Caso don Caramia, era stato denunciato da un pediatra nel 2015. Il suo nome già presente in precedenti inchieste
Capitolo finale per don Francesco Caramia, originario di Mesagne in provincia di Brindisi: condannato in via definitiva dalla Terza Sezione penale della Cassazione per il reato di abusi sessuali su un chierichetto di 11 anni, sconterà otto anni di carcere. La famiglia e il minore si costituiscono parte civile assistiti dall’avvocato Carmela Roma.
Si è conclusa il 7 giugno 2023 con una sentenza di condanna in via definitiva una delle inquietanti vicende che da un po’ di anni ruotano attorno alle chiese della diocesi di Brindisi e che muove la Procura a indagare su un caso alla Spotlight.
Perché quello relativo a don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa di San Giustino de Jacobis, al rione Bozzano, non è certamente l’unico: dal 2016 quatto i preti coinvolti, tra cui un altro condannato per abusi sessuali su due chierichetti, don Giampiero Peschiulli, 73enne all’epoca dei fatti (oggi 81), parroco a Santa Lucia, e Francesco Legrottaglie (oggi 75 anni), ex parroco di Ostuni e cappellano dell’ospedale “A. Perrino” di Brindisi, già condannato due volte, e arrestato per pedopornografia.
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Insomma, un’aria pesante che preoccupa i fedeli e allarma la Curia, impegnata a mettere le pezze a un vicenda molto imbarazzante. Ma torniamo al caso Caramia, pupillo di monsignor Rocco Talucci, il cui fascicolo è arrivato sul tavolo del pm Giuseppe De Nozza della procura di Brindisi.
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L’avvio dell’inchiesta don Caramia per abusi sessuali su minori
Nel dicembre 2015 i carabinieri di Brindisi hanno prelevato computer e altro materiale a disposizione del prete ed eseguito perquisizioni nella sacrestia della parrocchia e nella sua abitazione. Le indagini sono partite in seguito alla denuncia sporta da un pediatra, medico del chierichetto di 11 anni di cui ha abusato.
Nel frattempo, il sacerdote, difeso dagli avvocati Rosanna Saracino e Giancarlo Camassa, si è dimesso dall’incarico rivestito, ufficialmente per motivi di salute, almeno stando a quanto è stato annunciato da un altro prete in chiesa.
“L’Arcivescovo di Brindisi ha appreso con dolore la notizia che un sacerdote della città è indagato per reati molto gravi. L’interessato respinge con fermezza l’accusa e ritiene di potersi adeguatamente difendere” aveva diffuso in un comunicato l’allora arcivescovo di Brindisi, monsignor Domenico Caliandro.
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E, infatti, il 47enne Francesco Caramia nel 2016 è stato arrestato per gli abusi sessuali verificatesi tra il 2008 e il 2009, quando la vittima aveva 9 anni. Nel settembre 2017 è arrivata la condanna a otto anni di reclusione da parte del tribunale di Brindisi. In appello l’accusa ha chiesto la conferma di tale condanna, mentre la difesa ha chiesto l’assoluzione o in subordine l’attenuante per non particolare gravità. La vicenda è poi approdata in Cassazione che ha scritto la parola fine condannando a 8 anni di carcere Francesco Caramia.
Brundisium Spotlight, il nome di Caramia nelle inquietanti intercettazioni dell’inchiesta don Peschiulli
In realtà il nome di don Caramia non era sconosciuto agli inquirenti perché era già emerso nell’indagine avviata nel 2014 a carico di don Giampiero Peschiulli, il parroco di Santa Lucia, condannato per abusi sessuali su minori e in cui era stato coinvolto monsignor Rocco Talucci, accanito sostenitore dell’ex veggente arrestata Paola Catanzaro.
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Alcuni hanno raccontato che le molestie erano partite nel 2002, di averle denunciate anche al vescovo dell’epoca, monsignor Rocco Talucci, appunto, che – mettono a verbale – “aveva espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie, aveva invitato le vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”. Talucci è stato poi sentito dagli investigatori e ha provato a sminuire.
Il 13 novembre del 2014 Peschiulli era al telefono con un amico. Era tornato a Terracina (Latina), sua città natale, perché sul giornale erano finite le denunce dei ragazzini di Brindisi contro di lui. La conversazione è confidenziale (“Giampiero dice all’amico Andrea che a Terracina sta facendo il prete in tutti i sensi…”, annotano i carabinieri).
“Basta con questa pagliacciata – gli dice l’amico – Torna”. “L’avvocato – risponde Giampiero – dice aspetta che finiamo le indagini. Tanto poi dopo faremo mettere noi i titoloni grandi (…) Che poi avessi fatto entrare qualcuno in casa. È quello che mi distrugge. Avessi fatto come tanti che vanno in discoteca pure travestendosi, non ho fatto niente (…) Casa e chiesa, chiesa e casa”.
Prosegue l’amico Andrea: “Veramente ci stanno poi certi, tipo Caramia, che lo fanno proprio alla luce del sole e nessuno rompe i coglioni”. “Eh, no – dice don Peschiulli – Ma io l’ho scritto nella lettera. Eccellenza, di scandali, beh, cominci a guardare le altre parrocchie come Bozzano e altre parrocchie (…) Mo’ basta”.
Cosa significa? “Peschiulli – scrivono i carabinieri in un’informativa – rimarcava più volte la circostanza che l’attuale vescovo, monsignor Caliandro, avesse preso provvedimenti nei suoi confronti e non invece verso gli altri preti del luogo, tra cui don Francesco Caramia, che si erano resi responsabili di comportamenti gravi e censurabili, citando anche i “viaggi con i ragazzini” noti al pubblico.”
Dunque, dal 2014, don Francesco Caramia sarebbe rimasto al suo posto fino alla denuncia del pediatra del chierichetto, alla nuova indagine e alla condanna della Corte di Cassazione che ha messo fine al capitolo degli abusi sessuali da lui commessi.

