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Rocca sbrocca
Green Pass più esteso per i guariti dal Covid: appello al Governo
Fonte LaPresse

I guariti dal Covid hanno una memoria anticorpale e un'immunità naturale più lunga dei vaccinati e quindi dovrebbero avere un Green Pass di durata più estesa

Non sei, ma almeno nove o dodici mesi dovrebbe durare il green pass per coloro che sono guariti dal Covid-19, i quali, secondo i risultati di un'importante ricerca scientifica realizzata su elevati numeri di popolazione, sarebbero molto più al sicuro dei vaccinati in termini di memoria anticorpale post infezione.

Finora non si è fatta troppa distinzione tra la risposta anticorpale di chi è guarito dal virus e chi si è vaccinato, ragion per cui la validità del green pass è stata omologata, ma un'autorevole studio realizzato in Qatar e divulgato la scorsa settimana, sta potenzialmente facendo luce su questo aspetto poco chiaro ai più e passato in secondo piano nella fase di emergenza ma che rimane un punto su cui è importante fare chiarezza anche per una corretta informazione.

Secondo tale studio, pubblicato il 24 novembre sul New England Journal of Medicine, chi ha contratto il virus del Covid-19 con sintomi veri e si è ripreso corre pochi rischi di contrarre nuovamente la malattia.

Lo studio in questione, realizzato in Qatar e finanziato da Weill Cornell Medicine-Qatar, Ministero della sanità pubblica del Qatar, Hamad medical Corp e Sidra Medicine, si basa un numero esteso di oltre 353 mila persone reclutate attraverso data base nazionali per una popolazione studiata tra il 28 febbraio 2020 e il 28 aprile 2021 dove le reinfezioni venivano contate se una persona risultava positiva almeno 90 giorni dopo la prima infezione.

Tra questi, dopo aver escluso circa 87.500 persone con un libretto di vaccinazione, i ricercatori hanno scoperto che quelli con immunità a causa del recupero da COVID-19 avevano un rischio minimo di reinfezione o casi gravi della malattia. Sono state identificate solo 1.304 reinfezione. Ciò significa che lo 0,4 percento delle persone con immunità naturale e senza libretto di vaccinazione ha contratto il COVID-19 una seconda volta e nessun caso di morte è stato registrato tra coloro che sono stati contagiati una seconda volta.

Questi risultati ci dicono che, a pochi giorni dell'introduzione del super green pass prevista per il 6 dicembre, in vista del periodo natalizio e fino al 15 gennaio (almeno per ora), occorrerebbe equiparare i numeri tra i guariti e i vaccinati. Mi spiego.

Poiché, da quello che emerge, le persone di partenza in salute, che sono guarite e perciò, naturalmente immuni, hanno una memoria anticorpale migliore dei vaccinati, in un'ottica di green pass, non sarebbe corretto considerarli alla stregua dei vaccinati, dove, secondo le autorità sanitarie si presenterebbe un calo degli anticorpi indotti dall'inoculazione anche solo dopo tre mesi. Pertanto, sarebbe più corretto e giusto, considerati i rarissimi casi di reinfezione, allungare la validità del green pass per i guariti ad almeno nove mesi (contro i sei dei vaccinati) e, sulla base di questo conteggio, adeguare le date per la somministrazione del richiamo vaccinale necessario per validare il green pass al termine di almeno nove mesi dall'infezione naturale da cui si è guariti.

Sulla base delle analisi dello studio pubblicato il mese scorso sul New England Journal of Medicine l'avvocato Erich Grimaldi, presidente e legale rappresentante di UCDL, Unione per le cure, i diritti e le libertà, già a sostegno del Comitato delle cure domiciliari del Covid, ha presentato al governo un atto di diffida ed invito ad adempiere, con riferimento ai cittadini guariti dal SarsCov 2, “finalizzato ad ottenere l'estensione de green pass a 9-12 mesi con il contestuale esonero temporale da vaccinazione obbligatoria, laddove è stata prevista l’obbligatorietà, anche al fine di scongiurare eventuali reazioni avverse. Secondo il testo dell'appello rivolto ai rappresentanti del governo: “Comprendere il livello di protezione dell'infezione precedente rispetto a quello della vaccinazione è fondamentale per la definizione delle misure di contrasto al virus. Questo studio appena pubblicato, si aggiunge alla crescente evidenza scientifica che indica che le persone che si sono riprese da COVID-19 godono di alti livelli di immunità contro la reinfezione e di una protezione ancora maggiore contro malattie gravi e morte”.

Diventa a questo punto essenziale che il governo valuti attentamente la richiesta di criteri di assegnazione del green pass differenti tra guariti e vaccinati, per una questione di sicurezza sanitaria e di gestione amministrativa del paziente, oltre al fatto che, senz'altro, aumenterebbe la fiducia nella ricerca scientifica, la quale per definizione, si aggiorna continuamente sulla base delle evidenze che emergono dalla sua stessa applicazione nel tempo.
 

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