Padre Georg sbolognato in Costa Rica: la nuova vita dell’ex fedelissimo di Ratzinger
8 d.C., Tomi, Costanza (attuale Romania). Il poeta Ovidio viene esiliato dall’imperatore Augusto in un inospitale porto e scrive: «Perdiderint cum me duo crimina, carmen et erroralterius facti culpa silenda mihi» e cioè: «Due crimini mi hanno perduto, un carme e un errore:del secondo debbo tacere le mie colpe»
Potremmo dire lo stesso di Padre Georg Gänswein. È stato perduto da un carmen e cioè il libro, “Nient’altro che la verità” e da un crimen che –come nel caso di Ovidio- non possiamo sapere. Le indiscrezioni sulla possibile fine della telenovela che vede coinvolto l’ex segretario di Papa Benedetto XVI sono trapelate l’altro ieri nel sito spagnolo Religion Digital, di solito ben informato.
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Ma riavvolgiamo il nastro. I rapporti tra Papa Francesco e Padre Georg non sono mai stati buoni, soprattutto da quando gli fu “dimezzato” il suo ruolo di Prefetto della Casa Pontificia, pur lasciandogli lo stipendio. Così di espresse Francesco: “Lei rimane prefetto ma da domani non torni al lavoro”.
Quando il presule tedesco se ne lamentò con Benedetto ricevette una risposta spiazzante: “Penso che Papa Francesco non si fidi più di me e desideri che lei mi faccia da custode…”. Dopo la scomparsa di Papa Ratzinger Padre Georg si era scatenato ed aveva pubblicato il libro che conteneva molte critiche e accuse a Papa Francesco.
Alla ripresa delle attività il Papa lo convocò subito in Vaticano e gli fece un liscio e busso memorabile durante il quale le grida risuonarono in tutti i Sacri Palazzi. Da quel momento Padre Georg non solo si tacque d’improvviso ma anzi diventò mitissimo agnello sottomesso al Santo Padre che, tra l’altro, gli aveva imposto un assoluto silenzio. Fu allora che Georg contattò Marina Berlusconi nel tentativo ormai inutile di bloccare la diffusione del libro già pronto per la distribuzione. Evidentemente il “colloquio” con il Papa aveva avuto il suo effetto e deve essere stato estremamente convincente.
Però da allora c’è stato un continuo tira e molla tra i due con Georg che pur formalmente sottomesso non rinunciava a tirare preteschi calci negli stinchi del Papa, lasciando cadere insinuazioni e richieste in diretta televisiva, come ha fatto recentemente da Vespa.
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La qual cosa ovviamente ha irritato ulteriormente il Vaticano. Le ipotesi che circolavano per la sua destinazione finora erano state diverse: un incarico universitario, una nunziatura, un santuario mariano. Tuttavia però, come per ogni ambasciatore, ci sono ambasciate ed ambasciate e così è ben diverso andare a Washington o in Burundi. A Padre Georg pare sia toccato il “Burundi” se non peggio e cioè il “Costa Rica”, uno staterello insignificante che però, in compenso, è pieno di guai visto che la magistratura di quel Paese è impegnata in una dura repressione proprio contro la pedofilia nella Chiesa Cattolica. L’attuale nunzio apostolico, Bruno Musaro, sta andando in pensione per raggiunti limiti d’età. Tuttavia la nunziatura in un Paese così piccolo e insignificante ha tutto l’aspetto di una punizione inflitta al prelato.
Soprattutto la sua lontananza da Roma è il segno che il Papa si vuole liberare definitivamente di Padre Georg relegandolo il più lontano possibile. La sua Tomi si chiama San Josè. Chissà se ora il vescovo tedesco ne approfitterà per sparare di nuovo ad alzo zero sul Papa, ma questa volta il rischio sarebbe di finire in qualche nunziatura della Papuasia o similare. Di lui difficilmente sentiremo ancora parlare.

