Gasparri sul fondo Safe per la difesa: “Smascherata la malafede di chi ci dipinge come guerrafondai”
Il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri (FI), torna sul tema degli investimenti nella difesa, dopo l’annuncio di questa mattina da parte del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani di voler attingere al fondo europeo per la difesa Safe, chiedendo un intervento da 14,9 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Una decisione che ha suscitato malumori nelle opposizioni, che hanno sollevato dubbi sull’opportunità di ricorrere allo strumento europeo e sulla necessità di un confronto parlamentare. Gasparri difende invece la strada tracciata dal governo, sottolineando la necessità di rafforzare il comparto della difesa nazionale e di cogliere le opportunità offerte dall’Unione europea.
“Dobbiamo incrementare le spese per la sicurezza e la difesa: non parliamo solo di difesa esterna, ma anche di sicurezza interna, forze dell’ordine, controllo dei confini”, spiega Gasparri. “C’è una situazione internazionale che, piaccia o no, vede conflitti aperti: l’aggressione russa all’Ucraina, le minacce ibride, lo spionaggio. E poi c’è il canale di Suez, dove mandiamo le nostre navi militari a proteggere il trasporto di merci come i fertilizzanti. Come si difendono le navi mercantili? Con email e messaggini su whatsapp, o mandando supporti?”
Per il senatore di Forza Italia, l’aumento delle spese militari non equivale a una scelta bellicista: “Noi non siamo per la guerra. La malafede di chi ci dipinge come guerrafondai è smascherata dai fatti. Ma dobbiamo difenderci da aggressioni altrui, che si tratti dei confini dell’Europa, del Medio Oriente o delle navi mercantili nel Mediterraneo e nel Mar Rosso”. Inoltre, sottolinea il senatore di Forza Italia, le “spese in difesa possono anche sviluppare tecnologia, investimenti e avere una ricaduta civile”.
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Il nodo delle coperture
Sul fronte più strettamente economico, Gasparri riconosce che resta aperta la questione di come finanziare l’aumento della spesa: “C’è un problema di come coprire questi investimenti. Si possono emettere titoli pubblici oppure ricorrere a uno strumento come il fondo Safe: bisogna valutare quale sia la soluzione più conveniente. Ma la necessità c’è, ed è legata anche a intese in ambito Nato sostenute anche da forze che oggi non fanno parte dell’attuale maggioranza. Certamente, bisogna affrontare questi temi senza sottrarre risorse alla spesa sociale, evitando un dibattito puramente retorico. Non vogliamo fare guerre, ma mantenere la nostra sovranità e la nostra libertà, senza dipendere da altri”, conclude.

