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Imprese e Professioni
SACE, Fondo di Garanzia, MES, BEI, SURE, banche: chi finanzierà le imprese?

Il piano del governo per garantire 400 miliardi di euro alle imprese con il Decreto Liquidità. Dove le banche hanno una grande importanza e un ruolo di primo piano.

Chiariamo subito che non si tratta di uno stanziamento di risorse. Si tratta invece della stima massima dei prestiti che ad avviso del Governo dovrebbero essere attivati dal sistema bancario in base alle garanzie fornite dallo Stato. La garanzia statale al 100% con risorse senza filtro si applicherà ai miniprestiti sino a 25.000 euro per micro imprese e per Partite Iva senza alcuna valutazione bancaria o del fondo Centrale di Garanzia.

Su questa materia abbastanza complessa intervistiamo Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano

ALESSIA POTECCHI

Cara Alessia, potresti dare qualche chiarimento ai nostri lettori?

"Sono individuate nel decreto legge liquidità il quadro delle garanzie per sei tipologie di impresa:

1) imprese con meno di 5000 dipendenti in Italia e fatturato fino a 1,5 miliardi ( garanzia statale 90%);
2) imprese con oltre 5000 dipendenti in Italia e con fatturato tra 1,5 e 5 miliardi (garanzia statale 80%);
3) imprese con fatturato superiore a 5 miliardi (garanzia statale 70%);
4) piccole e medie imprese e persone fisiche esercenti attività d’impresa arti e professioni per un prestito non oltre 25.000 € (garanzia statale 100%);
5) imprese fino a 499 dipendenti con fatturato fino a 3,2 milioni (garanzia 90% Stato e 10% confidi);
6) imprese fino a 499 dipendenti prescindendo dal fatturato (copertura 90%)".
         

Andiamo nel dettaglio

"Per le tre prime fattispecie (1,2,3) il rimborso dei prestiti avverrà in sei anni; per le fattispecie (4,5,6) il rimborso inizierà non prima di due anni e durerà sei anni. Per i casi 1,2 e 3 l’interlocutore è la SACE Per i casi 4,5,6 l’interlocutore è il Fondo centrale di Garanzia".

Ma quanto costeranno questi prestiti alle imprese?

"Il tasso di interesse non è ancora specificato in termini definitivi per tutte le tipologie di garanzia previsti. Le procedure prevedono in tempi rapidi l’approvazione del decreto legge, e l’UE in tempi rapidissimi ha già dato il via libera, così come aveva già fatto per provvedimenti simili con Germania, Belgio e Romania. Ulteriori modifiche possono venire dal decreto attuativo del MEF (Ministero dell’economia e finanze) per meglio dettagliare i requisiti integrativi per erogare alle imprese prestiti di taglia superiore per le imprese con fatturato di oltre 5 miliardi".

Tutte le imprese possono beneficiarne?

"La garanzia è concessa anche a beneficiari con inadempienze probabili o scadute o sconfinanti purché non precedenti al 31 gennaio 2020. Occorrerà nel dibattito parlamentare e nell’attuazione delle norme operare con rapidità e con una robusta semplificazione della modulistica e delle procedure. Entro sette-dieci giorni entrerà in funzione la piattaforma web della SACE con l’ABI. La Banca d’Italia ha indirizzato una pressante raccomandazione alle banche per accelerare una risposta massiccia alla domanda di liquidità delle imprese rafforzando i servizi telefonici e i canali digitali. L’ABI è scesa in campo con determinazione. Evitiamo di cadere in trappole burocratiche".

Come si sta comportando l'Europa?

"Anche lo scenario europeo in queste settimane è stato protagonista di un dibattito serrato e di decisioni importanti dopo l’intesa di massima del 9 aprile dei 27 Ministri delle Finanze dell'Unione. Il MES (Meccanismo Economico Salvastati) può erogare crediti fino a 240 miliardi. Gli Stati potranno ottenere prestiti fino al 2% del loro Pil (35 miliardi per l’Italia) con l’unico vincolo dell’impiego per i costi sanitari diretti o indiretti del Coronavirus.

La BEI (Banca Europea per gli Investimenti), ricevuti dagli Stati membri 25 miliardi, potrà fornire garanzie sui prestiti chiesti alle banche per erogare denaro alle aziende colpite dagli effetti del Coronavirus con una mobilitazione di risorse supplementari fino a 200 miliardi di euro. Il fondo SURE (fondo per la disoccupazione europea) finanzierà sino a 100 miliardi le casse integrazioni nazionali salvaguardando i posti di lavoro".          

Stiamo arrivando finalmente a un compromesso con l'Europa?

"Sì, il compromesso, oltre a stabilire questo primo pacchetto di 540 miliardi, ha fatto un'apertura importante per realizzare un fondo speciale per il rilancio dell’economia nella Unione Europea sulla base di un debito comune. È un’ipotesi da negoziare. I francesi immaginano una soluzione a lungo termine con titoli congiunti per un valore di 500 miliardi. In particolare il ministro delle finanze francese Bruno le Maire prevede che i costi del fondo vengano scaglionati nel tempo indebitandosi a lungo termine con titoli in comune. La questione del fondo e del suo finanziamento si incrocerà con la approvazione del prossimo bilancio comunitario 2021/2027".

Possiamo essere ottimisti allora?

"Direi di sì, anche se ci troviamo dinnanzi ad un’apertura tutta da negoziare. Ecco perché l’Italia ha buone carte da giocare. Non dimentichiamo che l’Italia è un’economia di peso, è un Paese membro del G7. La strategia del Ministro Gualtieri ha ottenuto, anche grazie ad un’abile costruzione di alleanze con altri otto paesi dell’Unione Europea, tra cui la Francia la Spagna e il Portogallo, di sospendere il fiscal compact. Ha avuto assist importanti con gli interventi recenti di Mario Draghi e dell’ex cancelliere della Germania Schoreder. In particolare poi la nuova presidente della BCE Christine Lagarde ha fatto marcia indietro sulle sue iniziali infelici dichiarazioni sullo spread per varare il PEPP (Pandemic Emergency Purchase) programmando senza limiti investimenti per l’acquisto dei titoli. La Presidente della Commissione Europea ha concesso ampia flessibilità agli Stati in politica fiscale escludendo dai vincoli UE le spese per contrastare l’epidemia. Ha varato il SURE, un fondo per finanziare l’erogazione di sussidi di breve termine ai disoccupati, ai lavoratori alle imprese per non licenziare nessuno. Reputo che questo sia un accordo che va ampliato ma è l'accordo migliore nelle condizioni date che ovviamente erano e rimangono complesse: la cosa importante è che si sia arrivati a decisioni condivise per dare l'immagine di un'Europa che si muove in maniera unita e solidale dinnanzi ad una crisi che è simmetrica, cioè che investe tutti gli Stati, e che non dipende da condizioni economiche pregresse dei singoli Stati."

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