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Politica
Regionali, gelo nel Terzo Polo: Renzi non vuole più Calenda nel logo

Elezioni regionali, flop Terzo Polo: chi ne esce peggio è Calenda 

Il tonfo c’è stato. Il Terzo Polo, l’entità ibrida che riunisce Italia Viva ed Azione alle Regionali è andato male.

Dopo che alle politiche era riuscito a prendere quasi l’8%, nel Lazio ha fatto un po’ meno del 5% e in Lombardia poco più del 4%, sorpassato pure dalla lista civica Moratti che è riuscita a fare il 5,3%, un risultato che tra l’altro non è servito a niente (la Moratti è fuori pure dal Consiglio regionale) ed ha sottratto voti proprio agli inaspettati alleati, come Renzi non ha mancato di far notare.

Dal canto suo Calenda non si smentisce mai. Ieri, commentando i risultati, se l’è presa con gli elettori che “non hanno sempre ragione”, affermazione che ricorda un po’ quella della barzelletta in cui un vecchietto che guida contromano e sente alla radio: “"attenzione c'è un pazzo che sta guidando contromano in autostrada!" e lui mentre scansa macchina in continuazione pensa "uno solo? saranno duecento!". Nel tonfo di lunedì Calenda è quello che ne è uscito peggio perché dei 5 eletti nel Terzo Polo tre o quattro saranno di IV mentre solo 1 o 2 saranno di Azione. Quello in bilico è Luciano Nobili, peraltro già bocciato dagli elettori alle politiche.

LEGGI ANCHE: Regionali, Bonaccini: senza Pd non si vince. Calenda dà la colpa agli elettori

Calenda è un parvenu della politica a confronto di Renzi che è un vecchio volpone e comunque lo si voglia vedere è certamente un politico molto abile. Infatti, nel logo per le Regionali il suo nome non compariva mentre c’era quello di Calenda, la qual cosa ricorda quanto accadde col nome di Di Maio che Tabacci acconsentì di buon grado di esporre al posto del suo nel simbolo. E anche quella volta finì con Tabacci dentro il Parlamento e Di Maio fuori. Calenda è un istintivo passionale che ancora blocca a mano gli utenti su Twitter. Renzi lo ha lasciato fare per stangarlo al momento opportuno che è arrivato.

La scelta disastrosa di allearsi nel Lazio con il Pd e di proporre lui solo Alessio D’Amato -imponendolo agli stessi democratici- ora chiede dazio e Renzi non si è fatto sfuggire l’occasione.

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