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Tatarella ad Affari: “Fini? Rivendica Fiuggi. E Meloni sedeva vicino a me”
Fabrizio Tatarella

Festa della Liberazione e antifascismo, il colloquio di Affaritaliani.it con Fabrizio Tatarella

C’è chi si chiede se le uscite di Gianfranco Fini abbiano uno scopo preciso. Magari quello di ottenere qualche strapuntino. Ora che Fratelli d’Italia è il partito di maggioranza relativa e Giorgia Meloni è capo del governo, qualcuno potrebbe aspettarsi qualcosa. Qualcuno come Fini per esempio. Sono i sospetti avanzati da chi ha interpretato le parole del fondatore di Alleanza nazionale, ieri su Rai 3 dall’Annunziata, come un “calcione” alla premier per ricordarsi di lui.

“Spero che Giorgia Meloni colga questa occasione (la festa della Liberazione ndr) per dire senza ambiguità e reticenze che la destra italiana i conti con il fascismo li ha fatti fino in fondo quando è nata Alleanza nazionale”.  Nei giorni scorsi su questo giornale si è scritto che l’obiettivo di Fini sarebbe la candidatura alle prossime elezioni europee del 2024. Secondo Fabrizio Tatarella, nipote di Pinuccio, fondatore insieme a Fini di Alleanza nazionale e vicepresidente del Consiglio nel 1994 nel primo governo Berlusconi, è da escludere “nel modo più assoluto”.

L’ex presidente della Camera fa quelle dichiarazioni “perché rivendica la Svolta di Fiuggi e la nascita della destra democratica non più ancorata al fascismo”, spiega l’ideatore dell’omonima fondazione. Questa destra di “terza generazione”, come la definisce Tatarella, dopo quella del Movimento sociale italiano e di Alleanze nazionale, è una destra “che non ha più nessun legame col fascismo”.

Ma perché allora non viene mai pronunciato il termine anti-fascismo? “Significherebbe ammettere che ci sia un pericolo fascista che non c’è”. Tatarella fa sue le parole di Renato Vignati e Salvatore Vassallo, autori del libro “Fratelli di Giorgia”. È “irrealistico pensare che la terza generazione della fiamma possa commettere atti antidemocratici e illiberali”. Oggi “i paesi autoritari nel mondo sono quelli comunisti”.

Le polemiche alla vigilia del 25 aprile dipendono, secondo Tatarella, “dalla crisi di identità della Sinistra italiana”, priva di “riferimenti” e quindi “costretta a rispolverare la Resistenza”, usandola “come un’arma impropria”. Per Tatarella la Sinistra ha bisogno di ritornare a sinistra per recuperare l'identità perduta e per farlo deve “estremizzarsi”. Tatarella non ha dubbi su Giorgia Meloni “seduta affianco a me a Fiuggi”. 

Fini, in sostanza, richiama all’ordine gli ultimi nostalgici che non hanno digerito quella svolta nel 1995. Ed è a loro che si rivolge e non alla presidente del Consiglio. Come voler accompagnare questo processo che porti definitivamente Fratelli d’Italia, continuazione naturale di Alleanza nazionale, nella famiglia dei conservatori.

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