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Cronache
Nordio intervenga: lo Stato non può condannare Cospito a morte

Il dramma delle carceri: su Cospito l'ennesimo richiamo di Amnesty International all'Italia

 

Alfredo Cospito sta morendo. È in carcere al 41 bis dallo scorso maggio e da 100 giorni è in sciopero della fame contro questa decisione. Ha già perso 40 kg e la sua vita è veramente appesa ad un filo. Incredibilmente, la Cassazione ha fissato al 20 aprile la discussione sul suo ricorso contro il regime di carcere duro al quale è sottoposto, ma, come ha spiegato il suo avvocato, per allora sarà certamente morto.

Intendiamoci, Alfredo Cospito non è in carcere per un'inezia (leggi qui la sua storia), ma in uno Stato democratico e civile la vita va protetta, anche quella di chi viene giudicato colpevole con sentenza definitiva dei peggiori reati.

Nonostante le sempre presenti pulsioni di chi invece vorrebbe trattare i rei con la loro stessa barbarie, le istituzioni giustamente devono garantire le cure del caso anche a Matteo Messina Denaro, per citare solo il caso più famoso. L'ex latitante è la punta di un iceberg di un problema da tempo irrisolto, perché le condizioni carcerarie sono una vera e propria pena afflittiva che si aggiunge a quella comminata dal giudice.

Stiamo però sul caso concreto, perché gli elementi di preoccupazione collettiva sono numerosi. Ad esempio, l'atteggiamento del carcere di Sassari (dove è detenuto Cospito), il quale ha diffidato Angela Milia, medico di fiducia del detenuto, a rilasciare ulteriori dichiarazioni a Radio Onda d'Urto, che si sta occupando del caso. Se lo farà di nuovo, le saranno negate altre visite in carcere. La dottoressa, che giustamente si definisce “allibita” da questa intimazione, oggi avrà una prova d'appello e potrà vedere Cospito, ma dovrà ben guardarsi dal parlare con l'emittente, al fine di non “vanificare le finalità del regime di cui all'ex art. 41 bis”. Una posizione che fa accapponare la pelle a chi crede nella libertà di stampa e che colpisce in particolare una radio da sempre legata ai movimenti sociali di area antagonista, ma, tra l'altro, fondata da pacifici buddisti. Giova ricordarlo.

Proprio per troncare i contatti tra il detenuto e gli ambienti anarchici dei quali ha sempre fatto parte, Cospito è stato posto al 41 bis, solitamente riservato a mafiosi e gente di cotal guisa. Quindi, paradossalmente, con questo comunicato il carcere di fatto evidenzia la possibile incongruenza della scelta.

Ma, ripeto, non è mia intenzione entrare nel merito: la cosa inaccettabile è che si lasci morire Cospito senza che prima che chi è titolato a farlo (la Cassazione, non i giornali) si pronunci sul suo caso. Non è mica obbligatorio dargli ragione, ma sarebbe inaccettabile lasciarlo morire così.

E il ministro della Giustizia che fa, in tutto questo? Da tempo garantisce “massima attenzione”, ma non è cambiato assolutamente niente. Prima si giustificava col fatto che nessuno avesse chiesto la revoca del 41 bis, ma ora la richiesta c'è ed è sostenuta anche da un mail bombing promosso dai Radicali, nonché dall'intervento di Amnesty International che, sul caso specifico, ha rivolto l'ennesimo richiamo all'Italia.

Ora Nordio deve intervenire, non c'è più un minuto da aspettare. E, mi consenta un modestissimo consiglio, proteggendo la salute di un nostro concittadino - a prescindere da sue eventuali colpe – recuperebbe anche quello smalto intaccato dal perdurante pasticcio sulle intercettazioni.. Tra l'altro, un problema decisamente meno prioritario della tutela di una vita umana. Un magistrato col suo pregevole curriculum ha tutti gli strumenti per fare meglio di così.

 

 

 

 

 

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41 bisalfredo cospitocarlo nordiointercettazioni
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