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Puglia Obsession
Salento, i nassai di Gallipoli intrecciano calmi tra l’invasione dei giovani

Oggi vi racconto una storia che affonda le sue radici in anni lontani e che rischia ahimè di volgere al termine. Lui è Vincenzo mastro nassaio. Volto scavato dal tempo, bruciato dal sole, dolci i lineamenti, amabili i suoi sorrisi. Mani grandi e callose intrecciano giunchi da quando aveva appena 8 anni eppure non si sono mai stancate, anzi corrono gioiose avanti e indietro in questa festa danzante di ago e funicella che entrano ed escono a stringere tra loro vinchi selvatici. Lo trovi sempre lì Vincenzo, su “lu scalune” della sua bottega, dalle prime luci dell’alba fino alle ultime ore della notte. 

Il suo non è un mestiere, ma uno scorrere lento e felice della sua vita in un ritmo di altissima meditazione. L’anima è in pace, dispensa sorrisi e gentilezza a valanga, non serba rancori, non ricorda astio con alcuno, ha raggiunto oramai livelli altissimi di beatitudine, perché il sacrificio e la devota passione, gli hanno aperto orizzonti ampissimi di serenità. Cosicché il suo lavoro è diventato ragione di vita, primo pensiero dolce del mattino, amore ardente e incondizionato. E tutti lo conoscono, non c’è turista che non si fermi ad ammirarlo, perché Vincenzo si lascia amare con un semplice, soave sguardo.

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La sua bottega è l’angolo delle meraviglie, nasse dalla più piccola alla più grande, stelle marine di giunco che cinge spago dai colori brillanti, cesti mangia frutta, portalampade e tanto ancora. Tutto realizzato con la cura maniacale che da sempre contraddistingue gli artigiani salentini.

È la Gallipoli dei tempi antichi ad abbagliare, basta avere occhi aperti per focalizzare angoli nascosti di bellezza ancora in auge. Di piccole botteghe ce ne sono tante…dallo storico alimentari che emana profumi prelibati nel cuore pulsante della città vecchia, al barbiere gentiluomo, dai pescatori in canotta che sbrogliano reti e preparano “lu consu”, a tutti i maestri nassai come Vincenzo che colorano qua e là le banchine di un porto incantato.

I nassai, questi nassai…quanta arte, quanta poesia! Bisognerebbe diffondere la bellezza che c’è in loro perché ci si possa innamorare nuovamente di un mestiere così romantico, un mestiere che rischia di scomparire. Io c’ho provato, insieme al mio amico Vincenzo, è dura all’inizio, ci vuole pazienza, ma pian pianino ti accorgi che l’anima inizia a scaldarsi di un tempore bellissimo, di pace.

E ci si appassiona facilmente e poi capisci che in tutto quel lavoro, in tutta la fatica, c’è un significato profondissimo che resta impregnato lì nel tuo capolavoro. Mai potró liberarmi da questa ossessione pugliese che tormenta piacevolmente il mio mondo interiore!!!

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