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Zaki nuovo leader della sinistra? Si cercano “eroi” dopo la crisi di Schlein

La sinistra è in cerca di un “uomo che faccia l’impresa” alla faccia del tanto declamato collettivismo

Zaki nuovo leader della sinistra? Si cercano “eroi” dopo la crisi di Schlein
Patrick Zaki leader della sinistra

Zaki nuovo leader della sinistra?

“Patrick l’ingrato” è dunque atterrato ieri trionfalmente a Milano e poi è partito alla volta di Bologna dove, come gli antichi imperatori romani, lo attende il trionfo all’ombra delle Torri. E se i padri nobili del riformismo hanno aggrottato il sopracciglio su questo discolo che si è scordato – o non ha mai conosciuto – le buone maniere istituzionali lui va avanti per la sua strada perché ha fiutato l’affare e non a caso ieri ha fatto un “comizio” sui migranti e sul clima. Con una sinistra così debole, ma soprattutto con una segretaria del Pd così evanescente, può tentare la strada della politica e specificatamente dell’Europa, come del resto ha fatto la sua omonima funzionale Carola Rackete.

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In fondo la vita è dura e spesso si tratta di personaggi in cerca d’autore che quando possono ghermiscono al volo l’inaspettata occasione che gli può cambiare l’esistenza, come un camaleonte fa con una mosca. Intanto ci congratuliamo con il pasionario dei diritti civili che è sopravvissuto ottimamente alle carceri egiziane visto che è in imbarazzante sovrappeso e prendiamo atto ulteriormente della sua ingratitudine appena mitigata dai ringraziamenti formali estortegli con una buona tirata di orecchie dai maggiorenti.

Dopo aver messo in imbarazzo tutti, a cominciare dal Presidente egiziano Al Sisi che gli ha concesso la grazia, alla famiglia Regeni, per arrivare al governo e soprattutto a Giorgia Meloni che presa da eccessivo entusiasmo aveva postato su Facebook un video di ilare benvenuto, lo scaltro studente, neppure dottorato, non manca di cavalcare l’onda dell’inaspettata notorietà nazionale ma soprattutto internazionale.

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La crisi della Schlein

E qui torniamo al discorso riformista. La sinistra italiana sbanda paurosamente. Si nota, ma soprattutto si sente, la mancanza di un leader solido, con le spalle larghe, di qualche omaccione rude, magari dell’Emilia, tutto salsicce, polenta e lambrusco e con una bella barba marxiana. Elly Schlein si è rivelata in pochi mesi quello che poteva essere ampiamente sospettato e cioè che non è affatto una vera guida ma solo una -spesso indisponente- militante che non ha alcun programma politico. Si tratta di una ragazzetta messa alla guida di una Lamborghini, di un partito che fu di Gramsci, Togliatti e Berlinguer che l’avrebbero subito rinchiusa, solo a sentire parlare di armocromista.

Le mosse di Bonaccini e Prodi

Il Re, pardon la Regina, è nuda. Nel Pd e nella sinistra la lotta strenua per i diritti civili non interessa a nessuno o quasi e comunque ci sono corpi politici per così dire specializzati in questo, come sono i radicali. Ad ognuno il suo lavoro. Alla sinistra, al Pd, interessa o dovrebbe interessare il lavoro, un tema chiave che è completamente scomparso dai loro radar. Con questa opposizione la Meloni governerà cento anni. E non a caso Stefano Bonaccini si sta muovendo e lo fa in maniera furba, sfilando lentamente il potere alla Schlein con un’azione coordinata a 360 gradi, direbbe qualcuna. In questa situazione fluida –è il caso di dirlo- un “cigno nero”, seppur paffuto, può emergere. La sinistra è in cerca di “eroi”, di un “uomo che faccia l’impresa” alla faccia del tanto declamato collettivismo.

Ci avevano provato con Aboubakar Soumahoro e poi tutti sanno come è andata mestamente a finire. Ora ci riprovano. E per questo che i suoi corpi sottili vibrano come un budino quando qualche ragazzotta o ragazzotto si affacciano per puro caso alla ribalta. Ma proseguire per questa strada sarebbe non solo deleterio ma distruttivo perché gli adulanti sono solo una piccola minoranza agitata che non rappresentano certo il corpaccione storico del Partito democratico. E non è un caso che alla fine anche Romano Prodi si stia muovendo per salvare la sua creatura.