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Mancano medici, ma i 100 dottori sfruttati nell'era Covid ora vanno a casa

Sanità, mancano medici e il ministero manda a casa i 100 giovani dottori reclutati durante l'era Covid

“Abbiamo iniziato a lavorare fin dall’inizio della pandemia e siamo sempre stati rinnovati fin quando abbiamo ricevuto da Giuseppe Celotto una mail, il 29 dicembre, in cui ci ringraziava per l’encomiabile lavoro svolto e ci informava che il nostro rapporto di lavoro terminava”. Così parla Raffaele Quarta, uno dei cento giovani medici italiani che oggi non lavora più ed è in attesa di trovare un incarico.

Giuseppe Celotto, invece, è il direttore della direzione generale del personale, organizzazione e bilancio del ministero della Salute, che altro non ha fatto che dare seguito formale e amministrativo a un contratto scaduto, insieme al dicastero dell’Economia che dovrebbe ricollocare e approvare le risorse necessarie, “dunque una scelta in primo luogo politica” dice Raffaele Quarta che, insieme al collega Fausto D’Agostino, si fa coordinatore e portavoce dei 100 medici che hanno ricevuto la lettera di cessazione della collaborazione. Questo accade mentre le regioni cercano medici all’Estero per sopperire alle carenze degli organici e la Calabria, per esempio, è il caso più clamoroso.

Raffaele QuartaRaffaele Quarta
 

Covid-19, i medici lasciati a casa dopo la pandemia: “Fiduciosi che il ministero non disperda l’esperienza acquisita”

Assunti sin dalle prime fasi del Covid19, da febbraio 2020 il numero di questi medici è cresciuto fino ad arrivare ad alcune centinaia di unità, confermate di volta in volta dai decreti che hanno regolato l’emergenza sanitaria, per ridursi progressivamente agli attuali 100 medici che, il 29 dicembre 2022, hanno ricevuto dalla direzione del personale del ministero della Salute una mail. “In vista dell’approssimarsi della cessazione degli effetti dell’Ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile n.931 del 13 ottobre 2022, il contratto in essere stipulato con questa Amministrazione (Min. Della Salute – ndr), scadrà il prossimo 31 dicembre” era scritto nella mail.

Dunque, dice ancora Quarta “due giorni per apprendere che, dopo aver rischiato la vita, non sono più necessari. Tutte le competenze acquisite durante lo stato emergenziale, che tanto sarebbe stato utile mettere a sistema, evaporano insieme alla mail”. Nella mail seguono i consueti ringraziamenti per “l’encomiabile attività prestata per tutto il delicato e complesso periodo dell’emergenza sanitaria da Covid19 dimostrando grande professionalità e senso del dovere e con l’augurio per un futuro ricco di soddisfazioni professionali. Parole che, alla luce della perdita del lavoro, risuonano come una beffa. Neanche una proposta di una stabilizzazione come più volte le leggi hanno ribadito”.

Raffaele Quarta dice, inoltre, che a metà dicembre d’accordo con i proprio colleghi, ha inviato una mail al ministro della Salute che di seguito si riporta: “Siamo 100 Medici e siamo precari del Ministero della Salute. Siamo parte integrante dall'inizio della pandemia da covid-19, di questa fondamentale istituzione che tutela e salvaguardia la salute di tutti cittadini. In questo lungo periodo abbiamo lottato senza sosta, contribuendo al superamento della fase più buia della pandemia. Ancora oggi svolgiamo il nostro lavoro su tutto il territorio nazionale, dalla sede centrale di Roma, alle sedi periferiche, che risentono maggiormente della grave carenza di personale medico. Il nostro contratto lavorativo di co.co.co. scadrà il prossimo 31 dicembre: questo determinerà oltre alla perdita del nostro lavoro, un importante spreco di risorse umane che si sono altamente specializzate in questi anni. In questi mesi, sono state approvate diverse norme per la stabilizzazione del personale precario, che abbia lavorato nel periodo epidemico, ma, ciò nonostante, noi non siamo ma stati inclusi in nessuna procedura di stabilizzazione. Con la piena responsabilità che crediamo di aver dimostrato in questi anni per la tenuta del sistema sanitario nazionale, chiediamo attraverso questa lettera che vengano assicurate delle adeguate risorse per un programmato fabbisogno organico di medici che lavorano per il ministero della salute. La stabilizzazione di queste persone è certamente una questione etica e morale: un principio di giustizia che un Paese civile non può ignorare, ma rappresenta anche il più grande investimento per il futuro della sanità italiana. Per questi motivi, vogliamo sensibilizzare le istituzioni affinché possano intervenire sostanzialmente in merito, attraverso un serio programma di stabilizzazione dei precari nel rispetto dei fabbisogni del ministero. Il nostro lavoro è, e deve essere, una risorsa per tutti cittadini. Il diritto alle cure per tutti rappresenta ancora oggi una sfida per l'intero Sistema Sanitario Nazionale.” 

La lettera inviata dai cento medici non ha avuto riposta, ma anzi il 28 dicembre è arrivata loro la doccia fredda. Tuttavia, il medico Raffaele Quarta, con il collega Fausto D’Agostino coordinatori del gruppo dei 100 medici, “siamo fiduciosi che il ministero della Salute non intenda disperdere il patrimonio di esperienza acquisito da chi come noi ha lavorato in prima linea durante la pandemia. Auspichiamo che si possa arrivare in tempi brevi a un ricollocamento di questi medici che potrebbero in questo modo continuare a dare il proprio contributo alla collettività e al sistema sanitario nazionale.”

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