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Politica
Quirinale, Di Battista sconvolge i piani di Letta e Conte. I nomi
 Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista, il guastatore che potrebbe sconvolgere i piani dei partiti nella partita del Quirinale

Al gran ballo del Quirinale si potrebbero suonare spartiti imprevisti, rovinando i piani in primis a chi come Matteo Renzi ci ha preso gusto a menare le danze e già scalda i motori per riprovarci. Ma anche al M5s, ancora alla ricerca di una rotta, e al Pd di Enrico Letta, che si è appena inventato un tavolo per coinvolgere i leader di partito con il fine dichiarato della manovra ma con quello sottinteso del Colle.

L’elemento di disturbo potrebbe essere Alessandro Di Battista. Lui non vota, d'accordo, e da non eletto non mette piede in Parlamento. Ma da fuori potrebbe avere la forza, se non di condizionare i giochi, almeno di creare scompiglio tra i parlamentari. A parte che poi non è del tutto vero che Dibba non abbia punti di riferimento nei Palazzi. A cominciare da Alessio Villarosa, il deputato espulso dal gruppo M5s per il no alla fiducia a Draghi, che Di Battista ha scelto come suo compagno di viaggio nel tour “Su la testa” in giro per l’Italia. Il parlamentare siciliano non è affatto un imbucato al grande ballo quirinalizio. E come lui tanti altri eletti tra Camera e Senato, 'vittime' del repulisti ordinato dall’allora reggente Vito Crimi per aver votato contro il governo dell’ex presidente della Bce. Una di queste, per esempio, è la senatrice ed ex ministra Barbara Lezzi, pronta a unirsi all'ex parlamentare romano in una delle prossime tappe della sua iniziativa, quella del 27 novembre in Puglia. Ma non è la sola. Dietro le quinte, come apprende Affaritaliani, danno una mano deputati come Rosa Menga, Raphael Raduzzi, Maria Laura Paxia, Michele Sodano. Tutti ex grillini, insomma, che dopo la nascita dell'attuale governo sono finiti nel gruppo Misto, senza accasarsi da nessuna parte. Neppure nella componente di Aternativa c’è, che alla Camera conta 14 aderenti.

Sono parlamentari che osservano con interesse le mosse di Dibba e si interrogano su quali saranno i prossimi passi, incluso un futuribile nuovo movimento. E lo stesso vale per Palazzo Madama. Pure qui la lista di ex è corposa. Oltre a Lezzi ci sarebbero, per esempio, Rosa Abate e Luisa Angrisani. E, naturalmente, Nicola Morra. Sebbene, come raccontano ad Affari, nella cerchia più stretta di Di Battista non sia stata presa benissimo la sua richiesta di riavere indietro l’indennità, inclusi gli arretrati, a cui aveva rinunciato dopo la nomina a presidente dell’Antimafia.

Bersani e Finocchiaro i nomi sussurrati dall’entourage di Dibba che inguaiano M5s e Pd

Comunque sia, in attesa che il descamisado viaggiatore si chiarisca le idee e decida cosa fare da grande, una cosa è certa: se il tour servirà a testare la presa dei suoi messaggi sull’opinione pubblica, l'elezione del presidente della Repubblica può diventare un utile strumento per contare le truppe. Ed è su questo che comincia a salire la temperatura nei Palazzi. Perché, come conferma una fonte parlamentare Cinque stelle al nostro giornale, dall’entourage di Dibba qualche nome sta venendo fuori. E, c’era da giurarci, sono personalità che mettono in difficoltà sia il Movimento e sia il Pd. Uno di questi è Pier Luigi Bersani. Del resto un paio di settimane fa a farlo fu lo stesso Di Battista: "A me piacerebbero alcuni magistrati antimafia che rischiano la vita - disse nello studio di Quarta Repubblica su Rete4 -, Zagrebelski è una persona che stimo”. Per poi aggiungere: “Tra i politici preferirei Bersani ad Amato, a Gentiloni o a Casini”.

Tuttavia, nel toto-Quirinale dell’area dibattistiana non c’è solo l’ex ministro ed ex segretario del Pd, oggi esponente di Articolo uno: “Hanno iniziato a sondare l’aria che tira pure su Anna Finocchiaro – continua la fonte -. Se con Bersani metterebbero in difficoltà per lo più noi, con Finocchiaro sconvolgerebbero i piani del Nazareno”. E, in effetti, non solo si tratta di una donna, ma anche di una esponente dem.
“E’ evidente che sono nomi scelti con cura, se non c’è una regia dietro poco ci manca – aggiunge –. Non rimane a questo punto che seguire gli sviluppi. Certo, guardando al Movimento è solo un’altra grana per Conte”.

Una volta nel M5s erano in voga le Quirinarie, col nuovo corso non si sa come si procederà. Tra l’altro, se si optasse per un voto degli iscritti, paradossalmente anche questo strumento nasconderebbe le sue insidie. Una su tutte il fatto che alcuni espulsi dai gruppi hanno ancora diritto di voto sulla piattaforma. Lo confessa ridacchiando proprio uno di loro ad Affari: “Io, per esempio, ho dato il mio voto a Conte…”.

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