Pillole d'Europa

di Cinzia Boschiero

I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
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Pillole d'Europa
CULTURA E INDIPENDENZA DEI MEDIA, FONDI PER CYBERSICUREZZA E PENSIONI
concorso EUCYS Commissione europea

PER STARE MEGLIO COME CITTADINI  EUROPEI  E  CONOSCERE DIRITTI E TUTTE LE OPPORTUNITA' UTILI 

In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo  un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni sui bandi scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – oppure alla  e-mail: dialogoconleuropa@gmail.com

 

Domanda: cosa fa la Commissione europea per tutelare noi consumatori e le imprese dagli attacchi cybernetici? Mauro Tusco

Risposta: La Commissione europea ha presentato di recente una proposta relativa ad una nuova legge sulla cyber-resilienza per proteggere i consumatori e le imprese da prodotti con caratteristiche di sicurezza inadeguate. Si tratta della prima legislazione di questo tipo a livello dell'Unione Europea, che introduce requisiti obbligatori in materia di cybersicurezza per i prodotti con elementi digitali, durante l'intero ciclo di vita. La legge, annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen nel settembre 2021 durante il suo discorso sullo stato dell'Unione, si basa sulla Strategia dell'UE per la cybersicurezza del 2020 e sulla strategia dell'UE per l'Unione della sicurezza del 2020 e garantirà ai consumatori in tutta l'UE una maggiore sicurezza dei prodotti digitali come software e prodotti con e senza fili: oltre ad aumentare la responsabilità dei fabbricanti obbligandoli a fornire assistenza in materia di sicurezza e aggiornamenti del software per affrontare le vulnerabilità individuate, consentirà ai consumatori di disporre di informazioni sufficienti sulla cibersicurezza dei prodotti che acquistano e utilizzano. Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha dichiarato: "Computer, telefoni, elettrodomestici, dispositivi di assistenza virtuale, automobili, giocattoli... ciascuno di questi prodotti connessi, che sono centinaia di milioni, è un potenziale punto di accesso per gli attacchi informatici. Eppure, ancora oggi la maggior parte dei prodotti hardware e software non è soggetta ad alcun obbligo in materia di cybersicurezza. Introducendo la cybersicurezza fin dalla progettazione, la legge sulla cyber-resilienza contribuirà a proteggere l'economia europea e la nostra sicurezza collettiva." Con attacchi ransomware che colpiscono un'organizzazione ogni undici secondi in tutto il mondo ed un costo annuo globale della criminalità informatica stimato a 5,5 miliardi di euro nel 2021 (relazione del Centro comune di ricerca (2020): "Cybersecurity – Our Digital Anchor, a European perspective"), è più importante che mai garantire un elevato livello di cybersicurezza e ridurre le vulnerabilità nei prodotti digitali, uno dei principali motivi del successo di tali attacchi. Ci saranno nuove norme per l'immissione sul mercato di prodotti con elementi digitali al fine di garantirne la cybersicurezza; requisiti essenziali per la progettazione, lo sviluppo e la fabbricazione di prodotti con elementi digitali e obblighi per gli operatori economici in relazione a tali prodotti; saranno indicati i requisiti essenziali per i processi di gestione delle vulnerabilità messi in atto dai fabbricanti per garantire la cybersicurezza dei prodotti con elementi digitali durante l'intero ciclo di vita e obblighi per gli operatori economici in relazione a tali processi. I fabbricanti dovranno inoltre segnalare le vulnerabilità e gli incidenti; ci saranno nuove norme in materia di vigilanza del mercato e di applicazione. Il regolamento proposto si applicherà a tutti i prodotti collegati direttamente o indirettamente a un altro dispositivo o alla rete. Sono previste alcune eccezioni per prodotti i cui requisiti di cybersicurezza sono già stabiliti nelle norme dell'Unione Europea vigenti, riguardanti ad esempio i dispositivi medici, l'aviazione o le automobili. Tuttavia da tempo la cybersicurezza è una delle principali priorità della Commissione europea nonché il fondamento di un'Europa digitale e connessa. L'aumento degli attacchi informatici durante la crisi del coronavirus ha dimostrato quanto sia importante proteggere gli ospedali, i centri di ricerca e altre infrastrutture. È necessaria un'azione incisiva in questo settore affinché l'economia e la società dell'UE siano pronte per il futuro. Si stima che i costi annuali delle violazioni dei dati ammontino ad almeno 10 miliardi di euro e i costi annuali dei tentativi deliberati di perturbare il traffico su Internet ad almeno 65 miliardi di euro (relazione sulla valutazione d'impatto che accompagna il regolamento delegato della Commissione che integra la direttiva sulle apparecchiature radio). La nuova legge sulla cyber-resilienza integrerà il quadro dell'Unione Europea in materia di cybersicurezza: la direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (direttiva NIS), la direttiva relativa a misure per un livello comune elevato di cybersicurezza nell'Unione europea (direttiva NIS 2), recentemente approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, e il regolamento dell'UE sulla cybersicurezza. Sono stati premiati dalla Commissione europea anche diversi progetti di giovani nel settore informatico ad esempio nel concorso europeo "I giovani e le scienze", della DG Ricerca della Commissione europea e gestito per la selezione italiana dalla FAST-Federazione delle Associazioni Scientifiche e tecniche ogni anno. Si è svolta di recente la finale europea 2022 a Leiden ed è aperto il nuovo bando 2023.   

Domanda: sono un odontoiatra in pensione, c’è qualche realtà che tutela le nostre pensioni di professionisti in Italia e in Europa? Davide Sorgi  

Risposta: c’è la FEDER.S.P. e V.  che è molto attiva sia in Italia che in progetti europei. Il presidente prof. Michele Poerio ci ha detto: “Siamo riusciti a riportare la rivalutazione delle pensioni Inps al livello di prima (100% fino a quattro volte il minimo; 90% per la fascia da 4 a 5 volte il minimo; 75% oltre 5 volte). Ma adesso è la rivalutazione Enpam ad essere inadeguata (75% fino a 4 volte il minimo; 50% oltre tale soglia). Con un’inflazione intorno al 10%, le pensioni Enpam più alte perderanno gran parte del loro valore e quelle misere lo diventeranno sempre di più. È quindi necessario che l’Enpam adotti immediatamente almeno lo stesso criterio di indicizzazione dell’Inps, ma in realtà sarebbe opportuno, dato il grande patrimonio a disposizione, fare anche qualcosa di più (ad esempio il 100% di rivalutazione fino a 5 volte il minimo ed il 90% su tutta la quota eccedente). Questo sì che sarebbe un bel segnale di attenzione nei confronti di tutti i pensionati dell’area medica ed odontoiatrica, senza contare che lo Stato, con il Decreto aiuti a partire da ottobre e fino a dicembre rivaluta del 2% tutte le pensioni sotto i 35mila euro, proprio per dare subito una mano ai pensionati falcidiati dall’aumento dei prezzi. Inoltre denunciamo il fatto che  in Enpam esiste un organismo, l’Osservatorio dei Pensionati, che è riservato proprio all’apporto di esperienza e di proposta dei sanitari in quiescenza ed è incredibile che in questo organo non sia presente neppure un rappresentante della FEDER.S.P.eV. che si adopra invece anche a livello europeo per progetti su salute, stili di vita sani, difesa delle pensioni. Abbiamo chiesto ad Enpam anche di trovare una soluzione contro la discriminazione che esclude dalla copertura assicurativa coloro che avevano compiuto i 70 anni il 1° agosto 2016. Perché ci sia una piena equiparazione con i soggetti coperti dall’assicurazione, occorre che la rendita sia di importo identico a quella pagata agli assicurati (1.200 euro e non 600) e sia corrisposta a tutti gli aventi diritto, senza alcun limite di reddito, diventando una prestazione previdenziale e non assistenziale”. I pensionati italiani sono tra i più tassati in Europa: 30 per cento in più degli altri Stati. Su un assegno da 1.500 euro in Italia si pagano 600 euro di tasse, in Germania 60. Nella generalità degli Stati europei i redditi da pensione hanno aliquote progressive e viene riconosciuta una detrazione d’imposta in cifra fissa o variabile. In alcuni Stati della Unione europea le pensioni non sono di fatto assoggettate ad alcun prelievo fiscale (es. Bulgaria, Lituania, Slovacchia). In Germania e Finlandia, ad esempio, non sono tassati i redditi pensionistici inferiori a 16.500 euro, mentre in Austria quelli inferiori a 15mila euro. Alle pensioni viene garantito il pieno mantenimento del potere d’acquisto, essendo rivalutate in base alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo in Stati quali Austria, Belgio, Francia, Spagna. L’Italia, assieme alla Danimarca, è uno degli Stati europei che fa registrare la più alta tassazione sulle pensioni. Ricordiamo  inoltre che per chi è alla ricerca di soluzioni per la previdenza complementare da fine marzo 2022 è diventato operativo il regolamento Europeo 2019/1238 sui Pan-European personal pension product, conosciuti con l’acronimo PEPP che andranno ad affiancare, in Italia, i fondi pensione aperti e i Piani individuali pensionistici (Pip).

 

Domanda: ci sono state polemiche sulla lessicografia e sui contributi all’editoria di recente, ci sono dati europei in merito? Nuccia Rucati

Risposta: certo. In Unione europea e quindi anche in Italia ci sono dei contributi diretti ed indiretti all’editoria.  In Italia, Austria, Danimarca, Francia è lo Stato che li elargisce, in Germania sono i Länder.  L’Italia è penultima in Ue per risorse dirette pro capite impiegate a favore dell’editoria con oltre 88 milioni di euro.  Le forme di sostegno pubblico all’editoria, oltre ad essere rimaste operative anche successivamente al periodo di crisi economica, sono risultate integrate o rafforzate durante la crisi pandemica e ciò colloca la legislazione italiana di settore sulla stessa lunghezza d’onda di diversi Stati europei.  Mentre per quanto concerne la polemica sulla lessicografia ci tengo a ricordare che l’Istituto della Enciclopedia italiana è stato fondato nel 1925, su iniziativa di Giovanni Treccani degli Alfieri e di Giovanni Gentile. Nel tempo, Treccani ha accompagnato l’evoluzione della lingua e della storia italiana. Di recente la Treccani è stata attaccata su un quotidiano nazionale e insultata in quanto denominata “TRECCAGNA” in un articolo in cui veniva definita così sulla base di una accesa critica all’evoluzione del linguaggio e della cultura. Molti cittadini ed io stessa, sia come giornalista, donna, docente, cittadina, mamma, siamo davvero indignati per il mancato rispetto nei confronti di una istituzione che lavora con elevata qualità e combatte contro l’ignoranza da anni. “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo, fino a quando non comincia a splendere” scriveva Emily Dickinson. Quello che è avvenuto è gravissimo. Ancora più grave il fatto che vengano dati degli elevati contributi a questo giornale che non è la prima volta che utilizza insulti. C’è un codice deontologico a cui noi giornalisti dobbiamo fare riferimento e c’è pure un’etica che ci insegna come cittadini quanto sia importante l’educazione e il rispetto. Ci sono poi dei corsi di formazione di aggiornamento per giornalisti, che consiglio vivamente all’autore di tale articolo, proprio su come il linguaggio ci rappresenti e sulla lessicografia (ad es. sul perché sono stati introdotti i femminili di alcune professioni, sul perché i maschili in altre,  sul perché è stato messo prima il femminile… BASTA STUDIARE…). Ci sono diversi studi anche dell’Accademia della Crusca. C’è una presa di consapevolezza che questa deriva della parola, gli insulti, non giovino affatto alla nostra Società. Ledono i rapporti tra le persone. Creano discriminazioni, “fratture” tra generazioni e dolori talora insanabili tra i cittadini. Forse c’è chi vuole tornare alla tecnica del DIVIDE ET IMPERA? Mi spiace, non lo permetteremo. Occorre che si dia un freno. Occorre dire BASTA. È necessario difendere la CULTURA e il rispetto del linguaggio perché ciò che diciamo ci rappresenta come Persone, denota se siamo persone preparate, sensibili, o se siamo degli zotici, se abbiamo la mente chiusa. Aprire la bocca è come aprire un armadio, ognuno e ognuna si sceglie che “abito” mettere ogni mattina e così, quando si apre la bocca si sceglie quale parola utilizzare, cosa dire e questo mostra la nostra identità agli altri. La diversità di genere è appurata da studi scientifici. Numerosi studi ci dicono che era ed è necessario adeguare la lingua ai concetti ed alla consapevolezza dei valori della natura umana. “Si calcola che rimangano soltanto 6000 lingue delle 20000 parlate dall’umanità nell’era neolitica, e che la metà di esse sparirà nel giro di un secolo. Soltanto in America, scompare una lingua ogni anno. Il catawba della Carolina del Sud è appena scomparso” scriveva Serge Latouche. Dobbiamo difendere non solo l’Italiano, ma tutta la diversità delle lingue, che rappresentano la poliedricità del pensiero. Se riduciamo una lingua a poche parole, se la storpiamo, se la utilizziamo male, ne decretiamo la fine; il nostro italiano va studiato, va rispettato, non va sminuito, né ridotto a parolacce o slang, né riempito di colorati neologismi (ovvero parolacce e insulti) di cui dobbiamo imparare a fare a meno per lasciare ai nostri figli e nipoti un Pensiero, una Lingua, che siano energia vitale, parole piene di significato, di valori, di presente e futuro, parole  pulite, lineari, colme di significato e non parole vuote, senza senso, sminuenti, che non costruiscono relazioni, ma che creano muri, che dividono, che offendono. Molti cittadini hanno lamentato il fatto che sia deprimente e vergognoso che siano elargiti elevati contributi pubblici ad un giornale che non per la prima volta si distacca dalla qualità dell’editoria e del giornalismo italiano con titoli a grandi lettere fatti solo di insulti gratuiti e che non conosce la lessicografia. Chi insulta non può fare riferimento alla “libertà di stampa” che è ben altro Valore. La Commissione europea ha adottato di recente una legge europea per la libertà dei media: una nuova serie di norme per proteggere il pluralismo e l'indipendenza dei media nell'Unione Europea. La proposta di regolamento prevede, tra l'altro, garanzie contro le ingerenze politiche nelle decisioni editoriali e contro la sorveglianza. Speriamo che una volta entrate in vigore si elimini quindi tanta spazzatura che non è all’altezza della qualità del giornalismo italiano vero.

 

 

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