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Lo sguardo libero
Putin pessimo manager (come dice Orbán)
Vladimir Putin, al potere da 22 anni; guida ininterrottamentre la Federazione russa dall’agosto 1999, o quale capo di Governo o di Stato

La Cina subirà conseguenze negative sostenendo il Cremlino

Se si paragonasse un capo di Stato o di Governo all’amministratore delegato (CEO per dirla all’inglese) di un’azienda, Vladimir Putin come manager numero uno della Russia, è pessimo.

La sciagurata invasione dell’Ucraina, decisa dal presidente della Federazione Russa - oltre che causato 4.000 morti solo tra i civili (dati Onu) ma gli effettivi sarebbero molti di più -; avrà conseguenze.

1 - Putin sta distruggendo l’Ucraina e impoverendo il mondo, alle prese con inflazione record (solo in Italia, dato Istat pubblicato oggi: +6,9% a maggio, ai massimi dal 1986), crisi energetica e rallentamento dell’economia del pianeta. L’ex anonimo agente del KGB sarà chiamato a  pagare i danni.

2 – Colui che guida il grande Paese al di là degli Urali, ininterrottamente dall'agosto 1999 (quindi da 22 anni), o come capo di Stato o di Governo, ha rovinato sia il futuro di almeno i prossimi dieci anni della Russia - che pagherà a lungo gli effetti delle sanzioni e il fatto che l’Europa si vuole emancipare il più possibile dal gas e dal petrolio suoi (ieri i leader Ue hanno stabilito lo stop al 90% delle forniture di petrolio russo tra otto mesi) – sia la reputazione della Russia stessa e dei russi (che non hanno colpa). Serviranno anni per recuperare una buona fama.

3 – Lo zar del Cremlino è riuscito persino a compromettere la Cina, che per necessità e ragioni per così dire di alleanza politico-storica, ha deciso di appoggiare l’economicamente debole Russia.

4 – L’autocrate di Mosca, prima della guerra, già aveva gestito male il Paese, con scelte economiche mediocri  e basando il proprio potere sul sistema dei privilegi degli oligarchi.

Infine, Putin sembra non conoscere uno dei principi fondamentali del management: gli obiettivi devono essere misurabili e raggiungibili. Così ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orbán: “Quello di Putin può essere descritto solo come imperialismo, cioè voler spostare i confini con la forza. Il mio messaggio è molto, molto chiaro; gli obiettivi che la Russia si pone non saranno raggiungibili”.

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