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Politica
Salvini e la svolta al centro. Meloni sempre più lontana
Matteo Salvini  Lapresse

Una svolta al centro. Netta e forse irreversibile. Una svolta nei fatti, nei gesti, nei toni, e nel linguaggio. Matteo Salvini sta cambiando un'altra volta la natura della Lega, dopo averla fatta diventare partito nazionale da movimento nordista. La partecipazione al governo di unità nazionale, fortemente voluta dal ministro Giancarlo Giorgetti, è stata ed è decisiva per capire la direzione verso la quale sta andando il Carroccio.

Ieri Salvini ha incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi a Palazzo Chigi ed è uscito parlando di "piena condivisione" su tutti i punti, mentre - va ricordato - pochi giorni fa il faccia a faccia tra il premier ed Enrico Letta fu teso e a tratti burrascoso. Il segretario leghista, visti anche i sondaggi che danno Fratelli d'Italia in costante crescita e sempre più a ridosso della Lega, ha scelto di non inseguire Giorgia Meloni a destra. D'altronde, con tre ministri e diversi sottosegretari sarebbe impossibile. Meglio lasciare a FdI la pancia della protesta di destra, nella speranza che si plachi con le riaperture, e puntare al centro. Da lì la proposta di federazione ("non un'annessione") rivolta non solo a Forza Italia ma anche ai cespugli centristi come l'Udc e Noi con l'Italia, che ha trovato in Silvio Berlusconi un interlocutore attento. Inevitabile che tra gli azzurri non tutti siano d'accordo, intanto, però, passa l'idea di uno spostamento verso posizioni più moderate.

Non a caso subito dopo i primi exit poll delle elezioni regionali in Sassonia Anhalt, domenica scorsa, Salvini proprio ad Affaritaliani.it (clicca qui) ha ipotizzato un'alleanza tra la Cdu e Afd. In queste parole c'è tutta la svolta leghista. Prima i sovranisti erano contro socialisti e popolari, considerati sostanzialmente uguali. Oggi, esattamente come sta facendo Marine Le Pen con i neo-gollisti e addirittura con il presidente Emmanuel Macron in Francia e come provano a fare quelli di Vox con il Partito Popolare in Spagna, si cerca un dialogo tra la destra e le forze tradizionali liberali e conservatrici.

Uno spostamento al centro quello di Salvini (vedi i toni meno belligeranti sull'immigrazione clandestina e la proposta di Flat Tax al 15% per tutti messa per ora da parte) che inevitabilmente allontanano ancora di più la Lega da Fratelli d'Italia. D'altronde, restando a destra, sarebbe quasi certa la sconfitta del Carroccio rispetto a Fratelli d'Italia. Si sa, la protesta vota chi sta all'opposizione e non al governo. Ecco perché il 19 giugno la Lega scenderà in piazza a Roma per celebrare il ritorno della libertà, una manifestazione, questa volta, propositiva, diversa, non più 'contro' come ai tempi di Letta, Renzi e Gentiloni.

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