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Politica
Quando Costanzo "presentò" il confratello Licio Gelli e la Loggia P2

Quando Costanzo intervistò Licio Gelli, suo “confratello” della P2

Un’intervista sul Corriere della Sera. Una delle tante prodotte da Maurizio Costanzo. Eppure, a rileggerla oggi, c’è qualcosa che fa impressione. La data di uscita di questa chiacchierata tra il popolare giornalista, morto oggi 24 febbraio a 84 anni, e Licio Gelli è datata 5 ottobre 1980. All’epoca si sapeva dell’esistenza della Loggia massonica Propaganda 2 (poi sintetizzata in P2), ma ancora non si conoscevano le ramificazioni di potere e i nomi degli iscritti. Tra cui, per l’appunto, lo stesso Costanzo. Messa così l’intervista a Gelli diventa una chiacchierata tra “confratelli” e non più un modo per inchiodarlo alle sue responsabilità. Nel testo, tra l'altro, a Gelli viene chiesto "che cosa farebbe se fosse Presidente della Repubblica", di fatto annunciando in anticipo i piani dell'eversore toscano. 

Fu soltanto il 17 marzo 1981 che i giudici istruttori Giuliano Turone e Gherardo Colombo riuscirono ad assestare un colpo decisivo alla Loggia, con le perquisizioni a Castiglion Fibocchi e il ritrovamento del famoso archivio con i nomi degli iscritti, di cui faceva parte lo stesso Costanzo. L’intervista del giornalista a Gelli è dunque precedente al ritrovamento delle liste e anche al rinvenimento del Piano di Rinascita Democratica (avvenuta nel luglio dell’81) che pose la P2 come organizzazione parallela contraria all’ordine costituito, sancì l’espulsione di Gelli dalla massoneria “ordinaria”. Negli anni a venire, tra l’altro, si scoprì il coinvolgimento, acclarato solo in tempi recentissimi dalla magistratura, di Gelli nella strage della Stazione di Bologna.

Un ulteriore dettaglio riguarda il fatto che l’intervista a Gelli fu pubblicata sulle colonne di quel Corriere della Sera che veniva “espropriato”, da parte di finanzieri senza scrupoli e iscritti alla loggia P2 come Roberto Calvi, alla famiglia Rizzoli. Un'operazione che minò il fisico di Angelo Rizzoli, incapace di ripagare le condizioni capestro che lo stesso Calvi gli aveva fatto sottoscrivere all'epoca della concessione del maxi-prestito triennale. L'anno era sempre lo stesso: 1980.  Si dice, anche, che lo stesso Costanzo ambisse alla poltrona di direttore, poltrona all’epoca occupata da Franco Di Bella (tessera P2 1887). Sta di fatto che questa intervista diveniva il manifesto programmatico di uno stravolgimento dell’ordine costituito da parte di una delle figure più opache della storia repubblicana italiana, morto ad Arezzo nel 2015, a 96 anni. 

Affaritaliani riporta integralmente la celeberrima intervista

di Maurizio Costanzo sul Corriere del 5 ottobre 1980

Nella galleria dei personaggi inavvicinabili è tra i più inavvicinabili: si chiama Licio Gelli, ha sessant’anni, è di Arezzo e non so cosa abbia scritto sulla carta d’identità alla voce professione: industriale? Diplomatico? Politico? In realtà il suo nome compare spesso come il capo indiscusso di una segreta e potente loggia massonica, la «P2», e rimbalza di continuo in questioni di non facile identificazione. Nel corso di questa intervista ha espresso, credo per la prima volta, opinioni, pareri, raccontato episodi. Ma non mi illudo: è solo una delle sue facce, le altre sono celate in qualche parte del mondo.

Quattro anno fa io l’avevo invitata a una puntata di «Bontà loro». Declinò l’invito. Per timidezza? Per mantenere mistero intorno alla sua persona?

Perché non ravvedevo nella mia persona requisiti tali per essere intervistato alla tv.

Come mai adesso ha accettato questo colloquio?

Per premiarla della costanza che ha avuto nell’inseguirmi per quattro anni. Così, dopo questa intervista, spero per altri quattro anni di stare tranquillo.

Cosa c’è di vero in tutto quello che si è detto e si dice su di lei e sul conto della sua Istituzione, cioè la massoneria?

Le dirò che sotto un certo aspetto la cosa è umoristica, perché solo grazie a questo tipo di stampa scandalistica ho potuto conoscere fatti ed episodi della mia vita che ignoravo completamente. D’altra parte, mi pare che in questo paese, attualmente, è consentito a chiunque di dire quello che pensa, anche se quello che dice è frutto di pura e accesa fantasia.

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