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Affari di Genio
Intelligenza Emotiva: cos'è, perché serve, come svilupparla

Per lungo tempo le emozioni sono state considerate una perturbazione del comportamento razionale dell’uomo. Quest’impressione derivava dal fatto che spesso proviamo emozioni spropositate o inefficaci rispetto agli eventi che le causano, rendendoci difficile lavorare, studiare e vivere. La psicologia e la scienza sono da tempo evolute e hanno confermato che, invece, le emozioni sono inequivocabilmente una parte fondamentale per “pensare bene”.

L’Intelligenza Emotiva (IE) sta emergendo infatti sempre più come un fattore decisivo per le competenze sociali, emotive e relazionali delle persone in generale e dei giovani in particolare.

L'intelligenza emotiva è stata persino inserita tra le prime dieci competenze richieste entro il 2020 dal World Economic Forum. Ricercata dai recruiter e incoraggiata dagli imprenditori, è sempre più una qualità chiave nelle selezioni: secondo lo studio Workplace Trend 2018, realizzato dal Gruppo Sodexo, rivela tra le altre cose che ben il 34% degli headhunter la ritiene fondamentale nelle selezioni di nuovo personale. 

Cos’è l’intelligenza Emotiva

L’Intelligenza Emotiva (IE) è la capacità di utilizzare le emozioni in maniera efficace e produttiva.

L’intelligenza emotiva può essere vista come la capacità di percepire, comprendere e gestire i propri stati d’animo e le proprie emozioni: la capacità di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, la capacità di utilizzare e regolare le proprie emozioni e quelle degli altri.

L’intelligenza emotiva è quindi l’insieme delle soft skill necessarie per gestire con efficacia le interazioni sociali che provocano emozioni. Questo migliora il nostro scambio comunicativo con gli altri, migliora la nostra capacità di problem solving, ci permette di sfruttare al meglio il pensiero costruttivo e il raggiungimento di migliori risultati.

Gestire le proprie emozioni e saper riconoscere quelle altrui permette di sviluppare e allenare alcune competenze “soft” fondamentali a livello professionale e personale:

  • competenze comunicative;
  • competenze di leadership;
  • competenze nella soluzione dei conflitti;
  • competenze nella soluzione dei problemi;
  • competenze nel prendere decisioni.

Tutte competenze che migliorano la capacità di lavorare in gruppo, di guidare e di cooperare per il raggiungimento degli obiettivi, con un impatto straordinario sui risultati personali, di studio e professionali.

Goleman e l'Intelligenza Emotiva

La maggior parte delle persone ha sentito per la prima volta il termine “Intelligenza Emotiva” intorno al 1995 con la pubblicazione del best seller di Daniel Goleman “Intelligenza Emotiva”. In questo lavoro, Goleman ha esposto una tesi molto forte secondo cui elementi come la consapevolezza, la gestione di sé e l’empatia determinano il successo personale e professionale.

Da allora sempre più le ricerche dimostrano che di fatto l’IE è un tipo di intelligenza separata da quella cognitiva (misurata dal QI) e ha componenti diverse dalle tradizionali misure della personalità. Non solo: le persone di maggior successo non sono quelle che possiedono necessariamente alti livelli di Quoziente di Intelligenza (QI) ma piuttosto quelle che hanno capacità sociali ed interpersonali fortemente sviluppate ovvero alti livelli di intelligenza emotiva (misurata dal QE).

I benefici di un elevato Quoziente di Intelligenza Emozionale

I benefici di un elevato QE, quoziente di intelligenza emozionale, sono tantissimi, sia per i giovani che per gli adulti. Nei ragazzi il QE aiuta ad incrementare il successo scolastico, favorisce la costruzione di forti amicizie e riduce la probabilità di comportamenti a rischio. Negli adulti le competenze emotive sono fattori decisivi per la crescita professionale, relazionale e per la qualità di vita.

  • Con una ricerca condotta su 667 scuole superiori da James Parker e il suo team  che ha somministrato agli studenti un questionario sull’IE e comparato i punteggi dei ragazzi ai risultati da loro ottenuti a fine anno è risultato chiaramente che più alto è il QE e migliori sono i risultati scolastici degli studenti.
  • Studi recenti sull’IE e l’abbandono scolastico mostrano che gli studenti con maggiore IE abbandonano meno la scuola rispetto ai loro compagni.
  • Lo sviluppo di competenze emotive riduce i comportamenti a rischio (quali l’uso di droghe, l’emarginazione e la violenza) mentre aumenta i comportamenti socialmente positivi (quali fare sport, avere buone relazioni con i compagni e la leadership): Dennis Trinidad e Anderson Johnson valutarono 205 studenti delle scuole medie nel sud della California, misurando sia l’Intelligenza Emotiva che l’uso di alcol e tabacco evidenziando come ragazzi con maggiore Intelligenza Emotiva facevano meno uso di alcol e tabacco.
  • In un affascinante ricerca sui comportamenti dei ragazzi, Mayer, Perkins, Caruso, e Salovey hanno somministrato ad adolescenti test sull’IE e sulle capacità verbali collegate al QI. Ai ragazzi fu chiesto “Pensa all’ultima volta in cui sei uscito con I tuoi amici e loro volevano fare qualcosa in cui ti sentivi a disagio (per esempio, qualcosa che ti sembrava rischioso o non una buona scelta).” Le risposte mostrano che una maggiore Intelligenza Emotiva (QE) aiuta i ragazzi a prendere decisioni più sofisticate, complesse e responsabili dal punto di vista sociale assumendosene anche i rischi
  • Da una ricerca condotta su 365 studenti e adulti in Grecia (età media: 25 anni) è emersa una forte correlazione tra IE e problemi relativi all’ansia e alla salute generale.

Insomma, certamente l’Intelligenza Emotiva non è, di per sé, sufficiente a creare da sola risultati ottimali ma certamente più una persona è supportata nello sviluppo della propria IE e maggiori sono i benefici per il suo sviluppo socio emotivo.

Come mettere in pratica l’Intelligenza Emotiva?

Visti i tanti benefici che porta il maturare competenze di Intelligenza Emotiva, resta da capire come fare per svilupparla.

A differenza di quello che molti sono portati ancora a credere, l’Intelligenza in tutte le sue forme, è più un’abilità che si matura con consapevolezza ed esercizio che una dote innata.

L’intelligenza Emotiva non fa eccezioni: si sviluppa imparando a riconoscere, gestire e trasformare in modo funzionale al contesto le proprie emozioni.

L’IE può essere applicata attraverso l’esercizio di competenze (su cui è possibile lavorare e quindi migliorare) fra cui l’abilità di identificare le emozioni, di motivare se stessi, di esercitare l’empatia.

Ovviamente non basta lavorare solo sul singolo ovvero sul ragazzo/bambino ma è necessario sviluppare anche il contesto nel quale vivono e soprattutto accompagnare anche genitori e insegnanti nel loro ruolo di educatori.

Non va dimenticato infatti, che i bambini e gli adolescenti fanno il 30% di quello che gli diciamo di fare e il 70% di quello che ci vedono fare. L’esempio dunque e l’interazione positiva e costruttiva con gli altri sono fondamentali.

Per approfondire questi temi così importanti ti segnalo il webinar che ho tenuto con Paolo Ruggeri di Open Source Management, azienda leader nella consulenza aziendale, in cui abbiamo parlato del suo bellissimo libro Le 10 Regole del Successo (Soft Skills Academy, Massimo De Donno e Paolo Ruggeri. Le 10 regole del successo)

 

Massimo De Donno 
Ideatore del Metodo Genio in 21 Giorni

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