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Architettare
Architettura, anche i muri hanno un'anima
Disegni di progetto per il Danteum a Roma, Giuseppe Terragni, (con P. Lingeri e M. Sironi), 1938

In Architettura, le forme hanno un’anima: nascono da un’esigenza, da un materiale presente in un luogo e poi, man mano, si trasformano, per effetto del tempo e delle varie culture. Il muro inerte, che si ottiene scavando la roccia, diventa animato, quando si trasforma in sostegno, sino a farsi colonna, conformando, rispettivamente, cavità oppure confini. 

Ancora, le architetture possono essere fatte di muri continui e di muri discontinui. Le prime, sono costruite attraverso lo scavo, l’accumulo, la stratificazione, la concrezione, il taglio. Le seconde sono costruite attraverso l’appoggio, l'innesto, la tessitura, l'intreccio. 

Architettura, progetto e costruzione sono temi cardine legati da un rapporto di necessità. Anna Bruna Menghini, che insegna progettazione architettonica e urbana presso l’Università La Sapienza di Roma, durante il terzo appuntamento del ciclo di seminari “Pensare l’Architettura”, ha accompagnato gli studenti del Politecnico di Bari in un viaggio quasi dantesco nella storia dell’Architettura. 

L’immagine scelta per la copertina della sua Lectio, nell’anno in cui ricorrono i 700 anni dalla morte del Sommo poeta, fa riferimento al progetto mai realizzato di Terragni, il Danteum, che doveva essere un’opera commemorativa dedicata proprio alla Divina Commedia. 

Un viaggio senza tempo, ascensionale, labirintico e tortuoso, che descrive la ricerca del linguaggio costruttivo dell’architettura, dell’origine di tutte le forme dell’abitare, attraverso una combinazione di elementi archetipici, di muri e colonne; tra luci e ombre, alla ricerca di una possibile verità e identità dell’architettura.  

Un viaggio nella memoria del costruire che, anche nella narrazione di Menghini, si spinge sino alle origini. Una risalita dal mondo egizio, greco, romano, rinascimentale, barocco, sino alle sperimentazioni più moderne e addirittura contemporanee, che ha descritto, nel tempo, come sia stato declinato, interpretato e aggiornato il rapporto tra gli elementi primari dell’architettura: il muro e la colonna. Un dialogo che è stato in grado di generare spazialità differenti e dal quale derivano tutti gli organismi edilizi.

03Il muro e il trilite: Tempio di Horus a Edfu e Partenone
 

Essi trovano la loro origine nelle forme primarie dell’atto costruttivo: il “recinto” e la “copertura”, che rappresentano i due gesti elementari di appropriazione e protezione dello spazio, sintetizzati nell’architettura della casa. Il muro “recinge” e genera spazi “concavi”: costruisce il limite, definisce gli spazi, separa la “società di stanze”; delimita un “interno” e può accogliere nel suo spessore, nella sua massa, luoghi da abitare: emblematica diventa l’architettura dei templi egizi, recinti opachi, introversi, che separano

La colonna “sostiene” e genera spazi “convessi”: porta il peso della copertura e, al contempo, ritmicamente ripetuta lungo un perimetro, delimita un interno in continuità con il paesaggio, come accade nei templi greci, permeabili, estroversi, che uniscono.

Stereotomia e Tettonica rappresentano due modi differenti di costruire. La stereotomia descrive il lavoro del muratore che scava la massa continua, taglia la pietra; 

la tettonica descrive l’operazione del carpentiere che costruisce addizionando, giustapponendo elementi discreti, di legno. Il muro e la colonna esprimono, non solo, quindi, due forme paradigmatiche, due principi di costruzione ma, anche, mondi culturali differenti - identificati dalla reperibilità di materiali della tradizione locale - che, talvolta, si contrappongono, altre, si integrano. 

01Pianta per il Danteum a Roma, Giuseppe Terragni, (con P. Lingeri e M. Sironi), 1938 
 

Operando una semplificazione, che ha lo scopo di rendere più comprensibili fenomeni altrimenti complessi, si possono distinguere due aree geografiche a cui corrispondono, rispettivamente, le architetture stereotomiche e quelle tettoniche, efficacemente descritte dall’architetto spagnolo Campo Baeza, nella sua Architettura come idea costruita

Da una parte, il Sud del Mondo, caratterizzato da un'architettura litica, pesante e massiva, che cerca la luce, che poggia sulla terra come se nascesse da questa, fondata sul taglio dei blocchi di pietra; da un’architettura del podium, del basamento, dello stilobate, rappresentata sinteticamente dall’architettura della caverna, alla quale rimanda il Pantheon. 

Dall’altra, il Nord del Mondo, caratterizzato da un'architettura leggera, ossea, elastica, costruita attraverso la giustapposizione di elementi lignei, che si posa sulla terra come in punta di piedi; un’architettura che deve proteggersi dalla luce; un’architettura dell’involucro e dell’abaco, che trova il suo riferimento nell’architettura della capanna, alla quale rimanda la Cattedrale gotica.  

Le ibridazioni sono ricorrenti: il progetto non realizzato del Palazzo a Orianda, in Crimea, di Schinkel, teorico tedesco dell’Ottocento, ne diventa il manifesto, con il suo basamento stereotomico, che sembra nascere dalla terra, attraverso un’operazione di sottrazione della massa, e il tempio al di sopra, opera tettonica, leggera, fatta di elementi lineari giustapposti. 

È forse da queste considerazioni che si potrebbe ripartire per promuovere un avanzamento dell’arte del costruire del nostro tempo, per recuperarne il filo interrotto.

Palazzo Orianda Crimea defPalazzo Orianda, Crimea, Karl Frederich Schinkel, 1840
 

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