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Ibrahimovic: "Lukaku? Ho pensato mi abbia fatto davvero il malocchio"

Ibramihovic: "Il gol più bello contro l'Inghilterra. Juve? Moggi il top e sulle plusvalenze aspettiamo. Sanremo? Con Fiorello poca chimica"

Zlatan Ibrahimovic si racconta in una lunga intervista sul Corriere della Sera. L'attaccante del Milan ripercorre la sua infanzia nel ghetto di Malmoe e svela alcuni interessanti aneddoti che non riguardano necessariamente il calcio. Ad esempio, il multirazziale Ibrahimovic in che lingua pensa: "In campo, mai in svedese: è una lingua troppo gentile, e in campo serve cattiveria. Così penso in slavo. Qualche volta in inglese e in italiano".

Il bomber svedese poi svela il suo lato spirituale praticamente assente: "Credo in Dio? No solo in me stesso. Quando sei morto sei morto". Ibrahimovic però sembra essere piuttosto superzioso: "Non mi piace quando mi dicono “in bocca al lupo”. Non mi serve. Decido io come deve andare". Un ulteriore conferma arriva dal racconto dello scontro avuto con Lukaku nel derby di Coppa Italia: "Io sono cresciuto nel ghetto di Malmoe, e quando qualcuno mi viene sotto a testa bassa, lo metto al suo posto. Così l’ho colpito nel suo punto debole: i rituali della mamma. E lui ha perso il controllo. Ho però un dubbio. - continua l'attaccante - Quel derby l’abbiamo perso. Io sono stato espulso. Poi mi sono infortunato. Sono successe un sacco di cose storte. Vuoi vedere che il rito Lukaku me l’ha fatto davvero? Così ho chiesto agli amici credenti di pregare per me. Devo saldare il conto anche con lui. Spero di incontrarlo presto".

Sull'infanzia: "Ero un bambino che ha sempre sofferto. Appena nato, l’infermiera mi ha fatto cadere da un metro d’altezza. Io ho sofferto per tutta la vita. A scuola ero diverso: gli altri erano biondi con gli occhi chiari e il naso sottile, io scuro, bruno, con il naso grande. Parlavo in modo diverso da loro, mi muovevo in modo diverso da loro. I genitori dei miei compagni fecero una petizione per cacciarmi dalla squadra. Sono sempre stato odiato. E all’inizio reagivo male".

Sulla crescita come uomo e calciatore: "Ho imparato a trasformare la sofferenza, e pure l’odio, in forza. Benzina. Se sono felice, gioco bene. Ma se sono arrabbiato, ferito, sofferente, gioco meglio. Da uno stadio che mi ama, prendo energia. Ma da uno stadio che mi odia, ne prendo molta di più. Gli insulti razzisti? L’ultima volta è successo a Roma. Per l’esultanza dopo un gol. Cinquantamila persone mi gridavano zingaro, e l’arbitro ha ammonito me".

Il gol più bello? "Forse la rovesciata da trenta metri, in Nazionale, contro l’Inghilterra. Gli inglesi mi hanno sempre disprezzato, dicevano che contro di loro non segnavo mai...".

Sulla famiglia: "Ricordo quando Vincent da Stoccolma mi disse: 'Papà, mi manchi'. Una coltellata. Volevo mollare tutto, pure il Milan, e tornare da lui. Se odiavano il calcio? Li portavo a palleggiare: uno piangeva, l’altro guardava gli uccelli. Ora giocano a calcio tutti e due. Al provino sono andati con il nome della madre, Seger. Li hanno presi. Maxi ha scelto di chiamarsi Ibrahimovic. Vincent deve ancora decidere".

Sulla Juventus: "In partita cercavo il numero da circo, perché avevo un ego più grande di tutti gli svedesi messi assieme. Capello mi ha insegnato a badare al gol. E mi ha massacrato, di continuo. Un uomo molto duro. Il primo giorno ha fatto come se non esistessi. Moggi? Con me è stato il top. Gli scudetti revocati? Li bbiamo vinti, e nessuno ce li può togliere. Nessuno può cancellare il sudore, la fatica, la sofferenza, gli infortuni, i gol. Per questo, quando dicono che in carriera ho vinto undici scudetti, li correggo: sono tredici. Moggi era uno che incuteva soggezione, anche se non a me".

Sull'inchiesta plusvalenze: "È solo agli inizi, è presto per giudicare. Posso dirle che io su tasse, bilanci, soldi sono attentissimo, pago bene le persone che se ne occupano".

Su Berlusconi: "Troppo simpatico. Una domenica sono in tribuna a San Siro, mi fa sedere accanto a lui. Poi mi fa: 'Ibra, ti dispiace scalare di un posto? Sta venendo una persona molto importante'. Io scalo, scala anche Galliani. Penso che stia arrivando un politico. Invece arriva una donna bellissima, su tacchi impressionanti. Berlusconi mi strizza l’occhio: 'Persona molto importante...'. E forse per lui lo era davvero".

Su Sanremo: "Ero nervoso. Amadeus mi ha lasciato libero di essere me stesso. 'Cosa devo fare?' gli ho chiesto. E lui: 'Fai Zlatan. Guida tu, io ti seguo'. Fiorello? C’è stata meno chimica. Lui era il pilota numero 1, numero 2, numero 3; poi venivamo io e Ama. È bravo, ma parla troppo veloce, non capivo una parola".

Su Materazzi: "Entrava da dietro per fare male; e noi calciatori capiamo subito quando uno entra per fare male o semplicemente entra duro, come Chiellini, come Stam, come Maldini. Con lui avevo un conto aperto da anni. L’ho saldato in un derby. Quello entra a piedi levati, io salto, lo evito, e lo colpisco con una gomitata alla tempia. Pippo Inzaghi commentò: “Il più bel derby della mia vita: 1-0, gol di Ibra, Materazzi in ospedale”. Ovviamente stava scherzand".

Ronaldo o Messi? "Fortissimi entrambi. Dico Messi anche perché abbiamo giocato insieme. Il Pallone d’oro quest’anno lo meritava Lewandowski".

Su Guardiola: "Non mi ha mai capito. Voleva programmare tutto quello che dovevo fare. Mi veniva un gesto d’istinto, ma poi pensavo a quello che voleva Guardiola, e cambiavo. Così pensavo doppio. Guardiola non ama i giocatori di personalità. Ero diventato un problema; e siccome non riusciva a risolverlo, l’ho risolto io, andandomene".

Sul ritorno al Milan: "Con il Napoli era fatta; ma poi De Laurentiis cacciò Ancelotti. Allora chiesi a Mino: qual è la squadra messa peggio, che io posso cambiare? Rispose: ieri il Milan ha perso 5-0 a Bergamo. Allora è deciso, dissi: andiamo al Milan. È un club che conosco, una città che mi piace".

Su Mbappé: "È vero gli ho detto di lasciare il Psg. Mbappé ha bisogno di un ambiente più strutturato, come quello del Real Madrid. Però poi ho detto al presidente del Psg di non venderlo".

Su Donnarumma:  "Gigio è un grandissimo portiere. Se gli avessero dato quel che chiedeva, sarebbe rimasto al Milan. Ora deve fare casino per essere titolare nel Psg. Non esiste che i sudamericani impongano quell’altro. Gigio è più forte".

Su Gattuso? "Certo. Con Rino ci caricavamo a vicenda. Lui mi chiamava “brutto slavo”, io lo infilavo a testa in giù nei bidoni della spazzatura".

Sul futuro di allenatore: "Non lo so, è così stressante... Farò qualcosa capace di darmi adrenalina. Ma finché reggo, faccio il centravanti. Voglio giocarmi lo scudetto fino all’ultima giornata. E andare al Mondiale in Qatar".

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