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Lampi del pensiero
Green pass? Ricatto del regime sanitario: liberi a due condizioni

Così parlò non Zarathustra, ma Mario Draghi, l’euroinomane di Bruxells, ex banchiere Goldman Sachs: "a partire dalla seconda metà di giugno sarà pronto il Green pass europeo. Nell'attesa il governo italiano ha introdotto un pass verde nazionale, che entrerà in vigore a partire dalla seconda metà di maggio".

Queste le parole di Draghi nel corso della conferenza stampa convocata a conclusione del G20 con i ministri del Turismo. "Il mondo vuole viaggiare in Italia - ha asserito l’ex banchiere sulla plancia di comando del Paese - e l'Italia è pronta a ridare il benvenuto al mondo. Non ho dubbi che il turismo nel nostro Paese riemergerà più forte di prima".

Insomma, Draghi ha spiegato che il permesso nazionale permetterà di viaggiare senza restrizioni: a patto che, naturalmente, si disponga del permesso stesso. "Grazie al pass italiano - ha affermato l’ex governatore della BCE, ora propagandato come salvatore della patria - i turisti saranno in grado di spostarsi da un Paese all'altro senza quarantena, a patto che possano dimostrare di essere guariti dal Covid, vaccinati o negativi a un tampone".

La notizia buona, come usa dire, si accompagna a quella negativa. Buona è, naturalmente, la notizia che finalmente si recuperano quote delle libertà sospese, tra le quali la libertà di movimento. Meno buona, invece, mi pare quella secondo cui potranno beneficiare di tale libertà solo quanti – con le summenzionate parole di Draghi – “possano dimostrare di essere guariti dal Covid, vaccinati o negativi a un tampone”.

Insomma, non è poi vero che venga restituita la libertà sequestrata: o, meglio, viene restituita ma sub condicione. Solo per quanti, appunto, si rivelino, esibendo il pass corrispondente, sudditi zelanti del nuovo Leviatano terapeutico, in grado cioè di dimostrare, esibendo l’apposito documento, o di essersi sottoposti al vaccino come nuovo sacramento della religione sanitaria o di essere negativi al tampone, piegandosi al nuovo rito del controllo biopolitico incessante sopra e sotto la pelle.

Insomma, la libertà che dicono di averci sottratto per proteggere la nostra vita non ce la restituiscono sic et simpliciter: per averla, occorre abbassare la testa e fare ciò che lor signori, i pretoriani dell’ordine terapeutico, hanno deciso; in caso contrario, si resta privi della libertà di movimento. Non è, invero, una prassi particolarmente originale e innovativa: si chiama ricatto e la storia del genere umano, nelle sue pagine più buie, l’ha conosciuta non poche volte.

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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