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Culture
Teresa Cremisi e le difficoltà dell'editoria italiana viste dalla Francia: "Siamo tutti nella tempesta, ma resto ottimista..."
Editoria

Gian Arturo Ferrari ad Affaritaliani.it: "A volte per gli editori la crisi diventa un alibi... Il Centro per il libro? Non ha la bacchetta magica. Ma..."


IL CASO/ Nel suo intervento sul Corsera, Gian Arturo Ferarri, ex numero uno della Mondadori Libri e attuale presidente del Centro per il libro, ha raccontato il declino dell'industria libraria italiana che ha notato all'ultima Buchmesse. Ovviamente non mancano le critiche alle sue dichiarazioni. Christian Raimo, ad esempio, chiede a Ferrari se non sia il caso di lasciare la presidenza del Cepell... Intervistato da Affaritaliani.it, il "professore" dell'editoria italiana chiarisce: "Quella che ho pubblicato è una riflessione sull'industria editoriale. E' una critica ai miei ex colleghi. Non centra con il Cepell". Proprio stamattina, insieme al ministro Bray ("che si sta impegnando con grande energia") e ad altri addetti ai lavori, Ferrari partecipa a un incontro per preparare Piano nazionale di promozione della lettura. Il presidente del Centro per il libro è però consapevole che per un'azione davvero incisiva "servirebbero almeno 20 milioni di euro l'anno". Una cifra impensabile in questo momento: "Ma ha presente in che condizioni è l'Italia?". A Ferrari, secondo cui "a volte per gli editori la crisi diventa un alibi...", ricordiamo che quando era a capo di Mondadori Libri la situazione del mercato era ben diversa... "Sicuramente quando ero a Segrate ho avuto fortuna. E so benissimo che oggi il contesto è ben diverso. Ma alla fine contano sempre e solo i fatti. E oggi vedo un'editoria italiana che non riesce più a tenere il passo degli altri Paesi europei..." - L'INTERVISTA  (del 14 ottobre 2013)

 

 

Buchmesse, i dati (negativi) dell'editoria italiana: "In due anni il fatturato è diminuito del 14%"


 “Una politica per il libro non è più solo urgente, è in ritardo”. E’ un bilancio amaro quello del presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo in occasione della presentazione del Rapporto AIE sullo stato dell’editoria in Italia alla 65ma edizione della Buchmesse: "Secondo i dati Nielsen, nei primi 8 mesi del 2013 si registra un peggioramento ulteriore del 5,4% nei canali trade, e in due anni il fatturato è diminuito del 14%". Segno più per la lettura in Italia (cresce quella di e-book). I testi si comprano sempre meno in libreria e sempre più online. E intanto raddoppia il mercato dei libri digitali. SCARICA IL PDF E LEGGI I DETTAGLI 

 

Le donne dell'editoria/ Teresa Cremisi (Flammarion) ad Affaritaliani.it: "Non è l'e-book a preoccuparmi, ma un'eventuale evoluzione dei costumi..." - L'intervista del 9 luglio 2013

 

LO SPECIALE

Scrittori, editori, editor, interviste, recensioni, librerie, e-book, curiosità, retroscena, numeri, anticipazioni... Su Affaritaliani.it tutto (e prima) sull'editoria libraria

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton


Va detto che la crisi economica mondiale si fa sentire anche in Francia, dove il settore librario non vive un momento entusiasmante (il calo delle vendite è comunque più limitato rispetto all'Italia). A differenza di quel che avviene da noi, però, oltralpe il Governo, grazie al coraggio del ministro della Cultura e delle Comunicazioni Aurélie Filippetti, ha prima confermato i fondi a sostegno delle librerie indipendenti e, di recente, ha varato un provvedimento, subito definito "anti-Amazon", per difendere le librerie dagli operatori online (qui i dettagli e le interviste di Affaritaliani.it al presidente dell’Ali Alberto Galla e a Stefano Mauri, presidente e Ad di GeMS, ndr).Come Gian Arturo Ferrari ha raccontato ieri intervistato da Affaritaliani.it (vedi box a destra, ndr), all'ultima Fiera di Francoforte l'ex numero uno della Mondadori Libri e attuale presidente del Centro per il libro, è rimasto molto colpito dalla differenza tra lo spazio riservato alla Francia e quello all'Italia. Le dichiarazioni di Ferrari, che ha criticato i suoi ex colleghi editori, in queste ore stanno dividendo gli addetti ai lavori anche in rete. Ma al di là delle singole posizioni, i numeri diffusi dall'Aie alla Buchmesse (vedi box a destra, ndr) confermano che la situazione resta molto difficile.


LE DIFFERENZE TRA ITALIA E FRANCIA - L'ex direttore editoriale di Gallimard cita le difficoltà dei librai francesi. Ma è ben consapevole che, mentre in Italia "storicamente l'humus culturale non è mai stato alimentato dallo Stato", in Francia la situazione è diversa. A questo proposito, intervistata da Affaritaliani.it all'inizio dell'estate nell'ambito di una serie dedicata alle "donne dell'editoria" (vedi box a destra, ndr), aveva motivato così l'impegno della politica francese a difesa del settore librario in un Paese in cui, non a caso, la lettura è molto più diffusa rispetto all'Italia: “La Francia ha costruito la sua immagine sull'acoppiata politica-letteratura. E questo da secoli. Nell’immaginario francese, un uomo politico può essere mediocre, ma, se scrive, è legittimo. La figura dello scrittore si è costruita nel corso di lunghi secoli, all’ombra della monarchia e ha accompagnato l’ascesa della borghesia. Si tratta dunque di radici storiche e culturali fortemente intrecciate. L’impegno politico che a partire dalla presidenza Mitterrand ha accompagnato l’editoria è stato fondamentale, ma si parla soprattutto di difesa del mercato, di difesa della libreria tradizionale, di resistenza a una mondializzazione selvaggia”.L'INTERVISTA A TERESA CREMISI - Chi conosce bene sia la situazione francese sia quella italiana è Teresa Cremisi. Classe '45, nata ad Alessandria d'Egitto da padre italiano (imprenditore) e madre anglo-spagnola (artista), Cremisi nel 1989 è stata nominata direttore editoriale della prestigiosa casa editrice francese Gallimard, lasciando l’incarico di condirettore generale della Garzanti. E se inizialmente nei suoi confronti c’era stata qualche resistenza da parte del mondo editoriale transalpino, ben presto  è diventata un punto di riferimento. Nel 2005 Teresa Cremisi ha lasciato Gallimard per la guida di Flammarion (proprio un anno fa il gruppo Rcs ha venduto Flammarion a Gallimard per una cifra pari a 251 milioni di euro). Cremisi è rimasta al suo posto, e stamattina ad Affaritaliani.it dice la sua sui problemi dell'editoria italiana evidenziati da Ferrari prima in un editoriale sul Corriere dela Sera e poi su queste pagine: "Mi sembra normale che in questa fase economica gli editori italiani a Francoforte abbiano preferito risparmiare, e mi riferisco sia agli stand sia al personale. Ma l'immagine che l'editoria francese ha di quella italiana non è cambiata: la stima e l'amicizia restano, e le collaborazioni continuano". Del resto, per il numero uno di Flammarion "siamo tutti in una tormenta generale, che colpisce sì Italia e Spagna più di altri Paesi, ma che si fa sentire anche in Francia, dove il problema riguarda soprattutto i librai". Teresa Cremisi resta comunque "piuttosto ottimista: insieme alla ripresa economica, che mi auguro arrivi molto presto, torneranno a crescere anche le vendite dei libri, ne sono certa".

I PROBLEMI DEI LIBRAI FRANCESI - Nonostante gli aiuti del Governo transalpino, Teresa Cremisi teme che nei prossimi anni il numero di librerie in Francia "sia destinato a scendere". E al telefono da Parigi con Affaritaliani.it argomenta: "In Francia in questo momento le difficoltà maggiori riguardano da una parte le grandi catene e dall'altra le piccole realtà, mentre stanno crescendo i librai indipendenti che si sono organizzati dando vita a piccole catene sul territorio".

ITALIA CULTURALMENTE UN PAESE DI "SECONDA CATEGORIA"? - Infine chiediamo a uno dei manager editoriali più importanti in Francia se, come Gian Arturo Ferrari, pensa che "culturalmente" l'Italia sia diventata (o stia per) "un Paese di seconda categoria"? "E' vero che nell'immaginario culturale oggi l'Italia è meno presente", ci risponde. Sono infatti "lontani i tempi in cui il nostro cinema era sulla bocca di tutti... E anche restando all'ambito degli scrittori, oggi non abbiamo Elsa Morante, Pirandello,  Moravia,  Gadda,  Pasolini, Calvino... ma l'industria culturale ha caratteristiche molto particolari, e se oggi l'impressione è di decadenza, il rilancio potrebbe avvenire molto in fretta. Mentre le parlo in Italia ci potrebbero essere degli artisti in grado di imporsi brevemente in tutto il mondo. Andrebbero solo scoperti. E per restare nell'ambito dell'editoria libraria, sono certa che se arrivasse un libro dall'impatto simile a quello che ebbe Il Nome della Rosa di Eco, lei tra qualche mese mi chiamerebbe per parlare del rilancio della cultura italiana all'estero...".


  NEL DIBATTITO SI INSERISCE ANCHE STEFANO MAURI... - Intanto, nel dibattito aperto dall'intervento di Ferrari sul Corriere della Sera, stamattina è intervenuto anche Stefano Mauri, che ha sì ammesso che "l'editoria italiana sta effettivamente attraversando una tempesta perfetta", ma ha anche guardato con cauto ottimismo al futuro, nonostante, ad esempio, negli Usa il mercato digitale nell'ultimo trimestre non sia cresciuto, assestandosi al 25% (come aveva sottolineato la scorsa settimana su Affaritaliani.it  il responsabile del settore digitale per la Rcs Libri Marcello Vena): "Se esisterà ancora un mercato delle idee e delle emozioni scritte in Italia, questo continuerà ad aver bisogno di noi (editori, ndr)...", scrive Mauri. E a proposito della denuncia dell'ex numero uno di Mondadori Libri, L'Ad del gruppo GeMS non ha mancato di notare che, "da che mi ricordi, ogni volta che un editore fa un passo indietro lasciandosi alle spalle una luminosa carriera e si ritrova a vedere da fuori il mondo nel quale ha lottato, sudato, ucciso e creato per quarant'anni, è tentato di condannare i tempi presenti e, compiaciuto, di lamentarsi per lo stato fatuo nel quale il mondo del quale era protagonista fino al giorno prima è precipitato...". Prima di Ferrari, era successo ai Bompiani, agli Einaudi, ai Laterza, agli Spagnol e ai Barbieri...


 


 

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