Prodotti ortofrutticoli a peso d’oro: al mercato i prezzi sono raddoppiati
La spesa alimentare a Roma è ormai un lusso. Pomodori a 7,50 euro al chilo, zucchine che nei mercati rionali arrivano a sei euro e verdure tre a cinque euro. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti, complici i blocchi che dal Mezzogiorno si stanno estendendo al basso Lazio, presenta il conto alla Capitale. E mentre al Centro Agroalimentare Roma (CAR) si moltiplicano le difficoltà negli approvvigionamenti, torna d’attualità un’altra strada per alleggerire la spesa: oltre a prendere d’assalto i discount, coltivare almeno una parte di quello che si porta in tavola.

L’allarme arriva dall’Osservatorio del Centro Agroalimentare Roma, uno dei principali poli di distribuzione ortofrutticola d’Europa. I blocchi stradali e l’incertezza sui tempi di consegna compromettono l’arrivo delle merci deperibili dalle regioni meridionali. Risultato: i “ciliegini” e i “piccadilly” siciliani superano i cinque euro al chilo all’ingrosso, contro i 2,50 euro dello stesso periodo dello scorso anno. I datterini rossi, toccano quota 7,50 euro. Nei mercati rionali della Capitale, intanto, le zucchine hanno raggiunto anche i sei euro al chilo. Basta e avanza per spingere le famiglie con i redditi più bassi a preferire i discount, dove aumentano le importazioni dall’estero. È l’effetto paradosso: acquistare frutta e verdura del Sud Italia faticano a raggiungere Roma è meno conveniente che importarle dall’estero. Secondo il CAR, i pomodori provenienti dall’Albania vengono commercializzati intorno ai due euro al chilo, mentre i peperoni spagnoli si attestano sui 3,80 euro.
Il paradosso: conviene importare dalla Spagna e dall’Albania

Roma si giova del territorio: le coltivazioni di Lazio e Abruzzo contribuiscono, almeno in parte, a contenere il rialzo dei prezzi ma anche queste produzioni risentono di quotazioni già elevate a causa dei danni provocati da una lunga e caldissima estate. Il presidente del CAR, Valter Giammaria, richiama la necessità di tutelare contemporaneamente produttori e consumatori: “Dobbiamo salvaguardare l’equilibrio della filiera, garantendo alle aziende agricole la possibilità di vendere i propri prodotti e alle famiglie l’accesso a prodotti freschi e di qualità a prezzi sostenibili» Gli fa eco il direttore generale Fabio Massimo Pallottini: “ Non possiamo permettere che la crisi logistica e il caro carburanti pesino in modo incontrollato sulle tavole dei romani. Il nostro ruolo è agire da scudo, monitorando i listini per garantire la tenuta degli scambi commerciali e arginare sul nascere ogni pressione sui prezzi, difendendo la spesa delle famiglie”.
Dal vicino ai balconi: gli orti urbani e l’arte di arrangiarsi
E mentre la crisi logistica mette a nudo i limiti legati dai trasporti i romani, complice anche un territorio generoso di spazi e terreni coltivabili all’interno di proprietà private, si barcamenano fra orti e autoproduzione domestica. Entrambe le pratiche sono preesistenti all’attuale protesta dei tir e comunque catalogabili nella cosiddetta “arte dell’arrangiarsi”. Coltivare qualche pomodoro sul balcone o rifornirsi di uova o frutta e verdura da produttori privati non sarà mai una risposta all’emergenza alimentare e neanche una soluzione tampone. Non garantisce al 100% la qualità e anche se fosse la produzione non sarà mai cosi quantitativamente significativa da trasformarsi in un’alternativa capace di sostituire la grande distribuzione. É piuttosto un tentativo tanto velleitario quanto significativo di quanto stia diventando difficile mettere ogni giorno qualcosa di fresco in tavola e complicato accorciare le distanze della filiera.
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