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Culture
Unesco, la cultura unica arma contro le diseguaglianze

di Paola Serristori

 

L’immigrazione è un fenomeno complesso, a cui non si può dare una lettura superficiale. Certo la crisi economica e quella ambientale sono tra le cause principali dei lunghi viaggi della speranza da Paesi lontani verso l’Europa. Poi c’è il problema delle mafie e di chi approfitta di diffondere falsi sogni che trovare di che vivere, integrarsi, costruirsi un futuro sia semplice. È importante non avere pregiudizi, non incollare etichette su chi arriva. Nella Giornata contro il razzismo, l’Unesco ha organizzato nella sede centrale di Parigi una tavola rotonda su come superare gli stereotipi e la diseguaglianza, in cui è stata sottolineata, tra l’altro, l’importanza della libertà di opinione, uno dei fondamenti della società e dello Stato francese. La dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, preambolo della Costituzione, sarà celebrata nel prossimo dicembre al Musée de l’Homme, Trocadero, alla presenza del Presidente Emmanuel Macron.

La diversità è una ricchezza. Dal confronto delle idee nasce quella migliore. “L’ideologia razzista può essere combattuta efficacemente con le armi della mente – sottolinea il Direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay – . Attraverso la scienza, che dimostra la disonestà della credenza sulla superiorità di una razza sull’altra. Con l’istruzione, che insegna che l’essere umano si perfeziona nella relazione con un altro e che la diversità è un valore che dobbiamo rispettare. Tramite la cultura, abbattendo ogni gerarchia sociale per il progresso dell’umanità.”

Il Professore Evelyne Heyer, del Musée de l’Homme, statistiche alla mano, ha messo in luce tre fattori: oltre il 60 per cento dei matrimoni avviene tra la razza dominante, l’età avanzata e la religione giocano un ruolo nel contrapporre o avvicinare gli uomini. Victoria Tauli-Corpuz, inviato delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, ricorda, attingendo dalla personale esperienza, che sin dall’infanzia l’individuo sviluppa una maggiore o minore apertura all’altro, sulla base della consapevolezza del valore di ogni singolo: “Mio padre era un prete anglicano, quando eravamo bambini ci ripeteva che tutti siamo uguali e dobbiamo difenderci dai pregiudizi, che creano una gerarchia di chi si sente superiore e chi viene trattato come un essere inferiore. Spesso chi è razzista è anche contrario all’uguaglianza sociale della donna.”

In questi giorni d’attualità della polemica sulla “lealtà” di Facebook, un rilievo anche sul ruolo dei social pro o contro la diffusione del razzismo. Rita Izsák-Ndiaye, membro dell’Alto Commissariato dell’Onu sui Diritit Umani (OHCHR), aggiunge: “Ho notato personalmente che, dopo un mio intervento pubblico, la mia pagina Fb è stata tempestata di messaggi di odio razziale. Invece in privato ho ricevuto moltissimi attestati di sostegno per le stesse parole che avevo pronunciato. Dobbiamo prestar attenzione a che i social non diventino lo strumento di chi vuole diffondere idee e movimenti, facendo credere che rappresentano la posizione della maggioranza. Sempre secondo la mia osservazione diretta, nei vari viaggi effettuati in Nigeria, posso aggiungere che le cause dei contrasti sono sempre legate ad un interesse. Con l’aggravarsi della crisi ambientale, oggi un gruppo compatto cristiano si contrappone ad un gruppo compatto islamico. La lotta è per il controllo del suolo fertile, nascosta dietro l’ideologia religiosa.”

Una mostra di disegni di bambini migranti, inaugurata all’Unesco di Parigi, sarà nei prossimi mesi itinerante nel mondo per dare voce ai più deboli nei confitti internazionali.

 

 

 

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unescodiscriminazione razziale
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