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Cronache
Pino Maniaci direttore di Telejato assolto dall'accusa di estorsione
La Presse

Dopo cinque anni è finito l'incubo per Pino Maniaci, direttore di Telejato, emittente locale siciliana baluardo della lotta alla mafia.
Una vicenda che aveva i toni dell'assurdo già dalle sue prima battute e che ha causato non pochi danni al direttore.

“Una storia triste, un capitolo nero della Procura di Palermo che mi ha accusato di estorsione in un modo molto grave” racconta al telefono con Affaritaliani.it Pino Maniaci con la sua voce roca e l'accento marcatamente siciliano. “A mio avviso sono stato accusato per un'indagine condotta da me e da Telejato sulle misure di prevenzione a Palermo. E' una vera e propria crocefissione che parte da lontano e solo per cercare di fermare questa piccola emittente di provincia e un giornalista ortodosso che stava attaccando il 'sistema'. Per uno che ha la coscienza a posto e sa di non avere mai fatto alcuna estorsione è stato pesante, ha macchiato l'immagine di una Tv”.

Maniaci ha sempre sottolineato che i guai con la giustizia erano iniziati con le dettagliate inchieste giornalistiche su Silvana Saguto, ora condannata a una pena molto pesante e che le accuse a suo carico erano alla stregua dell'aria fritta, campate sul nulla e senza una minima base di fondamento.
Ricordiamo che a seguito di alcune intercettazioni il 22 aprile 2016 il direttore era stato accusato di estorsione semplice ai danni di due amministratori comunali. Per queste ragioni questo il 4 maggio dello stesso anno gli era stato notificato il divieto di dimora nelle province di Trapani e Palermo. Un duro colpo per lui.

“Tutti i guai sono partiti da quel momento. Si parlava di un'estorsione da 366 euro che in realtà era una pubblicità di un'emittente televisiva. In sostanza un'estorsione con tanto di Iva, una cosa mai vista” racconta Maniaci. “E poi, per quanto riguarda l'estorsione al comune di Partinico, il sindaco in aula ha dichiarato di non aver mai subito alcuna estorsione da parte mia. Erano tutte accuse montate ad arte, con la collaborazione di uomini dell'Arma dei Carabinieri. Attenzione: dico con la collaborazione di 'uomini' dell'Arma e non dell'Arma dei Carabinieri intera, che per me è sacra. Alla fine tutte queste estorsioni non ci sono state e in aula si è sgretolato tutto”.

Maniaci è stato però condannato per diffamazione. “L'azione della procura è stata gravissima. Mi ha infilato in un'operazione insieme a dei mafiosi di Borghetto che io ho sempre chiamato pezzi di merda. Io non ho mai avuto niente a che fare con quei mafiosi. Tutto è stato fatto per infangare l'immagine del giornalista Maniaci che attaccava un pezzo del tribunale. L'ho già detto; è una storia triste, molto triste”.

E in questi lunghi anni oltre alle preoccupazioni per il processo, il direttore ha subito anche danni all'immagine. “Certo. Danni all'immagine che non potrò più recuperare. Ma faremo in modo di raccontare in modo dettagliato tutto quello che è successo per cercare di recuperare la credibilità di questa emittente. Che poi a mio avviso era quella che volevano colpire col processo. Addirittura i Carabinieri avevano chiesto il sequestro della Tv che fortunatamente non è avvenuto ed è rimasta in piedi. Anzi, a dire la verità sto lavorando per allargare il segnale in tutta la Sicilia”.

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