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Politica
Zaia: "Nessuno lasci la Lega". Ma Lena: "Salvini pensa solo allo Stretto"

Zaia: "Autonomia non è secessione. No a soggetti diversi dalla Lega"

"Se qualcuno pensa che il modello del federalismo sia antiquato sconfessa i padri costituenti. Poi basta guardare fuori dall’Italia per trovare i modelli vincenti di Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera". Luca Zaia, presidente della regione Veneto, risponfde a Repubblica ai dubbi di molti sul progetto di autonomia differenziata e torna a precisare che non si tratta di secessione: "E' come se fossimo in un condominio e passassimo da un comodato gratuito in cui il proprietario del palazzo paga tutte le spese a contratti di affitto regolari in cui le spese del proprietario vengono scaricate sui singoli inquilini. Il progetto di autonomia nasce in Veneto con me, so bene di cosa parlo. E se fossi un governatore del sud sarei il primo a chiederla".   

Quanto al sì al presidenzialismo, "non è uno scambio di prigionieri. Se c’è una raccolta di firme la faccio volentieri perché anche io credo nel presidenzialismo. Ma i percorsi hanno tempi diversi: il presidenzialismo è una modifica della Costituzione, per l’autonomia basta applicare una modifica già fatta. Chi sostiene debba avvenire in simultanea è in malafede".   

Infine le polemiche interne alla Lega, che per Zaia "era un partito territoriale che è diventato un partito nazionale". "È inevitabile che il confronto di istanze diverse ci porti a una difesa identitaria. È il sale della democrazia. Bossi ci ha sempre insegnato che da soli si fa prima ma insieme si fa più strada. È impensabile che si possa dar vita a soggetti politici alternativi alla Lega. Quindi avanti tutti uniti. Ma intanto il presidente del Friuli, Massimiliano Fedriga lancia una sua lista civica in vista delle elezioni regionali: "fare una lista civica - spiega Zaia - vuol dire dare casa a chi una casa ideologica non ce l’ha. Ringraziamo il cielo di avere amministratori che prendono voti. In un contesto molto fluttuante si votano le persone". 

Il consigliere dissidente Lena: "Salvini non pensa al Nord ma solo al Ponte sullo Stretto"

Ma intanto il consigliere dissidente Federico Lena protesta in un'intervista a La Stampa: "Siamo stati espulsi ma siamo convinti che prima o poi Matteo Salvini dovrà stare a sentire noi e quello che rappresentiamo. Umberto Bossi ha già detto che è stato un errore buttarci fuori e che bisogna rimanere uniti. Lo ha ripetuto anche ai miei colleghi che sono stati da lui a Gemonio venerdì. Il problema è che Bossi ha qualche problema di comunicazione con Salvini, e non per volontà sua. Mi pare che il segretario stia nicchiando di fronte all’ipotesi di un confronto".

Come spiega Lena, "ognuno di noi aveva dentro di sé un certo malessere, legato al fatto di rimanere in una Lega in cui non ci riconosciamo più. Per quanto mi riguarda non ne potevo più di una Lega in cui l’autonomia è stata dimenticata per anni per poi essere riesumata giusto in tempo per le elezioni", dice Lena a La Sstampa, per poi aggiungere: "Per non parlare del fatto che da settimane Salvini sollecita il Ponte sullo Stretto di Messina. Come possiamo essere il sindacato del Nord se poi vogliamo spendere miliardi per un’opera per la quale nemmeno i siciliani si sono mai strappati i capelli?".

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