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Politica

Ultimo aggiornamento: 17:16

Zangrillo a La Piazza. Su Affaritaliani le domande della responsabile Pubblica Amministrazione del Pd al ministro

Stefania Bonaldi, delega alla P.A. Professioni e Innovazione

Di Alberto Maggi

"La P.A. è carente di una dirigenza autonoma e con una vera formazione manageriale, oltre che di percorsi di carriera motivanti e capaci di premiare effettivamente il merito e le capacità individuali"



Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica Amministrazione, sarà intervistato dal direttore di Affaritaliani Marco Scotti sul palco de 'La Piazza', la kermesse del nostro quotidiano online in corso a Ceglie Messapica, Brindisi. 

Su Affaritaliani l'analisi e le domande al ministro di Stefania Bonaldi, responsabile P.A. Professioni e Innovazione del Partito Democratico e già componente della Segreteria Nazionale del PD. - 

"Intanto, non c’è la P.A. ma ci sono le PP.AA. e spaziano dalla Pubblica Istruzione alla Sanità Pubblica alle Forze dell’Ordine, dalle Funzioni Centrali dei Ministeri e degli Enti Nazionali alle Autonomie Locali (Comuni Province e Regioni), in un contesto disomogeneo nel quale è complicato immaginare regole omogenee ed uniformi, trattandosi di ambiti assai diversificati. Un equivoco e un grande limite pensare che le regole per i dipendenti dei Ministeri debbano valere anche per quelli dei Comuni. Assurde, ad esempio, quelle procedure per cui, quando si esperisce l’iter per la mobilità dei dirigenti nei Comuni, si debba prima verificare se non vi sia personale dalle amministrazioni centrali disponibile. Ad oggi non sembra vi sia questa consapevolezza e non si immagini un approccio diversificato e attento alle specificità delle PP.AA. quando si assumono provevdimenti. E’ così?", chiede l'esponente del Pd.

"Nel comparto degli Enti Locali, registriamo una frammentazione enorme: in Italia  ci sono 7.900 Comuni, dei quali 5.533 sotto i 5mila abitanti. Solo 734 Comuni (il 9,2% del totale) in Italia hanno più di 15mila abitanti,  con esperienze rarissime di unione e fusione e tentativi sino ad oggi irrisolti di induzione a percorsi di gestione associata delle funzioni. Occorre interrogarsi sull’insuccesso ma individuare, presto e bene, soluzioni a questo eccesso di frammentazione. Che porta alla paralisi e alla progressiva impossibilità di garantire anche i servizi essenziali. Cosa sta facendo la Funzione pubblica su questo tema?", domanda ancora Bonaldi.

Nella P.A. troviamo un parterre di “pubblici dipendenti” assai sottodimensionato e pericolosamente invecchiato sia dal punto di vista anagrafico, con oltre 53 anni di età media, sia per i profili e le competenze che esprime. I dipendenti pubblici sono pochi, poco formati, prevalgono i profili giuridici, amministrativi ed economici, mentre sarebbe indispensabile l'apertura a nuove conoscenze e nuove competenze. Mancano architetti, ingegneri, progettisti del sociale, economisti del lavoro, psicologi, sociologi, informatici. Operatori e operatrici della P.A. spesso sono poi orientati, per prassi lavorative, alla applicazione di regole e procedure e non al problem solving,  con una cultura amministrativa  generalista e poco incline al cambiamento. Le domande qui sono due. La prima: le prospettive di invecchiamento nel Pubblico Impiego consentono proiezioni attendibili che ci dicono che entro il 2030 andranno in pensione un milione di dipendenti pubblici, c’è un disegno, una programmazione, un piano su come sostituirli? La seconda: quali misure si immagina di mettere in campo per attrarre tutta quella gamma di professionalità che servono oggi alla P.A., anche nella prospettiva della sua modernizzazione e che invece oggi disertano i concorsi e le selezioni pubbliche?".

"In generale, salvo meritori casi sporadici, la P.A. è carente di una dirigenza autonoma e con una vera formazione manageriale, oltre che di percorsi di carriera motivanti e capaci di premiare effettivamente il merito e le capacità individuali. Oggi manca una precisa definizione del ruolo e del profilo dirigenziale, c’è poca chiarezza sui connotati della dirigenza pubblica. I tentativi, in passato, di riforma della Dirigenza Pubblica sono stati bloccati e inespressi. Una riflessione in tal senso merita anche lo Spoil System, se era nato per contrastare l’inamovibilità di dirigenti e digure apicali e creare maggiore raccordo con chi era eletto, è indubbio che si è assistito a una degenerazione, con la lottizzazione e occupazione esasperate, a scapito di buon andamento e imparzialità della amministrazione. Cosa sta facendo o pensa di fare la Funzione Pubblica al riguardo?", conclude Bonaldi.

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