinois, viene approvata la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, entrata in vigore il 1° maggio dell’anno seguente. Questa legge è alla base delle più importanti, e a tratti drammatiche, manifestazioni e conquiste operaie, fin dal 1886. Quell’anno, il 1° maggio, in occasione del 19° anniversario della sua entrata in vigore, la Federation of Organized Trades and Labour Unions decide di farlo coincidere con il giorno di scadenza limite per estendere tale legge in tutto il territorio americano, pena l'astensione dal lavoro, con uno sciopero generale a oltranza. All’iniziativa aderiscono gli operai di Chicago, in particolare quelli della fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, spara sui manifestanti inermi, uccidendone due e ferendone molti altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzano una contro manifestazione da tenersi nell'Haymarket Square, la piazza che normalmente ospita il mercato delle macchine agricole. Per le vie della città si scatena una guerriglia urbana che culmina, pochi giorni dopo, con il lancio - da parte degli operai asserragliati - di una bomba fatta di dinamite che uccide 6 poliziotti e ferisce oltre cinquanta persone.

La reazione delle forze dell’ordine è altrettanto sanguinosa; non molto dissimile da quella che a Milano, l’8 maggio 1898, il generale Bava Beccaris scatena contro una massa  disarmata e pacifica di uomini, donne, vecchi e bambini, colpevole di aver osato protestare contro il raddoppio del grano (da 35 a 60 centesimi al kg), e di conseguenza del pane, deciso dal  Regno d’Italia.  

In un caso e nell’altro, il numero delle vittime non è mai stato stabilito. A Milano si stima siano state 80, la maggior parte donne e bambini. Centinaia i feriti, migliaia gli arresti.
Per quel massacro Fiorenzo Bava Beccaris riceve la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, accompagnata da un telegramma di congratulazioni di re Umberto I. Per le grandi masse di lavoratori, invece, Bava Beccaris diventa “il macellaio di Milano”, l'uomo che col piombo, invece che col lavoro e col pane, ha sfamato gli affamati.



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