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Cronache
'Ndrangheta, Roma punto di equilibrio di tutte le mafie. Il rapporto Dda

Come cambia il crimine organizzato. "Ripartono" da Roma ‘ndrangheta, Cosa nostra e Camorra

Nel 2022 la 'Ndrangheta ha creato "l'avanguardia della colonizzazione, condotta per conto dell'intera cupola nella città del potere", spiegano gli esperti che hanno redatto, e presentato venerdì scorso, l’ultimo rapporto della DDA sulle mafie nel Lazio. Qualcosa è cambiato nel tempo nella complessa strutturazione dell’organizzazioni criminali italiane: Roma è diventata il centro nevralgico del potere anche in quel mondo. “La capitale”, scrive la relazione, “presenta uno scenario di negoziazioni, scontri e guerre, alcune disarmate e altre poco visibili ma molto cruente. È il luogo dove da decenni si tirano le fila degli equilibri nazionali tra ‘ndrangheta, Cosa nostra e Camorra che immaginiamo operare come entità separate e qui sembrano agire come un’unica struttura mafiosa in interazione con le mafie locali”. 

“Tutto passa da Roma, o a Roma si rigenera”, racconta intercettato un esponente del clan Alvaro. Le ‘ndrine hanno una capacità non comune di tessere accordi con le altre realtà criminali che operano in città, ma non solo costruiscono relazioni con coloro che criminali non sono, oltre che con gli apparati istituzionali. La rete si estende dai Paesi extraeuropei, da dove arriva la cocaina, agli scali del nostro continente per ricadere sui vari territori italiani.

L'intercettazione di un vecchio boss al figlio fa un affresco: “Il mondo si divide in due, ciò che è Calabria e ciò che lo diventerà”. Tra esaltazione del proprio potere e radicamento il crimine organizzato avanza anche se i media mainstream non ne parlano quasi più. La colonizzazione a Roma è iniziata negli anni ’70 ma ha preso gradualmente una forma differente, assumendo le fattezze della città dove il potere si dirama e si struttura per gli anni a venire. Le attività tra legale e illegale, mostrano una criminalità organizzata in grado di “coordinare affari, tessere relazioni, smistare traffici, progettare e realizzare investimenti, dentro un tessuto economico unico nel panorama italiano”.

Così gli investigatori spiegano la strategia del modello ‘ndranghetista: “In primo luogo si clona dal territorio di origine la struttura criminale che va ad inserirsi nel territorio di espansione, in secondo luogo si esporta il metodo mafioso, infine la ‘ndrangheta ha esportato la capacità di queste strutture attraverso il metodo mafioso di creare relazioni con il mondo non mafioso e sono le relazioni che fanno forti le mafie”. Nella relazione della Direzione Distrettuale Antimafia si parla di ‘ndrangheta come del soggetto più potente e forte proprio perché controlla il mercato del narcotraffico. Il modello calabrese è il più “performante ed efficace”.

“Nell’ambito del sistema criminale complesso che soffoca la Capitale”, si legge, “la ‘ndrangheta si misura quotidianamente con la necessità di tenere un incontestabile controllo del mercato del narcotraffico: gestire tutto il possibile senza perdere la centralità nella filiera del commercio e della distribuzione della droga”. Le piazze di spaccio 24 ore su 24, logica della distribuzione mutuata della camorra, sono realtà concrete anche a Roma. Le famiglie Bellocco, Piromalli, Marando, Filippone, Molè principalmente "si sono progressivamente radicate a Roma" con un’"infiltrazione nell'economia legale e illegale, confermato in numerose sentenze, alcune già definitive".

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