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Cronache
“O si è maschi o femmine”, liceale sospeso in Canada: la Verità calpestata

Liceale sospeso in Canada, ecco quando la Verità viene calpestata. Il commento 

Il Toronto Sun dell’8 febbraio scorso riportava questa notizia: “Studente liceale sospeso per avere affermato che esistono soltanto due generi sessuali”. Il punto, purtroppo, è che il ragazzo non è stato sospeso perché ignorava l’esistenza degli ermafroditi. E’ stato sospeso perché negava uno dei cardini della gender culture, codificato dalla memorabile definizione di donna data dal Cambridge dictionary: “An adult who lives and identifies as female though they may have been said to have a different sex at birth” (“Un adulto che vive e si identifica come donna anche se alla nascita potrebbe essere stato detto di sesso diverso).

Negare la realtà è un passo fondamentale per consentire una transizione senza scosse nel metaverso. Lì finalmente godremo della libertà di essere ciò che desideriamo. L’umanità si è degradata progressivamente, ciascuno indichi le cause che preferisce. I marxisti continueranno ad addebitare le responsabilità all’ideologia liberale, i liberali al Deep State, i cristiani alla secolarizzazione della società e così via. Non sono un filosofo e non azzardo una risposta. Sono però un giurista e mi indigno per la punizione subita dal liceale canadese, reo di avere sostenuto una verità incontrovertibile.

Delle due l’una: o la definizione del prestigioso Cambridge dictionary è vera (e dunque se io mi sento donna posso avere diritto a usufruire delle toilettes per le signore e delle “quote rosa”) oppure è falsa (e che scoperta!).

Tra i segnali più preoccupanti della contemporaneità vi è la totale perdita della Verità. Passa, a volte, per la perdita del significato delle parole, altre per una costante mistificazione che nega la realtà fisica. Echi della Fenomenologia di Edmund Husserl mi ricordano che non conta la realtà, ma la nostra soggettiva percezione della realtà.

I paladini del politicamente corretto gioiscono: persino la casalinga di Voghera, ormai nonna, è fiera di suo nipote gay e gli sussurra: “Beato te che puoi godere di tutta questa libertà”. Non si rende conto, la povera nonnetta, che quella di ostentare la propria omosessualità è l’unica libertà concessa al nipote, disoccupato perché la canottiera con gli strass che indossa è prodotta in Cina, comprata su Amazon e consegnata a casa da un extracomunitario sottopagato.

Non voglio negarlo: le Unioni Civili e i matrimoni omosessuali sono conquiste importanti. In me non c’è un granello di omofobia. Agnostico, non rimpiango l’Italia bigotta degli anni ’50 più di quanto rimpianga il tinello.

Tuttavia, i ragazzi, le ragazze e i gender fluid (che esistono da che mondo è mondo) di una volta potevano trovare un lavoro dignitoso, ottenere un mutuo per comprarsi una casa, scendere in piazza a manifestare (cosa che tra poco ci verrà impedita – come in Canada – pena la sospensione del conto corrente) e mandare i propri figli a scuola a imparare che alla nascita esistono soltanto maschi, femmine ed ermafroditi e così si resta per tutta la nostra vita, perché l’aggiunta di grandi orecchie non fa di me un elefante proprio come le protesi al silicone non farebbero di me una femmina.

Col transumanesimo potrò farmi aggiungere anche una proboscide – cosa del resto già possibile nel metaverso – e questo è proprio il punto: potrò essere un elefante perché come uomo avrò perduto le mie libertà elementari, i miei diritti umani e costituzionali.

Nel giorno più triste della nostra storia repubblicana, quello in cui una Corte Costituzionale in balia della politica deposita una sentenza aberrante che giustifica tre anni di discriminazioni, l’Italia gioisce perché due uomini si baciano in bocca alla televisione nazionale, davanti a dieci milioni di telespettatori.
Viva la libertà! Viva le ascelle pelose in primo piano e la canottiera di strass!

Oscar Luigi Scalfaro mollò uno schiaffone a una signora colpevole di indossare un abito un po’ succinto. La morale cattolica, nell’Italietta di quegli anni, era dominante. Io lo avrei denunciato, perché ho a cuore le libertà individuali. Oggi, quel Preside canadese si comporta alla stessa maniera: lui la pensa in una determinata maniera e il suo studente deve essere punito perché non si adegua al pensiero dominante. Io lo denuncerei e spero vivamente che i genitori del liceale lo facciano. Troveranno un Giudice totalmente asservito all’ideologia dominante come i nostri giudici della Corte Costituzionale?

Il messaggio di Marcello Marcolini, lettore di Affaritaliani.it, ad Alfredo Tocchi 

Riceviamo e pubblichiamo il messaggio di Marcello Marcolini, lettore di Affaritaliani.it, al dottore Tocchi. 

"Sono un un italiano che vive in Argentina, modesto giornalista di 58 anni, che da quando è iniziata la "performance pandemica" ha abbandonato Reppublica e Corriere e scoperto Affaritaliani.it, che ha dimostrato di avere più cura del Codice Deontologico del giornalismo rispetto ad altri media", premette il lettore. 

"Abito in una città portuale di provincia chiamata Bahia Blanca fatta da pioneri marchigiani in maggioranza. Volevo congratularmi con lei per i suoi magnifici e coraggiosi articoli sul Affaritaliani.it come 'Green Pass obbligatorio per tutti...' e 'Gli americani fanno esplodere...'. L'ho scoperto da quando ho letto un suo primo articolo e, cercando, ho saputo che è un noto scrittore. Aspetto di tornare in Italia per acquistare i suoi libri. Faccio una modesta pubblicazione digitale chiamata Agenda Cultural, dove consigliamo articoli pubblicati dai media da leggere e ho fatto un link al suo articolo "Green pass..." , con aggiunta di traduzione necessaria per i lettori che non parlano la nostra lingua". 

"Non posso più che ringraziarla per il suo servizio, perchè questa umanità ha urgente bisogno di gente con valori come lei, per fare fronte al piano criminale del Neolibarilismo-Tecnologico. Spero che il mondo reale possa prevalere su quello virtuale, indotto attraverso le manipolazioni delle "reti sociali". Per questo servono giornalisti con valori. Sono convinto che con l'informazione si possa fermare... Ma il problema è che sono anche proprietari del mainstream...", aggiunge il lettore di Affari. "Nuovamente complimenti per suoi articoli, e sono già in ansia per leggere i suoi libri. Riceva un saluto cordiale da un altro mare", chiosa Marcolini. 

La risposta del direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino 

"Grazie caro Marcello, ci fa immenso piacere apprendere che Affaritaliani.it è apprezzato per la sua indipendenza anche in Argentina", commenta il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino. "E grazie all'avvocato Tocchi che, con i suoi sempre stimolanti editoriali, ha creato l'occasione per farci conoscere e apprezzare anche oltre confine", aggiunge il direttore. 

"Viviamo momenti confusi e indecifrabili, noi cerchiamo da giornale indipendente di dare un'informazione completa e senza filtri, convinti che questo debba essere il ruolo del giornale. E molti, tra cui lei, apprezzano, stimolandoci a non mollare la nostra linea editoriale. Un caro saluto e ad maiora", conclude Perrino. 

 

 

 

 

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