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Coronavirus

"Se dipendesse da me riprenderei esattamente quello che ha detto oggi l'Ema, mettendolo in pratica. Gli effetti collaterali sono rarissimi e inferiori a quelli dell'aspirina: al 4 aprile abbiamo avuto 169 casi di trombosi cerebrale su 34 milioni di dosi somministrate, come si fa a dire che questi sono effetti collaterali tali per cui va sospeso il vaccino?". Maria Rita Gismondo, microbiologa dell'ospedale Sacco di Milano, intervistata da Affaritaliani.it, commenta la decisione di oggi dell'Ema sul vaccino AstraZeneca.

"L'Ema ha evidenziato che questi effetti collaterali sono rarissimi e non riguardano solo le donne, semplicemente le donne sono state maggiormente vaccinate con AstraZeneca e quindi ci sono stati più casi. Io continuerei come è stato fatto fino ad oggi, anche se è vero che la Gran Bretagna, in via super-precauzionale, ha scelto di non vaccinare con AstraZeneca sotto i 30 anni. Visto che la Gran Bretagna è il Paese che ha la maggiore esperienza con questo vaccino e avendo a disposizione anche altri vaccini, potremmo anche noi utilizzare AstraZeneca sopra i 30 anni anche per dare ai cittadini un segnale di massima tranquillità".

Per quanto concerne l'obbligo di vaccinarsi per gli operatori del settore sanitario, la Gismondo si mostra perplessa: "Sono contraria a qualsiasi obbligo nella vita, se non ovviamente a quello di nuocere al prossimo. La società deve essere consapevole e subire un obbligo è sempre negativo. Per quanto riguarda i sanitari nutro qualche perplessità formale, è giusto che vengano vaccinati ma l'imposizione per alcune categorie è un provvedimento degno di riflessione".

La cosiddetta immunità di gregge - prosegue la microbiologa - "si ottiene quando è stato vaccinato un numero tale di persone da impedire che l'infezione circoli. Per quello che sappiamo oggi i vaccini a disposizione prevengono la malattia grave ma non l'infezione, o quantomeno non ne siamo assolutamente certi visto che ci sono stati casi di persone vaccinate che sono risultate positive, magari asintomatiche".

E quando torneremo a una vita normale o quasi normale? "E' una conquista che va raggiunta step by step, non esiste una data per il liberi tutti. Servono comportamenti che da un lato assicurino il ritorno della socialità e anche ad esempio della cultura ma che dall'altro prevengano la diffusione dell'infezione. Se abbiamo una circolazione elevata del virus possiamo occupare un cinema al 25%, se la circolazione è bassa si può magari arrivare al 50%. Le misure vanno calibrate in base al momento, al luogo e alla situazione. Gestire in sostanza la compatibilità di una vita quasi normale con la prevenzione dell'infezione. E, ovviamente, più è alto il numero di vaccinati e più si può aprire", conclude la Gismondo.

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