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Congresso, ecco perché il Pd rischia di finire come i socialisti francesi
Stefano Bonaccini, Elly Schlein, Matteo Ricci e Dario Nardella

Il Pd rischia di finire come i socialisti francesi

Tanto tuonò che alle fine piovve: habemus data. Il 19 Febbraio 2023 sarà il giorno del congresso del Partito Democratico, il primo partito di opposizione del parlamento. Un mese prima del previsto. C’è da eleggere la nuova o il nuovo segretario. La specifica lessicale determinativa non è un caso, ma ormai un mantra. È, comunicativamente, la cosa maggiore che si ricordi, fatta dal Pd, in questo primo mese di opposizione al governo Meloni. Quasi un dettaglio preoccupante

Non solo: è una postilla surreale, quasi anacronistica, avanzata dalla deputata Laura Boldrini. Che, tendenzialmente, non è neanche una dem dura e pura. Dal 2019 si, ma con trascorsi di matrice sinistra ed ancora prima vendoliana. Dettagli. Ma la polemica, spenta dallo stesso Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel giro di poche ore, è il termometro che segna la temperatura di questo Partito Democristiano da opposizione. Non abituato, certo. Affetto da sindrome di governismo, probabile.  Ma non è questo il punto. 

Lo scontro tra opposizioni sarà la vera partita dei prossimi mesi parlamentari. Mentre il Terzo Polo e M5S hanno già leadership chiare, il Partito Democratico l’avrà (forse) tra tre mesi esatti. Tre mesi in politica sono una tempistica biblica, nel corso dello quali succede di tutto. E anche di più. E succede, soprattutto, che le altre due opposizioni saranno centrali nel dibattito politico ed anche parlamentare. Con un rischio, lontano e difficile ma non certo impossibile: il Pd potrebbero finire come i socialisti francesi. In Francia, con quattro tornate elettorali (2007, 2012, 2017, 2022), i socialisti, ma a ragion del vero anche i popolari, sono quasi elettoralmente scomparsi. Non è un caso che gli ultimi due ballottaggi siano stati tra République en Marche del Presidente Macron e Rassemblement National di Marine Le Pen. Entrambe leadership chiare e comunicativamente forti. Che escludono gli altri pretendenti. 

Fattore non marginale è che la  celebrazione del congresso concentri tutti gli sforzi alla conquista della leadership interna piuttosto che ad un chiaro e forte posizionamento esterno. Il nostro dislike stavolta va ai tempi biblici (ma magari necessari) di un congresso che rischia di cambiare gli attori ma non copione. Del resto, con un campo delle opposizioni così affollato e una leadership governativa così chiara, il rischio del socialismo francese è molto più di una semplice suggestione autunnale

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