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Culture

Siamo sbarcati nel nuovo mondo post industriale e ci siamo meravigliati ed entusiasmati. Non è tutto come prima: sono cambiati i rapporti e le relazioni. Alla base non c’è la fede ma la ragion pratica per cui i valori e le istituzioni ad essi correlati vivono di luce propria. Ogni territorio del mondo vitale ha perduto la sua identità e la sua vocazione. E’ diventato una landa sperduta dove vive “un’affollata solitudine” indifferenziata e partecipe di una competizione globale. E’ l’autunno e la notte di Dio e degli uomini giusti. Si aspetta la luce della liberazione. Con i mass media siamo stati liberati dalla dipendenza dello spazio e del tempo ma non dalla paura e dal terrore di una vita precaria e senza senso. Ormai per vivere abbiamo bisogno di connetterci, di ascoltare sempre il mondo, di sentirci utili e in relazione per vivere su questo pianeta “ostile”. Dio è avvolto dalla nebbia dello spirito del tempo mentre il cittadino globale è l’individuo nato con l’avvento dell’high-tech. Senza un cellulare, un walkman, un televisore acceso non è possibile sentirsi figli di questo mondo e abitatori della terra. L’uomo fin dall’adolescenza è un essere fragile e dipendente che teme la perdita della connettività più di quella della fede. Si sente sicuro e certo se chiama un numero e parla con una voce che ascolta.

Questa rivoluzione silenziosa dell’high-tech è diventata una meravigliosa paura perché è la causa di una mutazione antropologica strutturale e di un nuovo modus vivendi et operandi. Si è smarrito il cuore dell’uomo cioè la sua persona ed è cresciuta la ego-individualità e con essa la schiavitù delle cose e delle illusioni. E’ cambiata la geografia dei tradizionali punti di riferimento (Dio, la famiglia, la Chiesa, gli educatori, il gruppo dei pari). Al loro posto è cresciuto un sistema di fedi plurali nuove e soggettive. Si crede che attraverso il cellulare o i computer si potranno risolvere i problemi e superare le difficoltà di ogni tipo, della salute e di relazione con il prossimo. Come dice Paolo Ercolani «internet, il mercato e la religione stanno costruendo “una società post-umana” immateriale ma non spirituale» (cf. L’ultimo Dio, ediz. Dedalo, Bari 2012, cap. IV). E’ in crisi la fede nel vero Dio che parla nel silenzio e consola il cuore. Eppure c’è un Dio ed è il Dio Denaro che regola da sempre i mercati e si pone come l’unica vera e concreta potenza globale, come Borsa delle Banche e logica dei profitti facili. Lo spirito del mondo lega i rapporti sociali e internazionali mediante una competizione globale e locale. Esso è cieco e avaro e plasma di sé ogni bisogno di trascendenza. Ormai si vive “come se Dio non esistesse”, senza prossimo e legame di solidarietà e fraternità. Gli uomini di questo tempo hanno ormai cominciato a privatizzare Dio e lo hanno svuotato di contenuto fondamentale, rivestendolo di irrilevanza pubblica. Non è la religione monoteista che minaccia la laicità ma le religioni dell’integralismo e del laicismo. Nel 2007-2008 è scoppiata la grande crisi prodotta dalla finanziarizzazione dell’economia non solo negli USA ma nel mondo intero. Il mito dell’economia forte e delle finanze solide ha riproposto la leggenda del libero mercato. Il mito dell’individuo continua ad animare la crisi acquisendo un potere enorme come misura di valore di scambio, come produttore e consumatore. Se l’impresa nel capitalismo manageriale modellava la società e la sua etica, essa nel capitalismo finanziario si è ridotta a macchina del profitto facile con rendimenti di capitali a breve e a brevissimo tempo. E’ iniziata così la spirale e la giostra dell’ego-capitalismo (Ulrich Beck) che succhia e sgretola la vita e mortifica il cuore delle persone e della società e in certi casi anche della Chiesa.

In questo mondo globale vige la logica della guerra. Le tribù del villaggio globale lottano per il potere economico e mediatico. Non c’è pace dentro e fuori i confini della nazione. La guerra si avvicina e avvicina la fine. Come si vede cambiamenti non sono semplici trasformazioni ma complesse mutazioni. Se Dio è una proiezione dell’uomo, l’uomo senza Dio è un desiderio di onnipotenza e di alienazione. L’uomo ha dimenticato l’antica vocazione a cercare la verità (Papa Karol Wojtyla) e a testimoniare l’amore di Dio in questo mondo dove la terra deve essere di tutti. Ci sono segni e semi di una Resurrezione theiardiana del mondo, della religione e della fede da riscoprire, interpretare e coltivare per tracciare la via maestra verso Betania e la nuova Gerusalemme dell’umanità. L’imperativo categorico del mondo globale è innanzitutto quello di riconoscere Dio e di costruire nel mondo globale e nel mondo locale una relazione uomo-Dio nella interiorità e nelle istituzioni della solidarietà e della fratellanza. Solo così si potrà uscire dal labirinto cieco dove si è smarrito l’uomo e si è perduto il legame con Dio. La città dell’uomo è diventata la giungla degli individui voraci, egoisti e consumatori. Si è modificato non solo l’uomo ma anche la società che è diventata la culla degli indifferenti. Se l’uomo-individuo si nutre di ateismo orizzontale, il prossimo muore da sé perché si allontana dalla speranza verticale che pone in Dio il suo fondamento e nel fratello il suo prossimo a cui restituire l’amore ricevuto. L’uomo è ricco quando ha la fede nel Signore risorto e vive con amore nella dimensione del servizio. Per questo Papa Benedetto XVI citando l’apostolo Paolo che chiede al discepolo Timoteo di «cercare la fede» ribadisce che è la fede che permette di riconoscere Cristo. L’uomo, ogni uomo, ha una vocazione antropologica profonda «a cercare la fede» e a trovare l’anima e il senso della cura, del fare e del progettare “mondi vitali” dove Dio regna e Cristo ritorna. I mondi vitali per crescere nella vita terrena hanno bisogno di guardare alla Chiesa «come comunità visibile della sua misericordia». (cf. La porta della fede, 2012, p. 29) La società è diventata con la secolarizzazione debole, ingiusta ed egoista e ha moltiplicato le ineguaglianze e diseguaglianze. La missione dei credenti è quindi più necessaria che mai per annunciare Dio Padre e Redentore e creare un mondo di fraternità militante. Dalla religione e in particolare dal cattolicesimo si attende un salto di qualità e un cambiamento di opere. Ci vogliono uomini giusti e riconoscibili per la loro fede e c’è bisogno di Christifideles laici più credibili e capaci di testimonianza. Ci vuole ancora nel mondo contemporaneo qualcuno di loro che parli la verità e la faccia vivere, che coltivi la speranza cristiana e la semini nelle istituzioni, che guardi più verso l’alto e verso l’anima del mondo globale. Il vangelo della speranza è legato in Gesù Cristo al vangelo del perdono e della libertà. «Cristo ci ha liberati per la libertà» (Gal. 5,1): «E’ il manifesto della libertà cristiana. Per il cristiano la libertà non è una teoria né un sogno: è una storia, una grazia e una vocazione». (cf. Francesco Lambiasi, ABC della Fede, EDB 2013, p. 35). E l’uomo non è “una passione inutile” (J. P. Sartre), ma una luce di verità e un cuore da incarnare e testimoniare nella storia difficile di questi tempi tristi e duri quando sia nei ricchi che nei poveri è diventato difficile vivere da uomini liberi con fiducia e speranza.

La fatica di vivere è diventata “mal di vivere” a livello del mondo globale e locale. Ovunque i mali del mondo sono diventati strutturali e toccano la cultura, il modo di vivere e di pensare e non solo l’economia. La condizione umana è ovunque povera e bisognosa, precaria e senza prospettive comuni. La realtà è dura e difficile da accettare senza fede, senza speranza e senza amore. Il mondo globale ha bisogno ancora di Cristo e della Sua Chiesa eucaristica come sacramento di salvezza per far fronte ai peccati dell’insensatezza e della insignificanza e della sordità del cuore e la cecità degli occhi. Per spezzare la solitudine dell’uomo globale non sono sufficienti droghe e anestesie, prediche di maniera e false politiche di promozione umana e sociale. In questa direzione è necessario impegnare il credente in dialogo con tutti gli uomini di cultura laica. Altrimenti l’uomo continuerà a vivere nell’ottica della costruzione sociale della devianza materiale e spirituale, cioè nella ripetizione della noia e nella riproduzione dell’individualismo di massa. Ci vuole una santità ordinaria e adeguata e alle prove dei cristiani e dell’intera Chiesa.

LUCIANO NICASTRO

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