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Palazzi & Potere
Pancani: “Draghi al Quirinale? Una garanzia per l’Europa”

Andrea Pancani è uno dei punti di riferimento nel giornalismo italiano. Inizia la sua carriera nel 1982 a Roma nella redazione di Olimpico per poi approdare, dopo alcune esperienze in Rai e dopo aver fondato con Dina Luce “Vogliadiradio, a Telemontecarlo che nel 2001 diventerà La7.

Dove ancora oggi lavora come vicedirettore del Tg e autore e conduttore di Coffee Break a cui è arrivato dopo anni al timone di Omnibus.

Nel suo talk mattutino protagonista la politica ma anche l’economia, il lavoro i temi della salute e della scienza con interviste e dibattiti con ospiti di primo piano ed esponenti della società civile.

"È ovvio che se il centrodestra dovesse vincere a Roma e Torino si ribalterebbe tutto quello che si è detto fino ad oggi sul risultato delle Amministrative.

“Soprattutto per la posta in gioco di Roma, che va oltre il governo della città", ci dice. "Credo che per entrambi gli schieramenti siano due sfide molto aperte anche se bisogna inquadrarle nell’attuale momento, caratterizzato dalle polemiche sull’assalto alla sede della Cgil, dallo scontro su fascismo e antifascismo, dalle  contrapposizioni sul Green pass e sui tamponi gratis. Comunque a Roma Michetti se la gioca pur avendo Gualtieri già incassato l’endorsement di Calenda e di Conte, anche se è da vedere come si orienteranno i rispettivi elettori. Idem a Torino dove Damilano è un imprenditore molto stimato anche nell’area di centrosinistra. 

Poi c’è la grande incognita astensionismo, sia a Roma che a Torino, che potrebbe però penalizzare il centrodestra il cui elettorato, storicamente, è meno avvezzo al ballottaggio, ossia a tornare ai seggi elettorali.

Parliamo di politica nazionale e di Mario Draghi. Dove lo vedresti tra palazzo Chigi, Quirinale o Europa?

Molti sostengono che ci voglia la continuità di Draghi per il PNRR, dunque più lui resta a palazzo Chigi meglio è. Fare però previsioni sull’elezione del nuovo capo dello Stato e su cosa possa ancora succedere nel  corso della legislatura è molto complicato, almeno in questa fase, se cioè il governo arriverà al 2023 o meno. Credo però che Draghi al Quirinale possa rappresentare anche per l’Europa la garanzia per il completamento del PNRR e delle relative riforme, indipendente da chi poi guiderà il governo. Al Quirinale infatti il mandato dura sette anni, un arco di tempo idoneo a dare appunto continuità alla crescita e modernizzazione del Paese scavallando quel 2026, data in cui gli ambiziosi progetti del Recovery Plan devono essere messi a terra. 

E la cosa, alla fin fine, potrebbe far comodo anche ai partiti perché sarebbe Mario Draghi a portare a termine quelle riforme che sono invocate da anni, farebbe insomma lui il “lavoro sporco”. 

Nel frattempo le forze politiche avrebbero tutto il tempo per  riorganizzarsi e rinnovarsi, magari di trovare nuove leadership, con la

prospettiva di ereditare un paese forse un po’ meno complicato e in grado di affrontare le nuove sfide.

 

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