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Cronache
Ruba tre auto ma non può essere arrestato: gli effetti della riforma Cartabia

Vicenza, ruba 3 automobili ma non può essere arrestato: gli effetti della riforma Cartabia

Ruba tre auto, ma la giustizia italiana non può farci niente. Il rumeno Alessandro Mihai Dinca, di 21 anni, il 4 gennaio scorso riesce a introdursi in tre automobili diverse. Le telecamere, però, lo inchiodano e alcuni agenti della Polizia Ferroviaria riescono a bloccarlo. Successivamente, gli agenti lo portano in Questura e gli fanno firmare il verbale prima di spedirlo in una cella di sicurezza, in attesa dell’udienza da celebrarsi per direttissima per furto aggravato.

Ottenuto il via libera del pubblico ministero di turno, i poliziotti si mettono al lavoro per rintracciare le parti offese del reato. Infatti, visto che la riforma firmata dall’ex guardasigilli Cartabia richiede subito una querela, senza di essa è impossibile procedere. Dando prova di velocità, risalgono subito ai proprietari delle auto. La prima macchina, una Punto, è di un giovane che però è in ferie. A firmare la querela ci pensa il padre. La seconda e la terza, invece, una Peugeot e un Audi, appartengono a una società. In assenza del titolare, firma un’impiegata.

Il giorno dopo si svolge l’udienza per direttissima. Il pm Claudia Brunino chiede la convalida del fermo e insiste per la custodia in carcere. Ed ecco il colpo di scena. Il difensore d’ufficio, avvocatessa Valentina Nichele di Bassano, scopre la pecca nel fascicolo: “Ma qui non c’è la firma del proprietario, solo del padre… e qui a firmare non è il rappresentante legale della società…”, rileva.

L’eccezione censura l’assenza di una valida querela, impedimento ad applicare la misura coercitiva anche nell’immediatezza del fatto. Così il giudice non convalida il fermo, non dispone l’arresto in carcere e blocca il processo.

Non è colpa di agenti o pm se le parti lese erano in ferie, ma l’effetto è preoccupante. Adesso serviranno altre convocazioni e scartoffie per perfezionare le querele entro 90 giorni. Solo allora l’iter del giudizio potrà proseguire, mentre l’indagato resta a piede libero. Processo rallentato? “Avrei comunque chiesto i termini a difesa…”, si schermisce l’avvocato Nichele.

Come scrive il Fatto Quotidiano, il caso di Vicenza è esemplare perché contiene tutti gli ingredienti di un provvedimento che fa già agitare avvocati e magistrati, che al prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto ha fatto dichiarare: “La riforma Cartabia? Mi auguro finisca in soffitta: nei fatti finisce per fare solo gli interessi dei delinquenti”. E che ha fatto aggiungere ai carabinieri dell’Usmia (Unione sindacale militari interforze associati): “La riforma disorienta le forze dell’ordine”.

Ma non solo nel Vicentino. A Jesolo è andata ancor meglio a un italiano di 37 anni e a un tunisino di 33, entrati di notte nell’albergo Pineta Aparthotel. Hanno arraffato un televisore e tentato di scassinare una cassaforte, ma sono stati fermati dagli agenti avvisati dall’allarme entrato in funzione. Semplice identificazione e rilascio. L’albergo è infatti di proprietà del gruppo Lajadira del magnate russo Andrey Alexandrovich Toporov che possiede anche l’hotel a cinquestelle Lajadira a Cortina, dove Toporov è rimasto coinvolto nello scandalo della ristrutturazione del vecchio albergo Ampezzo in centro, abbattuto per farne uno nuovo da 16 milioni di euro.

La notte del furto Toporov non era a Jesolo e non ha potuto firmare la querela. Così il pm di turno a Venezia non ha autorizzato nemmeno il fermo della coppia di scassinatori.

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