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Politica
Silvestri, la vittoria ha moltissimi padri, i figli solo uno: quanti errori

Caso Rachele Silvestri, quanti errori di comunicazione

Felix The CatIl nome lo conoscono tutti, è arrivato sulle scrivanie delle redazioni già da tempo. “Ma è proprio lui?” si chiedono i cronisti parlamentari. “Certo che è lui, ma guai a spifferare la sua identità, le ritorsioni sarebbero inimmaginabili”. La vicenda della deputata Rachele Silvestri costretta obtorto collo a un test del Dna per confermare la paternità del figlio si presta a diversi livelli di lettura.

Da una parte c’è la conferma che Fratelli d’Italia ha smesso i panni del partito di lotta ed è ormai parte integrante dell’establishment. Dai tempi della scandalosa relazione tra Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, passando per le intemerate di Silvio Berlusconi (auguri di pronta guarigione!) e arrivando alle foto di Matteo Salvini ed Elisa Isoardi il potere si è sempre misurato tra le lenzuola. Senza gossip non sei nessuno in politica. E la Meloni sta imparando rapidamente che cosa significhi essere leader del primo partito in Italia.

Ma c’è di più. Quella che potrebbe essere rubricata come una banalissima storia di corna – perché nessuno ha smentito la liason – si tramuta in un cortocircuito dell’informazione. Chi mai si sottoporrebbe al test del Dna per smentire una diceria? È ovvio che l’onorevole Silvestri sapesse benissimo quale fosse la paternità del figlio. Ma si è prestata a una spettacolarizzazione del suo privato che dimostra, una volta di più, come Fratelli d’Italia abbia un problema di comunicazione. E se invece avesse davvero avuto dei dubbi, perché non confinare il test alla sfera privata, magari andando a svolgerlo in Svizzera per evitare ulteriori clamori?

Il silenzio della premier Giorgia Meloni, che non si è mai tirata indietro su nessun argomento, dimostra il suo fastidio e forse anche la contrarietà per la gestione di una vicenda che è montata senza reale motivo. Ancora ieri il ministro dell'Agricoltura, nonchè cognato della premier Meloni, Francesco Lollobrigida, alla Camera tuonava: “Voglio vedere chi è il primo che scrive il nome”. Un suicidio. Più che una (neanche tanto velata) minaccia sembra un’ammissione di responsabilità per la gestione maldestra, dal punto di vista comunicativo, della vicenda. Fratelli d’Italia dovrebbe andare a ripetizioni da Forza Italia, partito che ha fatto della capacità di fare “storytelling” la sua cifra stilistica.

“Grande è la confusione sotto il cielo” diceva Mao Tse Tung. E in effetti siamo al ribaltamento della prospettiva per cui il topolino ha partorito una montagna. Un gran rumore per una vicenda che andava gestita con più garbo e meno riflettori. Ma anche questa è una lezione che va appresa e che la premier (notoriamente "secchiona") avrà già messo nel suo bagaglio di esperienze.

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