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Culture
Coronavirus: Hollywood in calo e il soft power statunitense a rischio

L'impatto importante che il coronavirus sta avendo su quella che è conosciuta come "l'industria dei sogni americani", la grande Hollywood, deve far riflettere su quelli che saranno i futuri possibili scenari dell'industria cinematografica americana, post emergenza coronavirus. 

Gli Stati Uniti, in seguito al sopraggiungere dell'emergenza sanitaria, hanno avviato istantaneamente tutta una serie di misure di sicurezza al fine di arginare la diffusione del virus e di limitarne i danni sulla popolazione. Come in Italia, anche negli USA le autorità hanno imposto il divieto di assembramento. Divieti questi che hanno però comportato un'ulteriore ferita agli incassi dell'industria cinematografica, che si è stimato subirà perdite per circa 5 miliardi di dollari. Il divieto di riunirsi in gruppi è stato affiancato dagli interventi drastici degli Stati Uniti sull'intero settore dell'intrattenimento. A pagarne le conseguenze film in uscita, film in produzione, serie e programmi tv, festival ed eventi. "Impossibile fare pronostici" ha dichiarato una fonte dell'Hollywood Reporter.

"Anche negli Usa, il più importante box office nel mondo con oltre 11 miliardi di dollari di incassi nel 2019, i botteghini hanno dato cenni di cedimento: i 40 milioni di dollari di biglietti venduti del fantasy animato della Disney/Pixar Onward, sono poco meno di un quarto rispetto allo stesso week end del 2019. Il segnale evidente è che i consumatori, preoccupati del contagio, hanno avuto pochi incentivi a lasciare le case dove possono comunque vedere un film in streaming su Netflix o sulle altre piattaforme di entertainment digitale" ha scrito La Stampa.

Tra i film che hanno fatto le spese dell'emergenza covid-19 c'è Mission Impossible 7, le cui riprese a Venezia sono state immediatamente interrotte all'arrivo del virus in Italia; No Time to Die il nuovo James Bond che è stato rimandato da aprile a novembre; Mulan, il live action Disney, previsto per il 27 marzo che è stato posticipato a data da destinarsi; A Quiet Place II – Un posto tranquillo originariamente previsto per la fine di marzo, anche rimandato a data da destinarsi; Peter Rabbit 2 che sarebbe dovuto uscire il 9 aprile che è stato fatto slittare al 7 agosto. Antlers, l’horror di Guillermo del Toro con Keri Russell di cui l'uscita era prevista per il 17 aprile e che invece debutterà nelle sale più avanti, sempre nel 2020. 

Persino Universal Studios Hollywood, noto studio cinematografico e parco tematico di Los Angeles, ha dichiarato la temporanea chiusura a partire da sabato 14 marzo, con una riapertura fissata per il 28 marzo.

Così, nell'attuale contesto mondiale che vede la Cina vincitrice sul coronavirus avviarsi alla definitiva ripresa, non è difficile prospettare anche il risveglio della sua produzione cinematografica di contro a un'industria statunitense che potrebbe avere appena imboccato la discesa. L'industria del cinema cinese potrebbe addirittura imporporsi come potenza cinematografica mondiale puntando su produzioni autoctone. Gli Stati Uniti invece rischiano che l'adombramento del loro principale strumento di soft power, l'industria hollywoodiana per l'appunto, finisca per riflettersi su una perdita generale di incidenza geopolitica sul panorama mondiale.

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