Salute mentale dei giovani: servono più risorse, servizi accessibili e interventi precoci prima che il disagio diventi esclusione sociale
Esiste una vera e propria emergenza che in Italia è silenziosa e ai non esperti impercettibile. Questo perché non si evidenzia nel Pronto Soccorso degli Ospedali, nelle terapie intensive, non fa notizia. Continuando così, il futuro di intere generazioni sarà messo a rischio, con conseguenti ricadute anche di ordine sociale, economico ed umano. Questa è la crisi della salute mentale giovanile.
Ansia, depressione, disturbi alimentari, attacchi di panico, dipendenze comportamentali e disagio psicologico rappresentano oggi una delle principali cause di sofferenza tra gli adolescenti e giovani adulti. Circa il 75% dei disturbi ha un esordio prima dei 25 anni. Età limite per poter intervenire in maniera significativa.
Questa emergenza va esaminata, rivalutata e se possibile incanalata su un percorso adeguato ai tempi. Il 3% del Fondo Nazionale Sanitario assegnato è ancora sufficiente? Consideriamo alcune criticità. Perché l’attuale affanno? È solo un problema economico? Liste d’attesa sovraccariche. Dipartimenti di Salute Mentale sotto organico. Servizi di Neuropsichiatria infantile insufficienti. Famiglie allo sbando costrette a rivolgersi al privato, sostenendo costi che non tutti possono permettersi. In altre parole la cura della salute mentale sta diventando un privilegio economico. Chi ha risorse va dallo psicologo o dallo psichiatra, figure tra l’altro sempre meno presenti per carenza di organici o di vocazioni specialistiche. Una delle motivazioni di rinuncia alle cure.
Proprio questa diseguaglianza finisce per abbattersi sulla fascia di popolazione nella quale la prevenzione e l’intervento precoce possono cambiare radicalmente il decorso della malattia. Intercettare in questa fase è strategicamente fondamentale. Un giovane che non riceve cure tempestive può andare incontro ad abbandono scolastico, isolamento sociale, perdita di opportunità lavorative, dipendenze, cronicizzazione del disturbo, comportamenti suicidiari. Anche il costo economico per il Paese è elevato. La cattiva salute mentale determina perdita di produttività, aumento dell’assistenza sanitaria e sociale, riduzione di presenza nel settore lavorativo e incremento delle diseguaglianze.
Il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale ha riconosciuto la centralità del problema, individuando priorità condivisibili. Rafforzamento dei servizi territoriali, attenzione alla popolazione giovanile, continuità delle cure, riduzione delle diseguaglianze regionali e prevenzione. Senza risorse, resta tutto fermo alle considerazioni di partenza. Solo buone intenzioni e per di più corrette ed adeguate.
Non tutto è realizzabile in tempi brevi. Ma alcune urgenze andrebbero evidenziate subito per gli adeguati provvedimenti. Incrementare anche gradualmente il finanziamento per la salute mentale dal 3 al 5% del Fondo Sanitario Nazionale. Avviare un piano straordinario di assunzione per psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, educatori professionali, neuropsichiatri infantili e psichiatri. Inserire in maniera fissa e organica la figura dello psicologo scolastico e universitario. Garantire un accesso rapido e gratuito ai percorsi di supporto psicologico per gli under 30. Costruire una rete di prevenzione in grado di intercettare il disagio prima che diventi emergenza.
Sul perché di questi accorgimenti urgenti dovrebbe fare da grimaldello anche la questione economica e sociale. Abbandono degli studi, malessere ingravescente, disturbo d’ansia costante. La famiglia inerte non riesce il più delle volte a comprendere o intercettare i bisogni di aiuto anche per la mancata disponibilità degli adolescenti, che preferiscono “arrangiarsi” fuori di casa, con metodi e persone non proprio adeguate. Per queste considerazioni appare non più derogabile un autorevole intervento che ponga la prospettiva di cura e non solo di benevola attenzione, adeguata ai tempi ed ai bisogni delle persone.

