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Arte Futura
Il mercato dell'asta non si ferma: ma la credibilità ora conta di più

Nel 2019 il totale delle vendite delle case d’asta in Italia ammontava a oltre 260 milioni di euro, in crescita rispetto ai 225 milioni registrati l’anno precedente. Come ben si intuisce si tratta di un mercato di nicchia, nel quale le case d’asta italiane, al contrario di quello che si possa pensare, si distinguono e sono assolute protagoniste. Infatti i primi posti nella classifica annuale, redatta da Paolo Manazza del Corriere della Sera sull’inserto “Economia” e di Marilena Pirrelli sul Plus 24Ore del sabato, sono occupati, ormai da molti anni, da case d’asta italiane le quali hanno un totale di vendite sensibilmente superiore alle due filiali italiane delle major Sotheby’s e Christie’s.

Per fare qualche numero, nel 2019 la prima casa d’aste italiana per volumi di vendite è stata Pandolfini la quale con sedi a Milano, Firenze e Roma ha totalizzato oltre 43,5 milioni di fatturato, seguita dal Ponte di Milano con oltre 32 milioni. Solo al terzo posto si è classificata Sotheby’s Italia con 31 milioni di vendite, mentre bisogna scendere di molte posizioni per trovare la “collega” Christie’s che ha avuto un fatturato di poco meno di 14 milioni di euro.

Vero è che le due internazionali trattano ormai in Italia solo arte moderna e contemporanea e qualche asta on line di gioielli, ma si tratta comunque di una propria scelta strategica e commerciale legata, immagino, alla particolare difficoltà del mercato italiano non tanto in materia di forza economica dei clienti, quanto alla particolare normativa che caratterizza il nostro paese in campo di esportazione di opere d’arte e al “ricco” numero di norme fiscali, tributarie e giuridiche in genere, che sono la principale causa della scarsità di investimenti stranieri nel nostro paese.

Il mercato italiano è quindi cresciuto nel 2019, perlomeno nel settore delle vendite all’asta, contro una performance negativa del mercato globale dell’arte pari al 5%, rilevata dal Global Art Market Report pubblicato il 5 marzo scorso da Art Basel e UBS, che peraltro comprende anche il mercato delle gallerie d’arte. Certamente la guerra dei dazi fra America e Cina, i disordini di Hong Kong e soprattutto la Brexit, con tutte le sue incertezze, non hanno contribuito positivamente all’andamento del mercato dell’arte.

Le performances delle case d’asta italiane sono ancora più ragguardevoli se viste in questa prospettiva. Per esempio Pandolfini ha avuto una crescita a doppia cifra rispetto al 2018 dovuta sia a maggiori vendite effettuate nei settori trainanti, come ad esempio il Vino da Collezione, i Dipinti Antichi e del secolo XIX, i Gioielli e soprattutto gli orologi da Polso, ma anche ad una vendita straordinaria di arte Moderna che ha scritto una pagina importante nella storia del mercato dell’arte italiano.

Mi riferisco alla vendita “Tesori Ritrovati” che è stata organizzata nella sede milanese della casa d’aste alla fine di Ottobre 2019, e che racchiudeva opere internazionali impressioniste e moderne che provenivano da una collezione italiana. Fra queste dipinti di Picasso, Matisse, Chagall, Mirò, Balla, Boccioni, Degas, Monet e ben due opere di Van Gogh, artista molto raro sul mercato.

Ebbene, i risultati dell’asta tenutasi a Milano, che molti avrebbero visto bene e forse meglio a Londra o a New York, sono stati straordinari con aggiudicazioni che spesso hanno abbondantemente superato i valori internazionali, con una partecipazione di pubblico da tutto il mondo. La migliore dimostrazione che ormai il mercato dell’arte è veramente globale ed il prezzo realizzato da una determinata opera a Milano, a Firenze o a Roma è in linea con quello realizzato da un’opera simile per dimensioni, tecnica e qualità su un mercato come Londra, New York o Parigi.

A questo aggiungo che sempre più spesso si dimostra nelle vendite all’asta, ed in particolare in quella precedentemente citata, che i clienti italiani sono agguerritissimi ed hanno una propensione all’acquisto di opere d’arte molto alta. Per questo motivo in molte vendite, sia in Italia che all’estero, gli italiani sono protagonisti e quando, per il mio lavoro, mi reco nelle sale d’asta delle grandi major, per esempio a New York o a Londra, queste sono sempre molto frequentate da collezionisti e da mercanti italiani, a conferma di tutto ciò che ho espresso in precedenza.

La previsione per il 2020 è però carica di incertezze: la nota emergenza sanitaria sta costringendo tutte le case d’asta, italiane e straniere, a rimodulare i propri calendari e a puntare sempre più sulle aste on line, canale che per forza di cose dovrà essere potenziato ed al quale andrà certamente dato un indirizzo ben preciso in relazione alla visione strategica di ogni società.

Le case d’asta italiane non potranno certo essere escluse da tutta la serie di obblighi che saranno definiti dal Governo per la riapertura prevista dopo il lockdown. Fra questi il più stringente sarà certamente il divieto di assembramento, con intuibili conseguenze per i frequentatori delle sale e delle esposizioni. A tale impedimento le case d’asta potranno rispondere con un maggiore utilizzo della tecnologia, cercando di mostrare l’opera al potenziale cliente nel modo migliore possibile, con particolare attenzione, per esempio, alla riproduzione fotografica della stessa e alla sua rappresentazione in un contesto, dando all’utilizzatore del servizio la percezione delle dimensioni e delle proporzioni. Tale strategia permetterà di effettuare vendite a distanza senza che il cliente senta la necessità, peraltro sempre molto diffusa, di vedere l’opera dal vero e di esaminarla personalmente, anche per dissipare ogni dubbio sullo stato di conservazione. In questo contesto sarà decisiva la credibilità della casa d’aste la quale rappresenterà sempre più un fattore critico di successo.

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A questo canale si dovrà aggiungere quello delle vendite private, già molto utilizzato dalle nostre case d’asta per opere di particolare importanza o per quelle i cui proprietari, in un momento di incertezza, non vogliano esporsi in asta con un prezzo e rischiare un invenduto. In questo modo è intuibile che il confine fra attività di casa d’aste e di galleria si farà sempre più marginale, sia perché appunto le prime opteranno sempre più per la private sale, sia perché le seconde acquisiscono e acquisiranno molto spesso mandati a vendere da parte di collezionisti che intendono vendere parte o tutta la propria collezione operando quindi per conto terzi sul mercato.

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Pietro De Bernardi
Pietro De Bernardi

 

(galleriafutura.com)

 

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