Lo “cheffismo”, che sarebbe quella moda importata dagli Usa per cui le Tv sono invase da quelli che una volta si chiamavano cuochi o al più capocuochi, imperversa. Non c’è ora del giorno e della notte che uno “chef” non compaia in Tv ad elargire consigli culinari che la famosa casalinga di Voghera non si sognerebbe mai di applicare. Ed è anche leggermente inquietante sentire la mattina, nei famosi discorsi da bar, Totti sostituito da Cannavacciolo come tema dominante.
Ma da qualche tempo lo cheffismo ha fatto un salto in avanti e non si limita più a dare ricette, ma forte del suo consenso sociale interviene anche in questioni politiche. Naturalmente tale fenomeno si sta allargando anche agli immigrati con chef etnici che competono con i nostrani. E a tal proposito lo “chef” Rubio, ad esempio, approfitta della sua popolarità per scendere in politica ed attaccare Salvini, naturalmente via social (l’abbinata chef più social è terribile).
E così Rubio quotidianamente manda i suoi messaggi, non sui manicaretti ma appunto di politica e dice, ad esempio,” Salvini? Il problema è chi lo vota”. E poi sgancia il suo manifesto, manco forse Calenda: “Non sono di destra e neanche di sinistra, o di centro e neanche democristiano o radicale. Sono oltre tutti questi sotto insiemi perché il mio pensiero è un pensiero di una persona che se si deve riconoscere in qualcosa, si riconosce nel manifesto anarchico e nel movimento musicale punk”. Rubio è “oltre”, nietzschianamente, la destra e la sinistra.
E, naturalmente, nel mondo della Rete comincia a girare il suo nome come un futuro leader del centro – sinistra. Come dire, da Marx e i lavoratori a Rubio e alla pasta asciutta.

