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Vannacci, parla l’ex braccio destro Luca Sforzini: “Io cacciato da Futuro Nazionale senza preavviso, in perfetto stile da ventennio”

Le prime parole di Luca Sforzini dopo la cacciata dal partito di Vannacci: “L’ho letto dai giornali. Il suo programma? Fa a pezzi i diritti”

Vannacci, parla l’ex braccio destro Luca Sforzini: “Io cacciato da Futuro Nazionale senza preavviso, in perfetto stile da ventennio”

Luca Sforzini: “Un programma ottocentesco, tradite le nostre idee. Io cacciato senza preavviso da Futuro Nazionale”

“Non rispondo alle mie ambizioni, ma alla mia coscienza e alla mia cultura. Vannacci? Si qualifica per i comportamenti che ha”. È uno dei passaggi con cui Luca Sforzini, fino a poche ore fa responsabile del Centro Studi di Futuro Nazionale, replica – rispondendo ad Affaritaliani – alle accuse di chi lo ha indicato come qualcuno che avrebbe cercato di “avvelenare e soffocare il partito dall’interno per ambizioni personali”. Una ricostruzione che non ha, per l’imprenditore, né capo né coda. Così come non avrebbe, a suo dire, né capo né coda la cacciata dal partito, arrivata di punto e in bianco nel bel mezzo della mattina. Sbalordito ma non troppo, Sforzini ha appreso la notizia leggendola dalle agenzie: “Non ho ricevuto nessun preavviso, nessuna comunicazione, nessuna richiesta di incontro o di chiarimento. In perfetto stile da ventennio”, dice Sforzini.

“Avevo, fino a oggi, la tessera numero 18 del partito. Le prime 30 sono state assegnate personalmente da Vannacci a persone a lui vicine. Si immagini quanto era stretto il nostro rapporto. Ma io rispondo alla mia coscienza e alla mia cultura, non alle mie ambizioni. Futuro Nazionale era partito dal presupposto di voler dare risposte a esigenze reali della popolazione. Esigenze di sicurezza, di libertà, di contrasto all’immigrazione clandestina e incontrollata, di distanza delle politiche messe in atto dall’Ue”, dice Sforzini. Poi, qualcosa si è rotto e quella cellula rivoluzionaria è andata orientandosi verso soluzioni sempre più estremiste, “anti-tempo” e anti-costituzionali.

Il programma “ottocentesco”

“Futuro Nazionale partiva da esigenze reali, che non trovano oggi riscontro in larga parte dell’offerta politica. Con la diffusione del programma – un programma che, sottolinea l’ex braccio destro del Generale, non è stato visionato minimamente dal Centro Studi, nemmeno in fase di elaborazione – abbiamo visto un’ampia parte dedicata alla riproposizione di scenari ottocenteschi, che sostituiscono all’integralismo islamico, che diciamo di voler combattere, l’equivalente di un integralismo cattolico”, sottolinea Sforzini. Ma non è questo l’unico punto di frizione: “Con le proposte si ficca il naso tra le lenzuola dei cittadini, si mettono in discussione diritti acquisiti, come quelli delle donne. Qualcosa di lontanissimo dal secolo che corre. Quale bizzarra idea oscurantista e retrograda può portare un partito, nato su esigenze reali, a veicolare una morale presunta, della quale al nostro elettorato non importa nulla?, si chiede l’imprenditore.

È proprio su queste posizioni che, racconta, il Centro Studi avrebbe cercato di intervenire, prima attraverso il confronto interno e poi, quando questo non era possibile, pubblicamente, con delle riflessioni veicolate sul sito. “Non si può tacere di fronte alle bestialità messe nero su bianco. Qualcuno, sbagliando, aveva ritenuto che il Centro Studi dovesse essere una foglia di fico che andasse a legittimare le bestialità”, spiega ancora. La sua accusa, dunque, è che il Centro Studi sia stato considerato non come uno strumento di elaborazione e confronto politico, ma come una struttura chiamata a dare una legittimazione culturale a posizioni che Sforzini giudicava invece incompatibili con l’impostazione originaria del progetto. Posizioni che “nessuna persona di buon senso può accettare”.

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I contrasti

Il punto, per Sforzini, è che mentre gli italiani – e più in generale gli europei – fanno i conti con un impoverimento sempre più evidente, la politica rischia di perdersi in battaglie identitarie. È la distanza tra i problemi concreti e le priorità del nuovo programma che, secondo il responsabile del Centro Studi, spiega gran parte della sua rottura con Futuro Nazionale. “Mentre l’Ue si diletta a normare il calibro delle banane e i tappi di plastica, la classe media di quasi tutti i Paesi europei è andata via via impoverendosi e ha perso potere d’acquisto. Siamo diventati gli straccioni d’Europa”, dice Sforzini. Ma non è possibile tentare una risoluzione delle problematiche con un approccio così estremista, così come la “lotta all’integralismo islamico o alla pretesa dell’avanzata della sharia non può significare sostenere che l’Islam, in quanto tale, sia incompatibile con l’Italia”.

E la stessa impostazione, sostiene, rischia di produrre contraddizioni anche quando si passa dalla politica interna a quella estera: “Si parla di cittadinanza italiana da dare sulla base della fedeltà allo Stato italiano. Come puoi poi elaborare uno straccio di geopolitica del Mediterraneo avendo a che fare con Paesi con cui devi ragionare su interessi commerciali, industriali e strategici?”. In altre parole, l’Italia deve necessariamente avere rapporti con Paesi a maggioranza musulmana e la politica estera non può essere costruita sulla contrapposizione ideologica. Si tratta di posizioni che – prosegue Sforzini – “sarebbero ridicole, se non fossero tragiche”.

Non avrebbe inciso, invece, la polemica con Roberto Jonghi Lavarini, esponente della destra radicale noto come il “barone nero”, dalla quale Sforzini prende le distanze anche per le circostanze in cui nacque. “La nostra era una chat privata, i cui contenuti sono stati diffusi. Lavarini non è iscritto nemmeno a Futuro Nazionale. Gli ho scritto di essere ‘un nazista autentico’, ma non era un’offesa e nemmeno lui l’ha presa come tale. La polemica è stata montata sul nulla”, dice.

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Insomma, oggi tra Sforzini e Vannacci è rimasto poco in comune. Ma non è sempre stato così. Quando Futuro Nazionale è nato, i due condividevano almeno una premessa: l’idea di costruire una forza politica liberale e atlantista, capace di dare una risposta a esigenze concrete dell’elettorato che, secondo Sforzini, la politica tradizionale aveva lasciato senza rappresentanza. Lo stesso Vannacci, ricorda Sforzini, si era dichiarato “liberale e atlantista”, un’immagine che non torna con le narrazioni attuali che vedrebbero il Generale riecheggiare uno spirito da ventennio. “Certo, il suo partito ricorda certe atmosfere, ma non credo che lui sia un fascista. Le sue sono piuttosto pulsioni antisemite. Lui è un leader che fa da ariete, ma intorno alle parole d’ordine bisogna costruire una cornice ragionata, sensata e credibile. Ciò che è mancata è la coerenza”, dice l’ex tesserato.

Quanto al Centro Studi, oggi rimane attivo come officina di idee e luogo di dibattito, aperto, come già fatto in passato, ad altri partiti e ad esponenti di vari indirizzi politici, come Beppe Grillo o Stefania Craxi: “Rivendichiamo un approccio aperto, senza steccati ideologici e senza rinunciare a sollevare critiche. La nostra attività non cambierà di una virgola, accogliamo tutti”, dice. Oggi a sancire la distanza restano soprattutto i comportamenti. “Vannacci ha il mio numero di telefono. Mi chiamerà? Non lo farà? Mi è piuttosto indifferente. Si qualifica per i comportamenti che ha”. Difficile pensare che il telefono squillerà. O, forse, troverà la segreteria.

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