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Lavoro, nuova frontiera: dal digital marketing allo storytelling
Cristiano Carriero

Sempre di più oggi si sente parlare di “digitale”, la nuova frontiera per quanto riguarda il mondo del lavoro. E così si parla di digital marketing, digital strategy e così via. E un ruolo centrale ha assunto anche lo storytelling.

Ma siamo sicuri di sapere di cosa si tratta? In cosa consistono queste attività e dove ci portano? E ancora, che percorso bisogna intraprendere per entrare in questo settore?

Ne parliamo con Cristiano Carriero, Digital & Marketing per Performance Strategies, ma anche autore per Hoepli Editore e blogger.

 

Cristiano, partiamo da te. Ti occupi di content marketing, di “contenuti”. Ci vuoi spiegare di cosa si tratta?

Partiamo da un presupposto e sgomberiamo il campo: non si tratta solo di saper scrivere bene, anche se questa è una parte fondamentale del processo. Occuparsi di contenuti vuol dire analizzare cosa cerca il tuo pubblico, la tua nicchia, stabilire un dialogo, farsi trovare attraverso azioni mirate. Il web è uno spazio immenso, quasi infinito. Oggi i contenuti sono testuali, fotografici, audiovisivi. Foto, video, podcast, e-mail, tutto è contenuto. Chi si occupa di content marketing deve pensare prima di tutto al processo: che tipo di contenuti devo produrre per raggiungere il mio obiettivo? È chiaro che l’obiettivo deve essere ben saldo e monitorato, perché in base a quello cambia il linguaggio. Vogliamo più richieste di informazioni o vogliamo vendere? Ecco che l’uso di un linguaggio persuasivo, nel secondo caso è più adatto. In ogni caso spiego più approfonditamente la questione nel mio libro, Content Marketing (Hoepli) in uscita a febbraio.

Come sei arrivato a questa realtà? Che percorso di formazione hai seguito?

Ho seguito l’istinto. Ho lavorato sul campo e mi sono sporcato le mani. La laurea conta poco, contano le capacità. Oggi è sempre più raro che un datore di lavoro ti chieda che titolo hai, molto più probabile che ti chieda cosa hai realizzato. E io ho realizzato cose buone e cose meno buone. L’insieme di queste dà il mio valore, oggi. Un consiglio pratico però posso darlo subito, ai più giovani, al di là del vostro percorso di studi seguite chi vi piace e chiedetegli di poter imparare. Io ho avuto la fortuna di conoscere Luca Conti e, al di là dell’amicizia che ci lega oggi, ho chiesto di poterlo aiutare con il suo lavoro. Nel frattempo apprendevo. Scegliete il miglior storyteller, il miglior regista, il miglior venditore, quello che volete e chiedetegli se potete dargli una mano. Imparerete un sacco di cose.

Che consigli daresti a dei ragazzi che volessero entrare nel mondo del digitale per organizzare al meglio i propri studi e approntarsi un valido curriculum?

I ragazzi di oggi sono già digitali, non è lì che devono studiare e migliorare. Piuttosto devono leggere libri di marketing, di negoziazione, di leadership. O grandi classici, libri di antropologia. Il resto è pratica. Oggi chi vuole lavorare in questo mondo deve saper fare molte cose. Scrivere bene non basta più, è una parte. Il professionista di oggi deve saper utilizzare tool di editing di video e foto, deve sapersi organizzare il lavoro e avere coscienza delle opportunità del mobile working. Il vero curriculum, in questo campo, è Google. O se vogliamo allargare il campo i social, ma intesi al contrario rispetto a come si intendevano fino a qualche anno fa. I giovani devono imparare a investire più tempo su Linkedin, a scapito di quello passato su Facebook.

Digital marketing, digital strategy... in altre parole, tutto ciò che ruota attorno al digitale. Ci vuoi aiutare a capire meglio di cosa si tratta e perché proprio questo oggi è un settore sempre più importante?

Potremmo anche togliere il suffisso “digitale”. Conta il marketing, conta la “strategy”, ma il digitale è scontato ormai. Qualunque campagna di comunicazione parte da lì. È finita l’epoca in cui s considerava la strategia digitale come ultima pagina della presentazione. Il digitale è la nostra vita, è quello che facciamo ogni giorni: leggiamo digitale, scriviamo digitale, prendiamo informazioni, prenotiamo, compriamo. Le aziende si trovano ad un punto molto complesso del processo: i senior sono troppo poco digitali, i junior pensano che i social siano la panacea di tutto. Sto estremizzando, ma è per far comprendere che le figure intermedie (i 30enni) svolgono in questo momento un importante ruolo di raccordo. Un mio amico e grande professionista, Dino Amenduni, ha scritto un mese fa un articolo nel quale spiegava perché avrebbe tolto la parola “social” dal suo bigliettino da visita. Si chiama socialmedianiente e mi sento di condividerlo pienamente. Noi trentenni siamo già grandi per essere solo digitali, ma abbiamo un ruolo estremamente importante, insieme ai senior e ai nativi digitali.

Tu sei laureato in lettere moderne e scrivi libri ma, allo stesso tempo, lavori nel campo del digitale. All'apparenza e dal “di fuori” due ambiti, due mondi, direi, molto diversi e distanti tra loro. Ma è proprio così?

Vale quello che dicevo precedentemente. Non sono due mondi distanti, anzi. Il mondo digitale ha solo esteso e potenziato gli spazi a disposizione. Certo, ci vuole una grande capacità di evolversi, ma è Darwin a spiegarcela. Se io smetto di imparare non sono tagliato fuori, devo semplicemente cambiare mestiere, e non è detto che questo non accada un giorno. Sono fermamente convinto che oggi il mondo del lavoro bruci molte più energie e risorse, e non è detto che tutti riescano a stare al passo. Bisogna anche considerare altre ipotesi, ma è qui che la mia laurea, i miei studi e le mie passioni tornano in ballo. Perché gli strumenti cambiano, ma la base e la cultura restano. A noi resta la missione di innovare e di inventarsi, perché il pezzo di carta non interessa a nessuno.

Abbiamo parlato anche di storytelling. In cosa consiste e che importanza ha per un miglior successo nel fare impresa?

Lo storytellig è una modalità di racconto. Anche qui si confonde spesso con la capacità di saper scrivere, ma si può fare un ottimo storytelling con i video, con le foto o con il disegno. Conta la storia, la sceneggiatura, la capacità di mischiare la fiction con la realtà, sospendendo l’incredulità per far avvicinare le persone ad un determinato prodotto o servizio. Parlare con un linguaggio da venditori non basta più, non è utile a generare attenzione e condivisione. Attenzione però: postare un bel tramonto su Facebook non è Storytelling. Questo è Storytelling, a budget zero*.

*Miravete de la Sierra, dopo questo video realizzato gratuitamente con l’aiuto dei 12 abitanti del paese, ha realizzato più visitatori unici del sito della Spagna e incrementato il turismo del 300%!

I social, lo sappiamo, hanno assunto un ruolo sempre più importante, anche a livello di marketing. Un esempio tra tutti, Facebook. Che funzione svolgono oggi e come bisogna rapportarsi ad essi? Quali sono i vantaggi e i rischi nel loro utilizzo?

Parto dal rischio più grande: la defocalizzazione. Facebook distrae, e molto. È scientificamente provato che ha generato in noi un drastico calo dell’attenzione. Io l’ho provato su me stesso e sto cercando a tutti i costi di darmi delle regole ben precise. Il vantaggio è che è un social mainstream. Il consiglio, a livello aziendale, è di usarlo in modalità Buisness Manager, in modo da non vedere le notifiche personali. Avere una programmazione ben definita, a lungo termine, monitorarlo, sfruttare il real time marketing se necessario e se coerente con il brand. Valutate anche se è Facebook il social che converte di più nel vostro business, perché potrebbe anche non essere così. Tornarndo alla tua domanda, Facebook è certamente un potente strumento di marketing, ma solo se gli dedichiamo un budget sostanzioso. Facebook non è gratis, almeno non per chi non investe tempo (e quindi denaro) nella cura di una community.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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