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Lo sguardo libero
Perché il casco di Grillo è poco verosimile

Beppe Grillo, garante del Movimento 5 Stelle, nonché suo fondatore con Gianroberto Casaleggio nel 2009, si presenta alla riunione in un hotel romano coi leader del movimento e con l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, indossando un casco che ricorda quello degli astronauti.

Il M5S è il partito che ha raccolto più voti, il 32% del totale, alle ultime elezioni politiche del marzo 2018. Ha sostenuto gli esecutivi Conte I e II e ora quello del premier Mario Draghi. Il Governo del Paese, della Ricostruzione, che deve affrontare l’emergenza pandemia - che ha finora causato oltre 97mila morti - e gestire i 209 miliardi che Next Generation EU destina all’Italia.

Grillo sa che è sempre meglio rispondere a un giornalista cui è stato indicato di scrivere un pezzo, altrimenti c’è il rischio che per così dire lavori di immaginazione. Tuttavia, non ha risposto a chi gli chiedeva il perché del casco (qualche testata ha ipotizzato un riferimento al rover Perseverance sbarcato su Marte il 18 febbraio) e in questo modo ha come indirettamente dato il via ai commenti, che poi inesattamente non sono arrivati, forse perché è faticoso riflettere su questi temi. Si accolgano quindi, con tutto il rispetto, alcuni liberi dubbi e riflessioni.

1 – Gli albi professionali prevedono il dovere di tutelare l’onore della professione e la fiducia degli utenti nei confronti della stessa. Un capo politico, pur non esistendo l’albo professionale dei politici, a maggior ragione, perché indirizza o fa le leggi che determinano la vita dei cittadini, dovrebbe seguire tali regole applicandole ai propri ambiti relativi e attività. Che cosa pensa un cliente/utente di fronte a un architetto, un avvocato, un giornalista, un ingegnere, un medico con un casco da astronauta?

2 – In generale secondo l’etichetta, comportamenti bizzarri, imprevisti e paradossali sono considerati sconvenienti e mal tollerati.

3 – Un personaggio pubblico è un esempio per le persone e i giovani in particolare.  Questi ultimi possono presentarsi a un esame universitario o a un colloquio di lavoro con un casco da astronauta?

4 – In una società in cui la televisione fa la parte del leone e c’è confusione tra comunicazione, giornalismo, informazione e spettacolo, tenere separato il serio e il faceto (il che è anch’esso un principio deontologico derivato, che dovrebbe valere anche nelle trasmissioni giornalistiche, sì al comico purché sia chiaro quando a parlare è il comico… si scriva nel sottopancia “L’angolo del comico”). Per completezza: l’ironia naturalmente è un indice dell’intelligenza.

 5 – C’è anche una questione, minore nella fattispecie, di riconoscibilità. Si pensi al dibattito sulle donne islamiche o ai cosiddetti “black bloc” col volto nascosto. È vero che le mascherine anti-Covid ridimensionano necessariamente tale aspetto, ma l’assunzione di responsabilità, il metterci la faccia è un principio della democrazia.

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