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Coronavirus
Covid, la conferma: è batteriofago, 4 antibiotici lo possono curare

“SarsCov 2 non si replica solo sulla cellula umana, ma anche attraverso i batteri”. Quella che sei mesi fa era una notizia, oggi è fatto conclamato, pubblicato sulla “bibbia” della scienza mondiale, Pubmed.

 

Cosa significa? Che il virus SARS-CoV-2 replica il suo Rna anche nei batteri del microbioma, da quello orale fino ad arrivare a quello intestinale.  Ovvero, induce anche la produzione di tossine batteriche. Tale dato pone le basi per migliori implicazioni sul fronte delle cure e della rilevazione e tracciamento del patogeno attraverso non solo il tampone naso faringeo ma anche nella analisi delle feci.

 

 

Il SARS-CoV-2 è  anche un batteriofago:  Gli autori del lavoro hanno osservato che in vitro funzionano alcuni antibiotici, impedendo la replicazione nelle cellule batteriche.  Quattro in particolare.

I risultati  della ricerca pubblicata su Pubmed indicano senza possibilità di errore alcuna, che la replicazione virale avviene anche nella cellula batterica e può essere influenzata dalla somministrazione di specifici antibiotici. Inoltre, come osservano in un altro studio, ci sono proteine batteriche indotte dalla presenza del virus;  tali molecole potrebbero essere in parte la razio di alcuni sintomi e segni clinici dei malati di COVID-19.

Gli studiosi hanno testato anche gli antibiotici che funzionano contro questo ulteriore meccanismo di replicazione – spiega il dottor Giuliano Marino, esperto in procedure e protocolli sanitari e in Clinical Governance-  Ritengo che  di fondamentale importanza sembra essere la tempistica di utilizzo in virtù della presenza anche  delle tossine batteriche: più vengono prodotte tossine, intuitivamente, peggiore sarà il quadro clinico. Perciò, le cure vanno somministrate il prima possibile”.

 

Il problema del tampone

La ricerca ha analizzato la presenza e la replicazione dell’Rna virale (SARS-CoV-2) in campioni fecali, nonché l’attività del patogeno nelle feci di pazienti affetti da COVID-19, con risultati inoppugnabili. E questo ha una conseguenza anche sulla modalità di rilevarne la presenza nel nostro corpo attraverso il tampone.

 

“Un tampone molecolare alle feci è molto più attendibile di un tampone nasale” -prosegue Marino e pertanto è intuitivo che il grado di positività della popolazione è molto sottostimato, siamo più portatori di quanto crediamo, ma in gran parte asintomatici”.

 

“Se è batteriofago, ci saranno sempre più varianti”. Problemi con alcuni antinfiammatori.

In questo studio gli autori hanno persino pubblicato alcune sequenze mutate delle proteine del virus, prodotte dai batteri. Questo concetto era stato espresso dal Dr. Carlo Brogna nell’intervista in anteprima, rilasciata ad Affaritaliani sei mesi fa. “Il virus è anche batteriofago e quindi sta ovunque, è ubiquitario e viene mutato costantemente -aveva detto Brogna. “Per questo è riduttivo parlare di variante brasiliana, indiana e quant’altro: fra poco ci sarà anche la variante lombarda, o di Cinsello Balsamo. Ma la cosa positiva è che si cura”. Così, aveva lapidariamente asserito il ricercatore.  “Il problema è che se il virus è batteriofago, le tossine  prodotte possono essere additive ai farmaci normalmente assunti da una persona in terapia  per alcune patologie. Ad esempio, potrebbero causare  molti problemi alcuni antinfiammatori,  gli ace inibitori, i beta bloccanti, i calcio antagonisti, i farmaci per il Parkinson, per l’Alzheimer e per molte altre patologie.

Facciamo un esempio. I batteri sembrano produrre tossine simili alla fosfolipasi A 2, che agisce sia sui meccanismi della coagulazione e soprattutto su quella dell’infiammazione potenziando la  polmonite. Se Il malato dovesse assumere un particolare antinfiammatorio potrebbe amplificare  tali sintomi. Renderebbero più grave la polmonite. Da questa sinergia tossine- farmaci possono solo derivare  aumenti di coagulazione, problemi neurologici, polmoniti”. Le tossine spiegherebbero anche i long-COVID.

 

I giovani meno a rischio degli anziani

“I giovani hanno una flora batterica diversa ( riportano molti studi) oltre ad avere una immunità molto più reattiva. Questi dati però, sono ancora oggetto di studio. Un anziano o una persona che prende già vari farmaci e produce tossine batteriche si potrebbe trovare in una condizione di rischio molto diversa”.

La ricerca è su Pubmed. Il mondo accademico ne prenderà atto?

“Ricordo anche di alcune ricerche, che hanno usato un’altra metodologia, dove si opina da anni che anche il virus dell’HIV possa essere anche batteriofago -chiosa Marino- Quindi molte mutazioni potrebbero provenire proprio dalla matrice batterica. Siamo di fronte ad un nuovo modo di osservare i patogeni. Andrebbero rifatti i controlli forse anche per molti altri virus classificati fin ora come patogeni esclusivamente della  specie umana.

 

 

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