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Politica
Renzi, l'antimachiavellico

Non pretendo che il presente sia sempre eroico ma, se è drammaticamente noioso e totalmente privo di luce, l’attenzione si appanna, l’intelligenza arranca e la tentazione del sonno si ingigantisce. Infine, a quel presente, siamo assenti noi. Tutti gli editoriali che sono pubblicati in queste settimane sembrano rimasticature. Riflessioni su argomenti minimi. Cronache di personaggi privi di spessore, comparse in una commedia dell’arte.

Se qualcuno governasse, le sue azioni sarebbero comunque degne di analisi, perché da esse dipendono le sorti della nazione. Ma in Italia nessuno governa. Nel globo terracqueo infuriano la tempesta della pandemia e il dramma della recessione e la nostra plancia di comando è deserta. L’Italia ha come capitano l’abbrivio e l’abbrivio non è una rotta: è il ricordo di una rotta. Coloro che dovrebbero intravvedere una strategia per il futuro si occupano soltanto del galleggiamento. Per Dante gli ignavi meritavano di essere duramente puniti, nell’Italia attuale hanno invece un lauto stipendio e la promessa di una pensione da parlamentari. Le sole cose cui tengono.

In questo panorama spicca Matteo Renzi che, sempre ricordando Dante, sopra gli altri “come aquila vola”. Del resto, per volare come un’aquila non ci vuole molto, se i passeri si chiamano Conte, Zingaretti, Crimi. O se in televisione compaiono gli occhiali di Toninelli, senza niente dietro. Questo per dire che Renzi è intelligente mentre gli altri sembrano torpidi, è eloquente mentre gli altri sono fumosi, è coraggioso, mentre gli altri sono pavidi. È un politico, mentre gli altri sembrano passeggeri che hanno sbagliato treno.
Purtroppo, Renzi riesce a spiccare, ma in negativo. Gli altri hanno la scusa della loro mediocrità, lui invece, malgrado le sue qualità, non capisce la politica e, per un uomo che ne ha fatto la sua vocazione, è gravissimo.

In materia di politica. pure se la maggior parte del tempo lo si è frainteso, cinque secoli dopo abbiamo ancora tutto da imparare da Niccolò Machiavelli. Questi non era affatto un uomo immorale: si è limitato ad esplicitare le regole della politica, partendo dall’esperienza concreta. Dunque non gli importava che si fosse buoni o cattivi, ma che si fosse efficaci o inefficaci, adeguati o inadeguati, vincenti o perdenti. Se, in un dato momento storico, avesse sempre prevalso il più buono, Machiavelli avrebbe insegnato come essere superiormente buoni. E se ha lodato il duca Valentino non è perché lo trovasse apprezzabile, ma perché, in un mondo di spietati assassini, era l’assassino più spietato di tutti. Era soltanto una questione di metodo.
Un ottimo esempio riguarda la virtù.

Per lui, poco importava se il Principe avesse o no questa o quella virtù, importante era che avesse la fama di averle tutte. Perché la nomea di sleale e crudele lo avrebbe danneggiato. Machiavelli non ignorava che è difficile avere la fama di persona virtuosa, e tuttavia reputava l’imperativo di averla così importante, che in fin dei conti, scriveva, il miglior modo di ottenerla è quello di meritarla sul serio.


Ecco in che senso Matteo Renzi è un pessimo politico. Il Duca Valentino poteva fare a tradimento una strage di rivali, ma nel suo mondo non c’erano giornali, non c’erano televisioni, non c’era internet. E invece Renzi, in un mondo in cui della nostra vita privata rimane ben poco di nascosto, è divenuto l’esempio dell’amorale, dello spergiuro, dell’ opportunista. Di un uomo privo tanto di scrupoli quanto di ideali. La sua unica regola, pressoché esibita, è quella di fare ciò che gli conviene in un dato momento e così perfino chi, prono all’insegnamento di Machiavelli, è disposto ad ammirare chiunque sia perfettamente adeguato al mondo politico in cui vive, è costretto a disprezzare questo fiorentino attardato. Uno che crede alla tecnica della stilettata nella schiena, sbucando da dietro un tendaggio. Dinanzi a tutti.

In molti l’abbiamo avuto in simpatia. In molti l’abbiamo ammirato per la sua fulminea scalata del potere. Ma poi l’uomo si è rivelato talmente “florentin” (come dicono i francesi, intendendo “subdolo e senza scrupoli”), che il disgusto per questo comportamento costantemente spregevole e costantemente ostentato, ha superato ogni altra considerazione. Errore esiziale, dal punto di vista machiavellico.

Non è strano che il giovane, che pure un giorno aveva ottenuto un 40% dei voti degli italiani, si sia ridotto ad un misero 3%, e sia costretto a mettersi di traverso se c’è il rischio di uno sbarramento al 5%. Oggi appare infido ad amici e nemici, ad ex amici e ad ex nemici. Probabilmente anche a quei pochi che l’hanno seguito nella sua attuale avventura. Forse l’ultima.

Un uomo che non può essere difeso nemmeno da chi stima molto Machiavelli sbaglia comportamento perfino in un panorama politico, come quello italiano, in cui siamo abituati ai peggiori miasmi.

giannipardo1@gmail.com
 

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