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Politica
Quirinale, Berlusconi Presidente. I calcoli segreti che agitano Letta e Conte
Silvio Berlusconi

Quirinale, Berlusconi presidente della Repubblica. La strategia segreta e i numeri coperti

Molti sorridono quando si parla di Silvio Berlusconi presidente della Repubblica. Politici e giornalisti in tenuta da talk show televisivo permanente, sempre pronti alla rissa buona solo per qualche numeri in più negli ascolti Auditel, reputano impossibile che l'ex Cavaliere possa salire sul Colle più alto della Capitale.

Un po' per la sua storia politica divisiva e di parte, un po' per le vicende giudiziarie e un po' per l'età l'ipotesi Berlusconi Capo dello Stato ad alcuni osservatori e attori sembra una boutade. Ma si sbagliano di grosso. A chi sorride ironico consigliamo di andare a vedere i numeri in Parlamento.

La strategia del leader di Forza Italia è chiara, e anche ovvia: votare scheda bianca alle prime tre votazioni, quando è richiesta la maggioranza qualificata dei grandi elettori, per poi scrivere tutti Berlusconi sulla scheda dal quarto scrutinio quando basta la maggioranza assoluta. Se il Centrodestra regge, condizione fondamentale, probabile ma non certa, parte sulla carta da 441 voti e per arrivare all'obiettivo di 505 ne mancano quindi 64.

Una trentina - spiegano fonti qualificate azzurre - dovrebbero arrivare dai renziani di Italia Viva, che al 75% alla fine dovrebbero convergere sul nome dell'ex Cavaliere. Gli ultimissimi rumor che arrivano direttamente dai corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama affermano che nel folto Gruppo Misto, che tra Camera e Senato conta ben 114 unità, almeno una trentina avrebbero già assicurato agli emissari di Berlusconi il loro sostegno al leader azzurro. Ci siamo quasi e arriviamo solo così attorno a quota 500.

Attenzione però che non è finita qui. Tra i parlamentari del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico almeno una trentina sarebbero pronti anche loro a scrivere il nome del presidente di Forza Italia sulle scheda, nonostante le dichiarazioni di Enrico Letta e Giuseppe Conte che escludono il sostegno a Berlusconi.

Il motivo? Semplice. Fare di tutto per evitare l'ipotesi Mario Draghi al Quirinale, che, spiegano fonti governative, al 99% significherebbe elezioni politiche anticipate in primavera (8-9 maggio). E con l'appoggio di trenta tra Dem e grillini ecco superata senza difficoltà quota 505. Sono calcoli fatti a tavolino e tutti da verificare, ovviamente, ma chi sorride all'idea di Berlusconi presidente della Repubblica si ricordi l'infallibile detto delle nonne, "ride bene chi ride ultimo".

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