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Culture
blood 500

Di Stefania Pizzi

Joe e Chrissie Fairburn (Paul Bettany e Stephen Graham) sono due fratelli poliziotti che si trovano ad indagare sull'omicidio brutale di una ragazza adolescente. Il loro legame di dipendenza, il padre anche esso poliziotto (ora colpito da demenza senile) aleggiano sul loro lavoro di detective: essi saranno travolti da questa indagine a causa dell'ossessione di Joe per una vecchia storia di violenza e omicidio su una minore, che lo porterà ad uccidere l'incolpevole Jason Buliegh, poiché il suo senso di colpa lo perseguita. Il collega ispettore Robert (Mark Strong) lo inchioderà alle sue responsabilità.

Blood è un film ben girato dal quasi esordiente Nick Murphy, dietro proposta dello sceneggiatore televisivo Nick Gallagher che già nel 2006 aveva portato il soggetto in sei puntate tv nella fiction britannica Conviction. Prodotto, fra gli altri, da Sam Mendes (regista del sorprendente American Beauty del 1999) il film ha il suo maggior punto di forza nella fotografia di George Richmond che si serve di uno splendido scenario naturale: la penisola di Wirral nel Nord-Ovest inglese, attaccata al Galles e lambita dai fiumi Dee e Mersey, luoghi di infanzia del regista.

Il fenomeno della bassa e alta marea di questo luogo è metafora dell'intera narrazione: il mare scopre e copre tutto ciò che trova, così come il forte vento spazza via ogni cosa, ma lasciano però emergere casualmente ciò che in quei luoghi trova facile occultamento e sepoltura...crimini, cadaveri, o metodi di tortura che lì si compiono, appunto isola-ti da tutto il resto. Ma sensi di colpa e ricordi di infanzia restano indelebili, impossibili da cancellare, anzi paradossalmente tornano a galla nel tentativo di rimuoverli.

Blood è la storia non tanto dell'indagine sulla morte di una giovane adolescente condotta dai fratelli Fairburn, ma piuttosto è la messa in scena, buona solo a tratti, dell'angosciato loro tentativo di sfuggire alla giustizia dopo aver ucciso un uomo accusato in passato di molestie, che a tutti i costi Joe vuole sia il colpevole. Il senso di colpa (come l'alta marea però) invade la sua esistenza fino a consumarla, lo insegue sotto forma del fantasma di Jason (scelta registica ingenua nella realizzazione più che nell'ideazione) fino a portarlo alla resa finale.

Ottime su tutte, le interpretazioni di Joe e del padre Lenny affetto da demenza senile: dal buio della mente dell'anziano poliziotto, dai metodi violenti e repressivi, fuoriesce una confessione finale toccante che inchioda l'amato figlio. Lo spettatore esce dalla sala con la sensazione fondata che manchi qualcosa...suspense, sorpresa ed emozione latitano.

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