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Lampi del pensiero
Coronavirus: mancano le mascherine, ma presto avremo i bavagli

Finora ci era stata tolta, in nome dell’emergenza, la libertà di muoverci. E di uscire di casa. Pare che adesso stiano facendo piani di volo per toglierci, sempre per il nostro bene, quella di pensare e di esprimerci liberamente. Il bavaglio è quasi pronto. Stanno ultimando le ultime rifiniture. Insomma, mancano le mascherine, ma presto avremo i bavagli. Ne ha dato puntuale notizia l’Ansa: “Coronavirus: Martella, sanzioni certe contro le fake news”. Il Sottosegretario all’Editoria ha spiegato che, per avere notizie vere e bussole precise bisogna rivolgersi ai professionisti dell’informazione. E ha testualmente aggiunto, con toni che suonano irresistibilmente orwelliani, che “Il Coronavirus cambia e cambierà il mondo. E deve spingere a scrivere la parola fine all'epoca del 'tutti sanno fare tutto'. Se per curarsi bisogna rivolgersi ai medici, per avere notizie vere e bussole precise bisogna rivolgersi ai professionisti dell'informazione". Chiaro, no?

Mi siano concesse alcune piccole considerazioni filosofiche. Non ho la pretesa che vengano prese in considerazione. Del resto, non sono un “professionista dell’informazione”, nel senso chiarito da Martella. E dunque ciò che dico non è certo come matematicamente lo è ciò di chi, ad esempio, vi scrive ogni giorno dalla prima pagina di “Repubblica” o vi parla ogni sera da Rai1. Prima considerazione. A rigore, ciò che dico dovrà essere punito come fake news, perché non solo non proviene dalle fonti ufficiali degli esperti, ma assai spesso lo contraddice. Prima che mi sia negato il diritto di farlo, mi affretto allora a dire ciò che penso. L’Occidente nega se stesso, dacché nega uno dei suoi princìpi fondativi e fondamentali: la libera ermeneutica, ossia la facoltà di interpretare. Martella dovrebbe sapere che se nelle scienze della natura può valere il parametro dell’esattezza, esso non vale nelle scienze dello spirito: ove è invece richiesto quell’interpretare che presuppone vi siano versioni e letture diverse, e talvolta anche opposte. Senza essere per forza nietzscheani fautori del teorema per cui “non esistono fatti ma solo interpretazioni”, una cosa è certa: i fatti possono essere variamente interpretati.

Ora, negare la possibilità dei punti di vista diversi e delle differenti interpretazioni, squalificando come “fake news” quelle che non risultano coerenti con la linea che si è deciso essere esatta e indubitabile, significa appunto negare il principio dell’ermeneutica. Di più, significa negare la possibilità stessa della democrazia, che si regge sul dialogo tra i diversi, e non su quella delegittimazione del diverso su cui, invece, si fonda il dispotismo. Chi decide che cosa è vero o falso, caro Martella? Il dialogo socratico tra le diverse posizioni, avrebbe detto Platone. Gli esperti dell’informazione, mi dirà invece lei. E chi decide – le domanderebbe ora Socrate – chi è esperto dell’informazione e chi no, chi dice verità indubitabili e chi propala fake news? La risposta è chiara, gliela leggo sulle labbra, anche se – mi rendo conto – non la si può dire, almeno non così brutalmente: il potere decide chi è esperto e chi no, chi è titolato a diffondere la tesi che si presuppone essere vera e chi invece deve essere silenziato perché dice fake news, cioè tesi che contrastano con ciò che giova al potere e dunque è vero.

È davvero straordinario come la tesi vera sia sempre puntualmente quella che conferma il potere e il suo ordinamento: ma è il potere che ama il vero o è il potere a decidere cosa deve essere vero? La domanda è legittima e urgente. Ne abbiamo avuto una triste conferma in questi giorni: un servizio del TGR Leonardo del 2015 che diceva cose opposte a quelle che oggi dice la linea ufficiale degli esperti. Quest’ultima ha sostanzialmente dichiarato fake news il servizio del 2015. Ma allora anche gli esperti dicono fake news? O, semplicemente, il potere decide di volta in volta, a seconda dei suoi interessi, cosa sia vero e cosa sia fake news? Eppure dovremmo sapere che il vero è index sui et falsi (Hegel). Il vero non dovrebbe bastare da solo a smascherare, con la sua potenza, il falso? Può davvero dirsi vero e non menzogna supportata dal potere un vero che si imponga per decreto e non in forma dialogata? Il vero, se è tale, non mette a tacere per legge il falso: al contrario, il vero è tale nella misura in cui, mostrando se stesso, mostra in pari tempo la falsità del falso. Senza violenza, senza punizioni a norma di legge. È semmai il falso che, quando vuole a tutti i costi imporsi come vero, deve mettere per legge a tacere il vero, di modo che quest’ultimo non possa più esibirsi. Bisogna sempre diffidare di un vero, che per trionfare, debba ricorrere al silenziamento per legge del suo opposto: è, infatti, storicamente questa una prerogativa della falsità, allorché si trova al potere. Vorrei ricordarle l’ovvio, gentile Sottosegretario: ma anche l’ovvio vuole la sua parte. Se apriamo la strada alla sanzione delle fake news, apriamo la strada alla sanzione, sotto il nome di fake news, di ogni prospettiva divergente dall’ordine simbolico dominante. 

 

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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